Giornata pesante

Una giornata pesante , Pesante per colpa di come avete coordinato hacker e radio. Fin dalla mattina mi avete rovinato la giornata comunicando miei fatti personali agli speaker ed impedendomi di fare quello che faccio di solito. Gli speaker sanno essere fastidiosi. Stamattina tutto è scaturito da una ragazzina siciliana che ha pronunciato in trasmissione un mio soprannome di gioventù che mi ha sempre dato fastidio. Qualcuno ha permesso ad una ragazzina di pronunciare in radio un mio soprannome di gioventù. Una coincidenza fastidiosa che mi ha fatto cambiare radio per tutto il giorno. Se volevano la mia presenza, hanno avuto la mia assenza. 

Voi che siete cresciuti senza problemi e con fame di notorietà non potete capire. Voi che fate la fila per andare al Grande Fratello non potete capire. Io non ho mai fatto quella fila pur avendo Cinecittà a pochi minuti da casa mia. Non ho mai desiderato entrare in un programma il cui obiettivo è riprendere la tua quotidianità e scatenare reazioni. 

Io amo il cinema. Io amo le telecamere usate con arte. Io amo le sceneggiature, i film. 

Io preferisco i talk show. Io amo le persone messe alla prova con il loro consenso in situazioni ben definite e con obiettivi. 

Sono sempre stata una persona riservata e non ho pubblicato i miei primi racconti proprio perché volevo rielaborarli con stile meno autobiografico. Oggi, per questa situazione, è cambiato tutto. Ormai è stato pubblicato da qualcuno un video intimo girato a mia insaputa. Ormai sono state fatte cose che hanno provocato una mia “apertura”.  Apertura forzata. Fatico a prevedere cosa accadrà, essendo già stati superati limiti che sarebbero stati da rispettare e basta. 

Ricordare e scrivere di fatti del passato è pesante. Stancante. Deprimente. Si abbassa il tono dell’umore. Energie rubate al futuro. 

Pregherei gli hacker e chi ancora paga per mandare avanti questa storia, di smetterla di diffondere i contenuti del mio cellulare. 

Lasciate che gli speaker facciano il loro lavoro come lo hanno sempre fatto. Basta coinvolgere le persone in cose che non le riguardano con la leggerezza della lontananza. Non sono di fianco a me, non mi conoscono, non devono usare le mie informazioni, le mie idee persino con il distacco del mezzo di comunicazione. 

Mi fate monitorare anche dalle persone che vivono nel quartiere e nella palazzina. Basta. 

Sono senza lavatrice da sei mesi. Sono circondata da persone con cui non c’è niente da dire. Non avevo niente da scambiare prima di questa situazione, adesso è peggio. Avete dato potere a persone a cui io non ho mai dato confidenza prima di questa storia. Vi rendete conto? Il peggio di Maria De Filippi. Questa gente a cui avete dato potere non ha nemmeno fatto la fila. Gente che se ne sta comoda a fare la sua vita e prende soldi per spiare la mia. Gente che abitava già qui. Gente  a cui avete regalato senza che meritassero nulla. Gente che quando mi hanno staccato la luce non si è offerta nemmeno di farmi asciugare i capelli o lavare i vestiti. Gente che in compenso legge il mio blog, sa quello che penso, e che sono costretta ad incontrare. Ogni volta una potenziale discussione. È questo che volevate? Dare smisurato potere a gente che non ha fatto la fila per averlo? Cosa hanno messo in gioco di se stesse queste persone? Cosa hanno dato?

Io sono disponibile per il cinema. Par gli spettacoli ufficiali. Per la discoteca. Grazie. 

Io sono troppo intellettuale per i reality show. A me non interessa avere le telecamere in bagno o in cucina. Se fossi stata una persona di questo tipo avrei fatto il porno di mia spontanea volontà. Invece cerco sempre l’arte. 

Sono anche troppo sportiva per un reality show. Mi piace competere conoscendo le regole della competizione. Non ci trovo nulla di stimolante nell’essere parte di qualcosa di cui non conosco niente. Mi annoio persino ad investigare. Da quando mi sono sentita seguita, ho smesso di vivere. Invece che farmi sentire più protagonista, mi avete fatta sentire “animale in gabbia”. Tutto troppo grosso per denunciarlo, solo ad aspettare che passasse. Se volevate vedere come reagisce una persona come me, ormai lo sapete. Esperimento sociologico finito? È da quando venivo spiata in ufficio che lo so. Non sarei stata così esperta di web. L’unica differenza è che ora non ci perdo il sonno ed ho smesso di stupirmi dei comportamenti di quelli che consideravo amici. Anzi, ora dormo persino di più. Ho rubato anche per vedere come avreste reagito. Non ho infatti sottratto qualsiasi cosa ovunque. Ho percepito che quando mettevo nel cesto lo stura lavandini, di cui avevo bisogno,  eravate delusi. Volevate che io rubassi cibo oppure articoli fashion. 

Vi ho messi alla prova pure io. Cosa credete? Vi ha dato fastidio quando mi sono presa il bagnoschiuma, per esempio. Quando ho provato a prendere il miele di Anouka, la commessa lo ha scambiato per una semplice marmellata e mi avete mandato una coppia fino in pasticceria per farmi sapere che “mai avreste immaginato una marmellatina”. Ridicolo. Ho persino risposto a quella coppia dicendo che si trattava del miele più costoso al mondo. Vi ho messi alla prova anche allora. Secondo voi, dopo giorni di scarso cibo, avevo bisogno proprio di quel miele? Ho solo appurato che le vostre commesse non sanno riconoscere i prodotti e che in quel momento due euro di marmellata per voi erano una cosa grave. Il vostro gioco sarebbe dovuto finire in extremis anche allora, invece avete continuato. Il vostro livello pare sia basso. Avere continuato e continuato. 

Sapete sempre tutto, ma al tempo stesso non sapete abbastanza. Volete vedere come si muove una persona e con le riprese volete poi venderle o usarle, a seconda dei casi, come più vi conviene. Stimolate persino il furto predisponendo l’ambiente. Forse i vostri supermercati vi annoiano e desiderate che accada qualcosa. Forse volete anche voi avere qualcosa da raccontare. Tutto questo è stancante. Perché devo vivere male io per dare qualcosa da raccontare a voi?

La quotidianità è banale. Non mi sono sposata proprio perché trovo il matrimonio noioso. L’amore calato nella quotidianità non mi interessa. Non più. 

Non mi è mai interessato scoprire la cellulite delle persone famose  per poter dire “ne ho di meno io”, perché quello che conta per una presentatrice, per esempio, non è la cellulite, ma la capacità di gestire il palco. Con una calza giusta, la cellulite non si vede. Con un trucco giusto, una cicatrice sulla pelle non si vede. Rimango invece delusa se in un film vedo interpreti fisicamente inadeguati al ruolo. Ho visto gente senza muscolo recitare in ruoli che dovevano esprimere forza. Preferisco dunque andare al cinema e vedere un film ben fatto. Un trucco ben fatto. Un vestito giusto. Una scena ben girata. A me piacciono persino gli effetti speciali. Mi piace che la telecamera metta in luce proprio quello che nella quotidianità non si vede, quello che si perde nel frastuono del contesto. 

Potrebbe una persona come me amare lo squallore delle riprese della quotidianità? La quotidianità la vivo tutti i giorni. Questo è uno dei tanti motivi per cui non amo l’industria del porno. Banale. Preferisco un libro di anatomia. Non ho bisogno di vedere il pisello di nessuno. Ne ho già visti tanti dal Vivo. Sono più interessata ai muscoli, al sorriso, agli sguardi, ai movimenti. all’abbigloamento, a quella cosa che si chiama  “stile”, che può generare fascino,  e che differenzia un corpo da un altro a parità di massa e misure. Il corpo nudo mi interessa solo per poche ore, se il resto è accettabile. I vestiti hanno la capacità di rendere gradevole un corpo poco piacente e rendono possibile una conversazione con persone con cui non condivideresti nessuna particolare intimità. La funzione sociale dell’abbigliamento è altissima. Non bisogna pensare solo in termini di “velo o non velo”, ma in termini di vita quotidiana in cui un bottone in più o in meno può determinare le sorti di una conversazione. Quanto scoprire il corpo? Come e dove scoprirlo? 

L’unico reality show che mi è sempre interessato è stato l’ “isola dei famosi”, essendo ambientato in una bella cornice. Ci sarei andata solo per stare sull’isola. 

Sono ormai costretta a isolarmi da tutto, ascoltando CD oppure scegliendo il silenzio. A cosa serve pubblicare sul web avendo gli hacker nel cellulare che comunicano in tempo reale ci tutte le radio? Forse avete semplicemente messo barriere quindi alcuni interessati sono costretti a consultare i miei siti e quello che davvero pubblico, mentre gli altri hanno accesso immediato e preferenziale da dietro la quinte di un iphone in mano agli hacker.

Io mi rivolgo ai giovani: è questa la vita che voler fare? Io ho già 40 anni. Siete pronti? Anni fa io non immaginavo che avrei vissuto così. Voi avete qualcuno che vi avvisa per tempo. Siete cresciuti con il cellulare in mano e con i reality show. Li alimentate voi stessi. È davvero questo che volete?

Volete ancora farvi gli affari miei? Ecco qui sotto un messaggio di mio padre genetico, in sovrappeso,  che recita la parte dell’agnellino perché interessato ai soldi di questa situazione e a fare pubblicità alla mia madre genetica, sua  moglie, da cui non si è separato per interessi economici. Un mantenuto. Sembra un messaggio normale, ma non lo è. Nasconde tutta la falsità e l’avidità di una vita. Non gli ho risposto.

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Intanto, fatemi la cortesia di dire ad Eni di pagarmi la luce e basta, visto che si approfitta del mio web. 

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