Sulla riforma del diritto d’autore

Posso parlare, essendo oggetto di cyber stalking e assediata da hacker.

Sull’aggiornamento del diritto d’autore ho poco da dire, trattandosi di un argomento importante, ma già deciso. Mi tocca personalmente e mi sembra evidente che sia più una questione di tecnologia che di diritto. Con l’esplosione del web e della nuova comunicazione che con pochi click da locale diventa globale, i gestori del web dovrebbero semplicemente essere costretti per legge a fornire a livello base opzioni di protezione antidownload di immagini e contenuti, con applicazione di scelta da offrire all’autore. 

Mi spiego meglio: l’autore, anche il più piccolo, costretto a pubblicare i propri contenuti per farsi conoscere rischiando il furto, deve poter scegliere di offrire o non offrire al lettore la possibilità di scaricare, forwardare il proprio contenuto. 

Mi sembra davvero semplice. I watermark sulle immagini dovrebbero essere una funzione basilare.

Per quanto riguarda invece la riproduzione di contenuti con mezzi diversi, sicuramente il diritto va aggiornato. Con la diffusione della fotografia e delle elaborazioni digitali, oltre che con l’importanza del marketing, non deve essere più possibile ispirarsi ad una fotografia o ad un quadro per realizzare una pubblicità, giustificando la scelta di diverso mezzo di espressione. Nella società della comunicazione, più che in passato, quello che conta è il messaggio, non la tecnica. I messaggi girano in modo virale a prescindere dalla tecnica con cui sono stati realizzati. 

Nel caso in cui l’opera di ispirazione di base sia di autore poco famoso, a maggior ragione fare reddito a discapito dell’autore primario non dovrebbe essere possibile senza chiedere una licenza e senza condividere parte dei guadagni futuri. 

Nel caso in cui l’opera di ispirazione di base sia di autore famoso, a maggior ragione la riproduzione di una opera anche per altri fini, penso per esempio alla pubblicità di piatti per la casa che hanno usato un mio quadro, l’autore o l’opera potrebbe subire un danno di immagine, finché in vita. Le opere storiche di autori deceduti, per esempio la Monna Lisa, hanno una propria autonomia, mentre le opere di autori vivi sono irrimediabilmente legate all’autore, quindi deve essere facilmente perseguibile chi copia o si ispira in modo chiaro ed evidente senza autorizzazione alle opere di artisti esistenti che si siano promossi presso il pubblico in vario modo per ovvi motivi. È insito nell’attività artistica l’aspetto promozionale per la sopravvivenza dell’arte stessa. 

Non ho altro da dire. Ritengo che oggi non ci siano gli strumenti pratici per tutelare gli autori e gli artisti. Case di self publishing senza controllo, site builder senza strumenti di protezione, direzioni legali nascoste o inesistenti, realtà IT open-source, autorità competenti internazionali inesistenti. Nell’ordine di priorità:

  1. andrebbe individuata una realtà internazionale primaria in grado di agire immediatamente contro le grandi realtà IT;
  2. Le società di fornitura servizi marketing (dal web al biglietto da visita) devono garantire un customer care e direzione legale immediato con risoluzione controversie in fase extracontrattuale immediata tramite indennizzo – scelta del danneggiato. 
  3. Il fornitore di servizi di promozione deve essere iscritto in un registro di operatori del settore e ricevere un punteggio di affidabilità in base ai reclami degli autori ed alle controversie avute e risolte o irrisolte. 
  4. All’autore è dovuto un indennizzo minimo ogni volta che viene iniziata una controversia legale, senza aver risolto in modo extracontrattuale, per la perdita ed il danno comunque subìto dall’autore, in attesa di definizione della controversia. 

Le grandi aziende hanno deciso da tempo di limitare la grafica delle loro scritte. Lo dimostrano tutti i giorni con i loro slogan. I caratteri più usati sono meno di dieci. A maggior ragione vanno tutelati i piccoli e tutti coloro che fanno del design il vero vantaggio competitivo, per  esempio in gioielleria e in tutto il mondo del fashion.

Non esiste nessun motivo per cui i social si possano appropworare dei contenuti, nemmeno offrire il sevizio gratuitamente. Un bel inganno. Sfruttare il bisogno di comunicazione e di visibilità per fare miliardi, chiudere profili, cambiare persino la vita della gente, fare soldi con le idee di piccoli sconosciuti ignari del grande furto. Non esiste motivo per cui le grandi aziende, dopo avere fatto scouting, non si rivolgano agli emergenti a chiedere licenze, collaborazioni. Cessioni. Nessun motivo per non pagare i copywriter.

I furti esisteranno sempre, purtroppo, ma non devono sussistere motivazioni di diritto che lo giustifichino a priori, per esempio la fornitura di un servizio web.

Tutte le piattaforme di selfpublishing et cetera sono tutti modi per controllare i contenuti e la popolazione. L’iscrizione ISBN non tutela il contenuto da nulla. Le piattaforme di publishing chiedono persino all’emergente di pagare per il marketing della propria opera, salvo usarlo senza autorizzazione. È quindi necessario permettere all’autore di scegliere se entrare in un processo di selezione in cui l’autore viene pagato a prescindere dall’editore oppure se voler tentare la fortuna fidandosi della piattaforma. Attualmente le percentuali a favore dell’editore sono tutte a svantaggio dell’autore. Non c’e Trasparenza sul traffico web. A fronte della totale mancanza di trasparenza, sono le piattaforme a dover pagare a prescindere una quota a chi sceglie di pubblicare con loro. La selezione è reciproca.

Produrre contenuti originali è un’attività di grande impegno. Anche raccontare un semplice evento o una ricetta è un lavoro dispendioso in termini di tempo. Se poi è scritto bene o arricchito con foto, ricerche e particolari, il valore diventa “inestimabile” in una società della comunicazione e della conoscenza in cui il vantaggio competitivo si gioca sui dettagli e sulle sfumature. Una società  in cui il tempo delle persone è poco e per riuscire a catturare quei pochi minuti che spendono sul cellulare, piuttosto che alla radio, al computer, alla televisione, su un canale onun altro può fare la differenza nei fatturati ed anche in cabina elettorale.

Le ore sono solo 24 per tutti. Influenzare le decisioni della gente nei pochi minuti che dedicano ai social è quello che vogliono fare i grandi big della comunicazione a qualsiasi costo. La tutela del diritto di autore è il minimo dovuto.

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