Delitti in famiglia

I genitori possono uccidere i figli in vario modo, avendo su di loro il privilegio della patria potestà. Dispongono del bene dei figli da sempre, da quando sono bambini. Serve spiegare che li possono condannare all’inferno in vario modo? 

Sarò breve. Ecco un elenco cinico di modi in cui i genitori possono uccidere i figli, quindi un elenco di motivi per cui non siamo tutti obbligati ad “onorare il padre e la madre” come da comandamento biblico. Ci hanno dato la vita, vero, ma possono anche aver desiderato l’inferno.

Ecco la lista:

  1. i genitori possono uccidere i figli con le proprie egoistiche aspettative, non tarate sulle attitudini del ragazzo, trasformate in ricatti psicologici, emotivi ed economici in varie forme negli anni sia della crescita che dell’età adulta. Il figlio viene quindi condizionato in modo talmente forte da diventare un depotenziato, un essere con bassa autostima, sottostimato anche dalla società e inserito in contesti depotenziati e controllanti in cui il senso di colpa e la paura sono i due sentimenti leganti e invalidanti;
  2. I genitori uccidono i figli invadendo la loro privacy in tutti i modi, sia fisici che morali, esercitando un controllo continuo su ogni loro attività, in particolare su quelle su cui il figlio ha manifestato fastidio e autonomia. Per esempio i genitori si arrogano diritti che non hanno, attivano meccanismi di controllo indiretto che se fossero attivati da estranei rientrerebbero nello stalking e nella persecuzione o nel voyeurismo. Invece la società riconosce ad un genitore il diritto di “farsi gli affari del figlio” a tutti i livelli, impunemente. Arriva un momento in cui i genitori possono diventare estranei, se non addirittura nemici, ma il contesto sociale tende a condannare il figlio. È il figlio che è ribelle, è il figlio che è “pecora nera”, “figliol prodigo”, “irriverente”. Non è mai il genitore ad essere “morboso”, “invadente”, “prepotente”.
  3. I genitori uccidono i figli pretendendo di continuare ad esercitare la patria potestà quando il figlio gliel’ha tolta. Solitamente la esercitano a modo loro ed il figlio è costretto ad accettare o subire ogni loro azione o decisione in quanti genitori.

Essere genitori è come essere militari, politici o diplomatici sul terreno di vita del figlio. I genitori godono di una immunità, di vantaggi e privilegi, che il figlio non riesce a togliere loro. In questo senso, un figlio muore più o meno lentamente tutti i giorni da quando è piccolo. Prima che il figlio si emancipi e renda conto di quali sono i suoi veri desideri, le sue capacità, le sue potenzialità, senza nulla dover ai genitori, passano molti anni e molte sofferenze. Qualsiasi cosa un figlio faccia, per molti anni, sembra sempre essere un merito dei genitori. Genitori che hanno dato una certa genetica, genitori che hanno pagato certi studi. Invece non è così. Lo dimostrano tutte quelle famiglie in cui ci sono più figli e gemelli. Di genetico c’è meno di quanto si pensi. C’è molto di mistero: come mai da due ammassi di DNA nascono figli di un tipo o di un altro? Non ci sarà mai risposta. È il mistero della vita. Basta quindi arrogarsi più meriti di quelli che non si hanno. Si rendano conto, i genitori, che i figli sono di chi vogliono essere. Se un figlio non li riconosce come punto di riferimento, il genitore deve cedere il passo. Andrebbero riviste le norme sull’eredità. Un figlio che voglia disconoscere i genitori deve aver diritto ad una  anticipazione sulla legittima e chiudere il rapporto. Deve essere fatto un inventario, liquidata una quota e chiudere. 

Cosa prova un figlio? Ovviamente prova dispiacere, ma sentirsi prevaricato e abusato supera il dispiacere di non avere avuto un rapporto “normale”, dove per normale si intende un rapporto che in qualche modo si aggiusta. Si vede nel momento del bisogno. Quando le cose vanno male, il rapporto peggiora invece che migliorare, le divergenze aumentano, il fastidio e persino la nausea sono l’emozione principale e persistente. Il figlio si può sentire in vario modo a seconda dell’abuso subito: sommerso di sensi di colpa o inadeguatezza, abbandonato, usato, ignorato o semplicemente sfortunato. È capitato a lui invece che ad altri di avere due genitori degeneri. Il mestiere di genitore, come dicono i genitori stessi, non è facile. Che colpa ne ha un figlio se gli sono capitati due genitori incapaci? Da ragazzina e adolescente io mi sono comportata bene: ho assecondato il loro volere ed ho persino cercato protezione da fatti che mi sono capitati, ma non ho ricevuto protezione. 

Che colpa ne avevo io se mi hanno fatta nascere da due così? Non ho scelto io di nascere. Non ho scelto io i genitori. È evidente che qualcuno li ha scelti per me. Che si creda nell’induismo, nel buddismo o nel cristianesimo o nell’Islam, non cambia la sostanza dell’anima che è di passaggio sulla terra. Qualcuno decide che la tua anima si deve “incorporare” e qualcuno decide quando è il momento di lasciare il corpo. Il corpo è custode dell’anima. L’anima ispira e muove il corpo.

Nel mio caso, per esempio, i miei genitori vivono da soli in una grande casa, possiedono beni di vario tipo, ma non si sono mai offerti di vendere per permettere a me di comprare qualcosa di più piccolo. Genitori più sensibili e moderni hanno venduto casa per avvicinarsi ai figli o per dare una quota ai figli. È capitato a molti miei amici. Anche nella mia famiglia è capitato ai miei cugini. Hanno tutti avuto una casa prima dei trent’anni. 

I miei genitori invece controllano a distanza i miei blog senza che nemmeno io abbia mai detto loro di averli. Non mi hanno aiutata quando l’ho chiesto. Mi scrivono e sperano che i miei blog abbiano successo per guadagnarci anche loro. Chissà che ruolo hanno i miei zii. 

Chi ha detto a mio padre che ho dei blog? Perché mio padre continua morbosamente a leggerli? Con il web non c’è protezione. Chiunque può sapere dove sei e cosa fai e alimentare le proprie fantasie malate su di te. QUando accadono certi fatti di cronaca, si tratta spesso di fantasie cresciute su emozioni solidificate che fanno scattare una miccia. A quel punto, la differenza fra la vita e la morte sta nell’aver messo adeguata distanza fisica.

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