Programmare la propria identità è diventata una necessità

Oggi non c’è più molto spazio per la spontaneità. Bisogna scegliere molto presto come gestire la propria identità, quindi non solo cosa fare e cosa dire, ma anche come apparire e dove.

Avere una identità digitale oggi non è come avere un profilo virtuale quindici anni fa. Non è come compare online. Non è come chattare di nascosto dalla moglie. Non è come avere un business online con il sito web.

Avere una identità virtuale oggi richiede, soprattutto alle giovani generazioni, di impostare una intera vita come dentro ad un film in cui non sai mai chi sia il regista. I giovani, che crescono con gli smartphone in mano e in molti casi imparano a servire a tavola dopo cinque anni di scuola alberghiera, devono avere ben chiaro che la vita virtuale, oggi, prende il sopravvento su quella reale e che l’identità virtuale non solleva da nessuna delle fatiche di quella reale, a meno che non si facciano soldi tramite il web. Anzi, è persino pericolosa per chi vuole vivere una “vita tranquilla” perché la ricerca di risorse umane anche più semplice per i lavori impiegatizi comuni passa oggi attraverso la profilazione social. Tenere sotto controllo i social è impegnativo per un semplicissimo motivo: sono studiati dagli ingegneri per stimolare la

Socializzazione facendo leva sui piaceri, sulle immagini, sui commenti, quindi difficile trattenersi o controllare perfettamente tutti i giorni tutto quello che si pubblica e tutte le reazioni di chiunque per il timore di essere mal profilati da chiunque. Tutto qui. Non è poco. Dal semplice desiderio di pubblicare una bella foto si passa in poco tempo ad una potenziale catena di emozioni e giudizi di ampiezza sociale difficile da perimetrare. A quel punto, in un attimo, “sono in ballo, balliamo”. Accade per tutto, anche per genitori entusiasti dei figli che iniziano a pubblicare tutte le foto dei bambini che, ignari di tutto, iniziano già ad essere conosciuti. Per me non è un problema. Io faccio parte di una generazione che ha diviso le personalità. Il mio unico “problema” è far capire alla gente, quando mi ci relaziono, la differenza fra le due realtà. Io non faccio parte di quella generazione debole che, purtroppo, si suicida per mobbing sul web. Mi è già capitato di tutto sul web e con conseguenze drammatiche nella vita reale. I miei rapporti sono stati stravolti. I miei guadagni rubati. Non è poco. Anzi è moltissimo e non mi stanco di chiedere giustizia. Dei rapporti mi importa paradossalmente poco. Le persone hanno scelto. È stato traumatico dover constatare che rapporti storici nati quando non c’era nemmeno il cellulare, sono finiti per la eco del web. Questo è stato molto doloroso. Più volte ho creduto che non fosse vero. Più volte ho creduto che fosse una specie di “scherzi a parte”, invece era realtà. Ho impiegato davvero mesi a capire l’entità di quello che stava accadendo e non l’ho ancora capito del tutto. So solo che c’è almeno un potente che paga per tenere gonfia una bolla che altrimenti sarebbe scoppiata. Dove non ci sono soldi, spesso, non resta e non cresce niente. Ho trascorso anni nella penombra. Lo so bene. Ho provato per anni a farmi conoscere come artista, senza mai riuscirci in modo efficace. Ho preso aerei, pubblicato brochure, annunci, fatto mostre, “vita spericolata”, ma non sono mai riuscita a far di più che pareggiare le spese degli investimenti che facevo. Poi mi sono convinta che era il momento di “mettere i piedi per terra” e confrontarmi sulle cose concrete, quindi ho smesso di promuovermi. Dopo qualche anno, mi sono ritrovata in mezzo ad un casino che nel frattempo è stato creato intorno alla vecchia identità che avevo con Google. Mi è infatti stato sequestrato il mio primo indirizzo email, quello che conteneva tutte le mie corrispondenze, i miei scritti, tutto. Corrispondenze private, aziendali, racconti di una vita, la mia vita fino al 2016 a partire da circa il 2005. Claireinrome@gmail.com. Il mio primo indirizzo romano fu chiara.roma@email.it poi passai a gmail. Tutto accaduto ancor prima di Facebook e lievitato con Facebook. Ho conosciuto diverso uomini nell’IT. Sembrava tutto organizzato, col senno di poi. 

Si fa presto a rubare i soldi così. Dovrei denunciare Google. Ho persino conosciuto un commerciale che ci lavorava e non ci sono mai andata a letto. 

Lascio questa memoria non so a chi. Io sono talmente abituata a vivere tante vite, non essendo nemmeno sposata, che ogni giorno devo anche capire per cosa incazzarmi. Mi alzo la mattina e devo decidere quale importanza dare alla vita: a quello che accade in quella reale, in quella virtuale e in tutte le sfaccettature che hanno sempre impatto. Sempre. Ero predisposta a vivere così. Single, con relazioni famigliari complicate, emancipata in un paese tradizionalista in cui ancora esistono i campanilismi, le differenze nord sud, i problemi con la chiesa cattolica e con la vita privata dei personaggi pubblici, un paese in cui una intera magistratura spende anni ad occuparsi di “oggettine”. In questo paese, io ero una persona perfetta da colpire. Un paese pieno di contraddizioni e confusione, in cui la via principale per gli artisti è diventata quella dei talent e dei reality. Un paese che ha bisogno di qualcuno da prendere ad esempio per immedesimarsi e per far vivere a lui quello che non possono vivere tutti. I social hanno portato il teatro sugli schermi, sui cellulari, solo che vengono scelte a volte persone vere come me, non attori. Non so come abbiano reagito altri, visto che immagino di non essere l’unica, ma quando  mi sono resa conto di essere stata messa in mezzo una simile bufera sono semplicemente rimasta stordita. Non capivo. A me sembrava chiara la differenza fra reale e virtuale, invece è accaduto di tutto in solo un paio di anni. Prima della bufera social, ero seguita per altri motivi, che ho già raccontato. 

Dette tutte queste cose, tante, mi sento di dire che finché lo stato non riconosce il diritto ad avere più identità giuridiche per la stessa persona fisica con più codici fiscali e certificati  in modo da gestire per davvero più identità, bisogna stare attenti. 

Tutto è riconducibile. Bisogna scegliere molto presto, già a 18 anni, chi si vuole essere. Come

Un tatuaggio nel posto sbagliato può condizionare il futuro, ancor più un profilo sul web. Bisogna sceglierle molto presto e mantenere una condotta coerente con la scelta fatta. Alla confusione pensano gli altri. Scegliere una condotta significa prendere decisioni molto concrete e molto quotidiane ai limiti dell’ingenuita. Un semplice album di foto sul web non è come l’album di casa. Ho avuto amici che non pubblicavano nemmeno i luoghi dei viaggi per non far sapere alla concorrenza dove stavano aprendo nuovi mercati. Altri che invece usano la strategia di pubblicare sempre dove sono per far sapere indirettamente cosa stanno facendo. Persone che usano gli status di whatsapp per mandare messaggi in codice. Cose piccole e grandi a seconda della vita che si vive e che possono portare ad accuse di insider trading, perdita del posto di lavoro oppure cambiamenti inaspettati della vita sociale e personale. La vita è molto lunga. L’identità virtuale oggi inizia con il primo dispositivo IT in mano, cosi come la diffusione di qualsiasi informazione su qualsiasi argomento. Non ho altri consigli da dare. Posso solo dispiacermi per come ho visto cambiare le persone con cui avevo rapporti a prescindere dalla identità virtuale

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