Annunci

un nome per ogni vita

SUL FILO: LA VITA SOSPESA FRA TRUFFE E ALLUSIONI.

Come si arriva a cambiare nome e cognome.

Qualcuno ha capito che la mia mente produceva beni di valore intellettuale ed a mia insaputa mi ha controllata negli anni ed ha rivenduto prodotti di tutti i tipi dalle mie idee, comunicate con ingenuità o rubate, senza condividere nulla con me, ovviamente. Forse tutto è iniziato già ai tempi dell’università, dove i nostri docenti erano in grado di capire chi fra noi era più produttivo in termini di innovazione. Istruirsi è accumulare conoscenze, creare con le risorse che si hanno è una capacità personale. Imprenditori e innovatori si nasce. La capacità creativa è personale. Quello che si studia è come organizzare le risorse in modo economicamente efficiente e riconosciuto dalla società, in termini anche giuridici oltre che di fatto.

Io ho solo tre “colpe” nella vita: 1) non ho saputo gestire la mia bellezza di cui uomini si sono approfittati, 2) ho sbagliato la città in cui ho vissuto il periodo più importante del mia vita, 3) sono stata conciliante ed ho cercato “la pace” in un futuro migliore quando era ora di “fare la guerra”, senza rendermi conto che intorno a me tutti avevano, come in una partita a scacchi, calcolato le mosse successive.

In questa pagina elencherò anni di truffe anche “legalizzate”, approvate dal “sistema”, tutte a danno della mia persona e del mio patrimonio, che mi hanno portata a cercare il benessere andando via, rinunciando a cercare ancora una nuova via per ” rimanere”.

Felice di quella che sono diventata oggi, avrei potuto essere quello che sono dieci anni fa, molto tempo prima se qualcuno di chi si è approfittato dei miei sentimenti avesse parlato o se qualcuno se ne fosse approfittato un po’ meno.

Accecata dai valori dell’educazione e da “sentimenti semplici”, non ho capito o non ho saputo prendere decisioni importanti, anche di rottura, quando è stato il momento. Adesso è tardi. Il tempo non è solo una dimensione dell’anima come sostengono tanti psicologi, ma è una dimensione ben definita che detta i tempi del mondo ed in base a cui “gli altri” prendono decisioni intorno a te, anche fregandoti.

Se cerchi la pace nel momento sbagliato o insegui “ingenuamente” , cioè con strumenti non bellicosi un “futuro migliore”, gli Altri ti vedono come debole e fra loro qualcuno coglie l’occasione per approfittarsi della tua “ingenuità”, anche chi eri convinto fosse un tuo intimo amico. Perché gli altri se ne approfittano? Per la semplice ragione che ognuno ha le proprie specializzazioni, ma il mondo gira in base a beni concreti e misurabili in termini di denaro, quindi un “pensatore” che per qualche motivo non crea prodotti viene trattato come un bel parco da calpestare liberamente. Creare prodotti dai pensieri non è facile, è il cuore del design di successo e delle grandi invenzioni, quindi chi si accorge che tu pensi ma non ricavi denaro dai tuoi pensieri, se ne approfitta. A nulla valgono le leggi di tutela dei diritti di proposta intellettuale, perché bisogna attivare azioni legali e vere e proprie “guerre” per le quali un pensatore, spesso, non ha voglia. Un cuoco cucina, un pilota guida, un commercialista fa i conti, un avvocato fa le cause, un pensatore pensa e scrive. Ognuno trova soddisfazione in quello che fa ed anche un avvocato delega le proprie controversie ad altri colleghi, perché quando si tratta dei propri problemi preferisce prendere distanza emotiva e farli gestire da altri: una controversia personale è una rogna anche per un avvocato.

“I bambini mi piacciono se sono degli altri” dicono in molti. È vero. “Sono più bravo a dare consigli agli altri che a me stesso”. È vero. Tanti psicologi hanno problemi famigliari e personali. Gli avvocati che si separano, perdono come tutti quando la causa è la loro. Chi vince fra due avvocati sposati che si separano? Ecco. Semplice.

Se ti svegli da solo da questo “sogno”, che può diventare un “incubo”, è la prova del nove: chi avrebbe dovuto parlare non lo ha fatto. Allora cambi tutto. Cambi persino il cognome e diventi una persona nuova, quella che avresti sempre dovuto essere. Ovviamente tanti ti voltano le spalle o ti trattano come una che è diventata matta, che ha “problemi”. Normale.

Io sono una creativa. Da sempre ho fatto fatica a terminare o a “industrializzare” i prodotti nascenti dalle mie idee, perché non avevo tutte le risorse necessarie per farlo. Chi lo ha fatto al posto mio senza informarmi è come chi scavalca il cancello per andare a raccogliere i frutti dall’albero del vicino di casa. Io non ho mai preso frutta dagli alberi altrui senza chiedere se potessi farlo. Chi mi conosce, lo sa. Ci sono due bellissime piante dove vivo, di arance e di melagrana, ed io ho suonato il campanello e chiesto se potessi raccoglierle io, visto che le lasciavano marcire sulla pianta. Con me non è stato fatto questo. Nessuno ha suonato il mio campanello.

Il posto in cui ho prodotto forse di più è stato l’ultimo ufficio in cui sono rimasta dieci anni. Ho fatto tutto senza richiesta ed ho persino subito reprimende per essermi presa delle libertà, avere fatto cose non espressamente richieste. Tutto è diventato particolarmente pesante quando ho capito che persino i miei momenti di intimità sono stati ripresi a mia insaputa. Persino il mio modo di fare sesso è diventato un business per qualcuno. Ho iniziato ad aprire gli occhi allora. Quello che mi è capitato è difficile da descrivere. È come risvegliarsi da un “sonno profondo” durante il quale hai parlato nel sonno con gli altri, e il mondo è cambiato ed ha preso decisioni con quello che tu hai detto nel sonno. Sono passati gli anni e chi doveva svegliarti, ovviamente, non lo ha fatto e magari ha sperato che tu non ti svegliassi mai.

Lo capisci anche quando la madre di una tua amica ti dice, senza averti nemmeno vista e sentita, che di te sapeva che stavi cambiando e che lo sapeva dai social. Tristissimo. Una persona con cui hai avuto contatti profondo che non alza il telefono per chiederti cosa ti stia accadendo. Quando le persone che avrebbero dovuto farti una visita o una chiamata non hanno fatto niente, ti svegli.

Le persone che ti conoscono fisicamente e ti conoscono da anni, improvvisamente prendono decisioni su di te e sul loro rapporto con te senza nemmeno volerle giustificare o cercare un contatto. Quando gli altri sembrano “impazzire” intorno a te, capisci che quello sano sei tu e che loro sono stati, purtroppo, dei mediocri opportunisti. Ti hai provato sentimenti, emozioni anche sotto forma di illusioni e speranze, di cui loro si sono approfittati. Non si può denunciare tutti per truffa solo perché la denuncia va limitata a quelli che erodono di fatto il tuo patrimonio ed il tuo profilo personale, bisogna portare prove e mettersi a raccontare una vita di fronte a ufficiali che recepiscono denunce per portare a casa lo stipendio come tanti.

Non sapendo cosa fare, nella pratica, ho iniziato a scrivere dei blog. Prima ho scritto su Facebook, sbagliando, e nelle chat con vari nomi e profili. Il blog è casa mia. Come in un quartiere, chi vuole guarda da lontano o si avvicina. La mia vita reale è come la porta di casa: decido io a chi aprire. Non posso decidere chi incontrerò per strada, un luogo pubblico. Purtroppo il blog non ha sufficienti strumenti di privacy. Non posso selezionare i lettori di contenuti intimi – come questo – come vorrei io, ma è uno strumento migliore di altri, perché può integrare, cancellare o correggere quando necessario.

Come minimo, chi si stanca a leggere, non leggerà e andrà avanti chi ha motivo di farlo.

Diventare quello che si è non è come cambiare taglio di capelli o vestiti o lavoro o città, è molto di più.

***

Questa è la storia della mia vita, che sto scrivendo per racconti brevi, ed è vietato prendere spunto per libri o film o canzoni.

Ho sempre scritto, senza mai pubblicare seriamente, perché per me scrivere di cose personali è un modo di prendermi  cura di me stessa, prima di tutto.

Ho scritto per lavoro contratti e testi di ogni tipo, anche di business English, come ghost writer e come editor, ma in quel caso non si è trattato di racconti che traevano ispirazione dalla mia vita.

Chiunque legga è pregato di rispettare il copyright, non avendo ancora potuto pubblicare con ISBN. Sto vivendo un periodo impegnativo in cui il mio blog è come la mia casa, che purtroppo non ha porta blindata. Posso solo confidare nel rispetto altrui.

***

Io sono scollegata dal mondo e prigioniera di qualcuno che comunque mi controlla. Dovrei fare denuncia per stalking contro ignoti, rendendomi ridicola bei confronti delle autorità. Negli ultimi due anni, in particolare, mi sono capitati una serie di fatti che fatico ad addebitare al caso. Si tratta di coincidenze, cioè , eventi e fatti che coincidono, che hanno un filo conduttore non noto a me, ma a chi tira questo filo. Sento addosso il controllo. In tutta questa situazione ho definitivamente cambiato identità.

Nata Chiara Messori Montorsi, ho chiesto di cambiare il nome in Amanda Nike per aiutarmi a cambiare vita, essendo diventato il mio nome troppo pesante per tanti motivi, un nome su cui il mondo ha proiettato pretese, ossessioni, possessivita, un nome spesso sminuito, un cognome usato spesso con toni imperativi,un cognome maschile, duro, autoritario e un nome da brava ragazza di cui in confidenza le persone si sono approfittate. Un nome datomi da una madre debole.

Non sento di mancare rispetto a nessuno cambiando nome, ma di iniziare finalmente a portare rispetto a me stessa e lo Stato Italiano sta mancando di rispetto a me, temporeggiando nel rispondere alla pratica di cambiamento nome ufficialmente inoltrata. So che ci sono affari giuridici che mi sono stati nascosti e immagino che, a fronte della mia richiesta, stiano tutti facendo i calcoli sulle convenienze cercando di arricchirsi indebitamente alle mie spalle e, peggio ancora, cercando di imputare a me problemi psicologici dimostrati dalla mia richiesta.

Sono finita sotto il controllo di qualche autorità. La mia vita è controllata. Nulla accade mai totalmente per caso. Sono monitorata. Ogni mio spostamento è controllato contro la mia volontà. Qualcuno mi ha messa di fatto ai domiciliari. Le mie scelte sono filtrate. Ogni cliente, ogni curriculum, nulla è spontaneo, per questo ho smesso di ragionare e comportarmi in modo ortodosso.

Una vita fra squali e avvoltoi, inclusa mia madre, che con la scusa della malattia accentra e gestisce beni che non è in grado di gestire. Se a 40 anni mi ritrovo a scrivere di questo, è evidente che la pesantezza della situazione non è sostenibile con gli strumenti di questa società. Non ho intenzione di andarmi a sfogare con un psicologo, perché non è di psicologia che ho bisogno, ma di soluzioni concrete. L’approccio psicologico introspettivo non è ciò che serve a me. Dallo psicologo, se ne avessero voglia, ci dovrebbero andare due genitori, che invece non si sentono abbastanza feriti da una richiesta formale di cambiamento nome. I miei genitori hanno un senso della famiglia clanico. Conta solo rimanere in famiglia, legati alle sorti della famiglia, a prescindere dalla felicità reale e dalle condizioni reali in cui si vive. Nella mia famiglia ci sono infatti problemi di alcolismo, obesità, aggressività. Tutto tollerato, se si resta in famiglia. La famiglia sopra a tutto. Un Nord molto Sud da questo punto di vista, solo meno plateale nelle manifestazioni affettive.

Ilviaggio di laurea

Prima di laurearmi ero già sulle chat ed avevo conosciuto un ingegnere che si trasferì in California a fare test sui microconduttori per lo studio dell’epilessia. Ero stata con un epilettico un anno e mezzo prima ed avevano legato anche per questo. Questo ingegnere, peraltro un bel ragazzo, spogliarellista fra un esame e l’altro, mi invitò a raggiungerlo. Un’attrazione soffocata. Uno di quegli uomini a cui ogni tanto pensi quando meno te lo aspetti. Uno di quelli che ti colpiscono con pochi fatti, poche parole, pochi sguardi e che si fanno ricordare. Aveva una voce calda. Aveva un bel corpo, alto e atletico. Uno sguardo delicatamente penetrante, un sorriso sempre sincero e mai ingenuo. Un corpo accogliente. Il tempo di laurearmi, un paio di anni, lo raggiunsi. Il viaggio della vita: gli Stati Uniti dopo la laurea.

La tesi di laurea l’avevo scritta sulle biotecnologie nel settore agroalimentare. Nel frattempo, sempre in chat, avevo conosciuto tale Federico, studente a Bologna, in stage presso Forza Italia e l’onorevole Bertolini, e mi sono innamorata. Il viaggio negli Stati Uniti, programmato prima di conoscerlo, lo feci e, purtroppo, rientrai.

Divisa fra l’ingegnere negli Stati Uniti, che frequentava più donne e non ci provava mai esplicita amente, ed il dolce amore in Italia, quella volta scelsi di rientrare. A dire il vero non fu lui a chiedermi di rimanere, ma uno svedese conosciuto ad una festa con cui però non avevo avuto sesso. Solo un po’ di flirt. Era molto rispettoso ed io avevo confusione in testa. Nella confusione è necessario che un uomo sia molto intraprendente, altrimenti una riflessiva come me, prende tempo. Se me lo avesse chiesto Il mio amico, di trattenermi, credo sarei rimasta.

Ilrientro da San Diego

Comunque, sbagliai. Rientrai in Italia per uno che lasciai un anno dopo. Federico, questo era il coetaneo intellettuale che tanto era riuscito a farmi fare, era passato niente meno che alla Segreteria dell’assessore regionale all‘ agricoltura, allora Iannarilli, al quale sicuramente poteva interessare quella mia tesi di laurea che non fu mai spinta dai miei professori.

Coincidenze che, se non si crede in una mano invisibile come quella di Smith, perlomeno mi fanno oggi capire come il mio inconscio mi abbia tenuta in bilico sempre fra le stesse scelte. Le grandi sperimentazioni tecnologiche da una parte, i piccoli interessi locali dall’altra, la cultura del tradizionale. Avevo solo 25 anni. Dovevo continuare a fare esperienza. Forse fu normale che scelsi la piccola mentalità locale, scegliendo quel fidanzato e la sua Ciociaria, invece dell’espatriato con grandi spazi aperti in una terra immensa.

Accaddero tante cose alla mia vita in quell’anno e mezzo. Combattuta fra guerre famigliari con tensioni più acute della media, vinsi una borsa di studio per un master a Milano presso il politecnico e rimasi fidanzata con un ragazzo che aveva problemi psicologici di aggressività, non nei miei confronti, ma della società e del contesto famigliare. Indossava un volto angelico e nascondeva una natura giuridicamente bellicosa che a soli 25 anni gli aveva fatto assumere la mentalità della provocazione degli incidenti per farsi rimborsare i danni, mentalità ereditata dal padre ciociaro e causa di divisione dalla madre lombarda. Fui coinvolta anche io in due delle sue cause, sempre come testimone. Mi accorsi dei suoi disturbi e del suo malato legame a me molto anni più tardi, quando, dopo esserci già lasciati, gli chiesi di consegnarmi le lettere che mia madre, nei suoi deliri, scrisse a lui. Non volle riconsegnarmele. Manifesto una morbosa possessività verso lettere di una donna che avevo scritto a tutta la famiglia per sfogare il proprio disagio psicologico.

Avevo avuto altri segnali, ma, come ogni ragazza innamorata, avevo ritenuto il mio fidanzato di allora sano. Avevo minimizzato tutto come normale dinamica amorosa. D’altro canto, io venivo da una famiglia molto problematica e lui pure. Le nostre discussioni non mi erano sembrate nulla in confronto a quello che avevamo vissuto nelle nostre famiglie.

Ci legava proprio questa sofferenza comune per i problemi di famiglia.
Ci legavano le aspettative per un futuro migliore.

A distanza di anni mi rendo conto che il mio inconscio mi faceva oscillare fra meccanismi consolatori e di lucida ribellione.

Annunci
Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: