Denuncio Giancarlo De Attiliis e Giorgio Sacco e non solo

Ex responsabile IT dello studio legale Orrick presso cui ho lavorato per dieci anni, uno, e l’altro amico del mio managing partner, che ha gestito controversie della mia vita privata. Se tutto quello che mi sta accadendo è per gli scritti che ha trafugato dal mio computer abusando della propria posizione, in particolare 1) i racconti “un giorno ascoltando Django Reinhardt” aventi come protagonista Sara,  che avevo iniziato a scrivere nel 2007 dal pc di via del Consolato, poi continuato a casa e da pc di Piazza della Croce Rossa, 2) il Libro di ricette di mia nonna e delle ricette raccolte dai miei viaggi che stavo ricopiando su word dagli appunti sparsi sulle agende anche raccolta di ricette di Gragnano, 3) altre confidenze e racconti sotto forma di e-mail e corrispondenza usando a volte l’email aziendale, 4) i miei lavoro di evoluzione dei software di gestione documentale in diretto collegamento con i “vendor”, allora lo denuncio. Giancarlo De Attilis è stato per alcuni anni con l’inganno mio amico su Facebook con l’icona di Arsenio Lupin. Sua moglie Ornella preparava le ciambelle per farsi amico l’ufficio. Discutemmo più volte, prima dopo le dimissioni di Giada Gujvannini, poi durante il lavoro don Carla Greco e divenne irrimediabilmente mio “nemico professionale” durante la permanenza di Shaula Villadoniga e Rosalina De Toma. Discutemmo dopo che Marco Cantale se ne andò, un bravissimo “hacker”, e venne assunto Gabriele, che era a lui più congeniale e con cui non si poteva stabilire un rapporto di lavoro onesto. Con l’assunzione di Gabriele l’IT divenne un dipartimento compatto a difesa dei loro interessi e anche di fronte a evidenza, l’evidenza veniva negata.

I miei racconti, anche intimi, vedecanocome protagonista Sarà. De Atttilis, che si firmava JC, usava I racconti personali di tutti per i propri interessi. Fra questi, ricordo racconti su molte persone dell’ufficio di cui ora non faccio i nomi. Aveva qualcosa da raccontare a tutti e dispensava le confidenze a seconda delle circostanze. Negli ultimi mesi di lavoro mi vennero affidate delle operazioni che avevano il nome di alcuni miei racconti, ho quindi ragione di pensare che si fossero messi d’accordo con il dipartimento di finanza strutturata di Messina, Ricozzi, Giannesi e Cipolla per dividere e eventuali guadagni.

Non ho voluto credere a queste coincidenze perché mi sembrava tutto troppo assurdo ed ero concentrata a cercare di fare carriera fra mille ostacoli. Volevo una vita migliore. Tutto quello che mi è capitato dopo ha continuato ad essere contraddistinto da coincidenze per me inspiegabili per lungo tempo.

Oggi, dopo aver messo insieme tutto, se devo individuare un primo responsabile, individuo lui in collaborazione con Raul Ricozzi che era mio diretto responsabile nonchè responsabile del risk management aziendale e che a gennaio 2016 mi procurò il primo serio “incidente”, quello dopo il quale iniziarono sei mesi da incubo che terminarono con la fine del mio lavoro il dieci maggio 2016.

Difficile scrivere un racconto su un fatto giuridicamente rilevante, quando la sete di giustizia ti provoca crampi nello stomaco e fa avere inclubi. Sto scrivendo dopo aver fatto un incubo al posto del mio allenamento quotidiano. Non mi sono recata presso il consueto wi-fi, mi sono appoggiata ad un altro lungo la strada. In questi casi cambi le abitudini. Farò l’allenamento finito questo articolo di denuncia. Servono altri dettagli? Sono sorvegliata da tutti. Cosa vi serve sapere? Non ho dimenticato nulla, forse poco. Sono stata solo male: sono stata come sotto anestesia  locale per mesi. Vedevo le cose accadere, ma non riuacivo a reagire oppure la mia reazikne non era adeguata a gestire la situazione.

Mi chiamavo Chiara Montorsi, oggi Amanda Nike. Mi è stato fatto di tutto approfittandosi de tempo che è passato mentre io non capivo cosa stesse accadendo.

Nel corso di questi due anni è cambiata tutta l’anno vita in modo imprevedibile e persino amici storici sono diventato approfittatori e nemici. Fa tutti, penso in particolare a Cristian Bocedi, Giuseppe Portaro, Maria Teresa Ferrari.

Avevo un lavoro d’ufficio in una azienda internazionale all’avanguardia nella finanza e nell’IT in una capitale. TEnuta al guinzaglio come impiegata senza crescite di stipendio, amavo comunque il mio lavoro grazie alla componente documentale (sono sempre stata scrittrice) e tecnologica (sono sempre stata “avanti”), e tenevo un lavoro che mi pagava poco ma mi piaceva per pagare le altre mie passioni che avevo relegato alla vita privata. Ho dipinto e fatto mostre fono al 2012, ero sportiva e spendevo quasi tutto fra quadri, fashion e moto. Da motociclista abile mi prendevano in giro perché mettevo il gloss sulle labbra prima di allacciare il casco e partire. Tutto il mio abbigliamento era fashion anche se tecnico e la mia moto si chiamava Mirea. Prima della moto, ho avuto uno scooter  con il quale ho fatto di tutto, incluso caricare valigie e viaggi al mare. Tornavo dalle notti pazze a tutte le ore usando la coperta termica. Andavo a ballare con i tacchi a spillo. In quegli anni abitavo nella zona di Pietralata con tre ragazzi. Comprai lo scooter dopo un incidente per colpo di sonno a fine serata in cui sfasciai la mia prima macchina a duecento metri da casa contro un palo della luce. Si aprì l’airbag e doverti fare fisioterapia per un problema allo sterno. In quei mesi stavo lavorando in una società di comunicazione finanziaria ed avevo in mano l’agenda de salotto di Roma e Milano. In quei mesi ho conosciuto e frequentato giornalisti di fama. Dopo quel periodo, un mio ammiratore, mi  volle regalare la mia seconda macchina, una Citroen C2. Per sedurmi, essendo io senza auto con solo uno scooter, provò a regalarmi dapprima una panda usata, che rifiutai. Poi, mi comprò una C2 in offerta e mi pagò l’associrazione Per un anno perché io non la volevo e non potevo permettermi altre spese. A me bastava il mio scooter e lui era il mio fisioterapista di fiducia, che mi aveva curata dopo l’incidente. Non sono mai andata a letto con il mio fisioterapista perché c’era troppa differenza di età. Sono stata con lui tante volte a cena, a casa sua, ho conosciuto i suoi cani ed ho imparato molto da lui. Ho sempre cercato di ricompensarlo con la mia compagnia, che lui diceva di amare. Diceva di essere innamorato dei miei occhi e mi curava gratis. Io provavo sincero affetto. Era un uomo bello, attivo, inguaiato come molti fra ex moglie, figlia e liquidità da smaltire. La mia auto la comprò anche per smaltire un po’ di soldi. Ero molto comprensiva e diceva che se avesse avuto una socia come me, gli affari gli sarebbero andati bene. Mi chiedeva sempre di rientrare da Roma e non capiva cosa fossi finita a fare quaggiù. Non capiva tutti i problemi di famiglia che avevo anche se aveva conosciuto mia madre ed io non glieli raccontavo. Gli spiegavo solo che non potevo rientrare.

Mi sono dilungata in questo racconto per dimostrare che sono io.

Ho sempre vissuto più vite parallele. Avere problemi di famiglia mi ha fatto sviluppare molto presto, per necessità, la capacità di dividermi. Scelsi di scendere a Roma, perché era grande ed essendo anche una capitale mi dava la sensazione di potermi dividere meglio e trovare nella frammentazione la possibilità di vivere. Purtroppo nulla è andato come avrebbe dovuto. La società della comunicazione globale, nella sua apparente libertà, chiede coerenza. Infilandosi bella vita privata, purtroppo, costringe le persone a scegliere una identità unica. Rubandomi la vita privata ed i contenuti sul computer, mi è stata rubata la possibilità di vivere. La vita contemporanea sta diventando sempre più simile al film Matrix. Le persone si devono sposare per recitare due ruoli ufficiali. Inserirsi nella vita delle persone comporta una perdita di libertà e comporta la creazione di reati alla persona oltre che reati ambientali. Saranno sempre più frequenti i problemi di reati informatici. Il matrimonio continua ad essere l’istituto giuridico più affidabile per inquadrare le persone in modo socialmente comprensibile a tutti. Le persone libere e single, sfuggendo alla possibilità di essere rinchiuse in categorie e abitudini, saranno sempre più oggetto e soggetto di reati e sopraffazioni di tutti i tipi.

Io sono una donna single, eterosessuale che tuttavia apprezza anche le donne, emancipata. Essere come sono mi ha procurato tutti quei reati che sto tentando di denunciare. In soli tre anni mi è capitato di tutto. Non potevo immaginare di essere al centro di simili cospirazioni. I primi tentativi chiari di spingermi verso la “prostituzione mascherata” sono avvenuti proprio nello studio legale. Probabilmente, dopo la diffusione dei miei appunti, essendo io una bella ragazza, sono iniziati i tentativi di approccio non naturale. Per approccio non naturale intendo dire che i miei seduttori, essendo preventivamente informati della mi vita privata, cercavano di far uscire quella parte di me in ufficio, dove invece io ero rigorosissima. I racconti sarebbero davvero troppi. Un grande problema  l’ho avuto con Giorgio Sacco. Ha gestito i miei incidenti, fino a quello del gennaio 2011, per il quale ha rinunciato al mandato di difesa senza preavviso a tre mesi dall’udienza finale. Gli ultimi mesi di ufficio sono stati caratterizzati da uno stress amplificato anche dalle vicende personali che si intrecciavano con quelle d’ufficio essendo gli avvocati soci in affari, oltre che amici, testimoni di matrimonio e sempre in contatto.  Girgio era un harleysta, Raul amava i viaggi e le geishe giapponesi. Molto diversi, per questo amici. Avevo conosciuto Giorgio ad una festa di Alessia Frisina e Raul quando entrambi erano ancora liberi. Dopo i primi pagamenti, Giorgio mi fece capire che gli piacevo e che mi stava assistendo “in amicizia”, facendomi capire che gli piacevo.  Mi aveva infatti invitata ad un paio di eventi fuori strada al posto di quella che anni più tardi divenne  sua moglie. Io non ci andai. Fece un accordo con una cooperativa per lavori di pubblica utilità per sfruttare una mia causa e farmi lavorare mentre la cooperativa avrebbe preso i fondi dal Comune di Roma. Per fare tutto organizzava inrinvii di udienza. Quando capii ciò che stava accadendo, iniziò uno dei periodi peggiori della mia vita e mi resi conto che a Roma mi stavano rubando tutto. Per tutto intendo dire che si stava spargendo la voce che ero una persona single da far inguaiare in qualche modo.

Sempre incredula a ciò che mi stava accadendo e sempre pensando che “tutto si sarebbe aggiustato” pur non sapendo come,  il tempo è passato e mi sono accorta che hanno tentato di inguaiarmi con il porno facendomi video a mia insaputa durante incontri normali con uomini conosciuti in chat oppure di persona. Due conferme le ho avute con Luca di Unipegaso e con una persona conosciuta persino durante una matarona. Con questo non ho fatto nulla, per questo lui rimase deluso lamentando che gli avevano detto ben altro su di me e che aveva visto un video.

A chiunque legga ed abbia ”malignato” su di me, per poter fare soldi, io dico che siete dei delinquenti e a tutti quelli sani dico di usare la testa: se fossi stata quella che dicono e che hanno provato a farmi diventare, oggi sarei una ricca pornostar, invece sono una consulente senza clienti, single, che nemmeno va a letto con gli uomini che le piacciono.

A tutti quelli che amano il porno io dico quello che ho detto ad un ragazzo che avrei aiutato a promuoversi: attenzione, le gambe di Sharon Stone hanno fatto la storia del cinema, centinaia di attori porno non si sa nemmeno chi siano. Sono sempre stata favorevole al cinema erotico e psicologico di autore, ma mai al porno che trovo noioso e banale. Non ho mai guardato youporn e non so dove esattamente sia stato pubblicato il mio video. So solo che sono diventata famosa, senza nemmeno guadagnare nulla. Ladri oltre che stupratori. Stupratori della vita privata. Avere un video pubblicato è come subire uno stupro. Nella mia vita da single mi sono allenata per la difesa personale e per non avere mai paura. Posso per questo dire con relativa serenità che ho subito uno stupro. Perchè scrivo oggi? Perché la mia psiche oggi ha reagito in modo più forte dopo mesi e giorni di stress di vario genere. A nulla è servito due anni fa rivolgermi ad una psicologa e ad un coach: due persone che ho sentito essere al servizio “del nemico”. Hanno tentato di controllarmi in tutti i modi.

Ritornando agli ultimi mesi di ufficio, ricordo persino una tavola calda che ha chiuso quando me ne sono andata io e ricordo di avere avuto tachicardia dopo il pranzo. Avevo iniziato a mangiare gelati e centrifugati per essere certa di non mangiare nulla di alterato. Smisi di andare nei ristoranti e di comprare qualsiasi cosa in scatola. È stato un atto di fiducia molto importante, per me, comprare proteine online. Quando il mio principale fornitore non ha voluto sostitute un prodotto che mi ha causato nausea sono ricaduta nell’angoscia da persecuzione per qualche tempo. Ho avuto tanti problemi che si sono intrecciati e nel districarli chiunque ha fatto i propri interessi. Sono stata volutamente aggredita in gruppo proprio per farmi perdere tempo. Aggressione non fisica. Ho passato mesi a discutere con i miei amici storici, persino quelli che avevo indicato sul passaporto come responsabili della mia sorte in caso di urgenza al posto dei genitori. Per fortuna ho cambiato nome. Cambiare nome è stata rinascita, anche se ostacolata da tutto il sistema, in particolare dal ministero dell’interno e da tutto l’apparato burocratico.

Radio Montecarlo è stata la prima, fra gli attori esterni, coinvolta. Proprio grazie alle coincidenze con la radio ho iniziato a capire  che tutto aveva dimensioni immense, che non riuscivo nemmeno ad immaginare. Sono chiaramente intervenuti anche gli hacker di Apple e di Facebook. WordPress sta sicuramente guadagnando da questo mio blog e dagli altri, ma io non sto ricevendo nulla e persino tecnicamente non è risponondono alle mie domande. Nel tempo la palla d’oro, io, è stata passata ad altri. Coinvolte le mie banche, in primis Intesa SanPaolo, e persino la Chiesa, tramite un mio parente, padre marista, che ad un certo punto mi ha volutamente chiuso le porte per contrinuire a mettermi nella situazione in cui mi trovo ora e che mi porta a scrivere questo articolo dopo un “sogno rivelatore”, evento scatenante.

Delinquenti. Tutti. Nella società della comunicazione e della spersonalizzazione, è stata individuata una persona ricca di contenuti ed è stata fatta a pezzi. Sono stati presi i miei contenuti, i miei siti web, le mie ricette, i miei quadri, le mie consulenze, senza essermi restituito nulla. Le idee non si possono registrare e il furto informatico è io nuovo reato dei furbi, di tutto. Solo che nel mio caso si è esagerato. Io ero e sono piena di tutto, sono una persona ricca di contenuti di tutti i tipi.

Non so se tutto sia stato ingigantito dal mio ultimo ex,Riccardo, che ha sfruttato il sentimento a storia finita per avere incontri sessuali con me. Alcuni di quegli incontri sono stati come dei porno casalinghi. Ha provato a penetrarmi con una carota. Non ci potevo credere. Dopo il vibratore, ha tirato fuori una carota. Un malato che mi ha fatto stalking per mesi. Controllava la posizione della mia macchina dopo il mio ultimo trasloco e mi hiamava quando sapeva che ero a casa. Poche volte, ma evidentemente quanto basta. È stato uno degli uomini che mi ha portato nei ristoranti migliori e fra le varie cose che apprezzavo di lui, al tempo, proprio questa. Lo conobbi per uno strano caso: si imbucò ad una festa privata sulla terrazza di un amico poliziotto nel giugno 2010. A distanza di anni ho motivo di credere che sia stato chiamato proprio perché c’ero io. Nello studio legale raccontai molti fatti personali a Giuseppeina Pagano ed ho motivo di credere che, fra i tanti avvocati di passaggio, abbia avuto un ruolo importante in tutto quello che mi è accaduto. Giuseppina venne con me in moto e mi seguì persino vicino alla spiaggia naturista di Capocotta. Pensando di avere trovato finalmente una valida confidente, le raccontai svariati fatti sulle relazioni d’ufficio, salvo poi trovarmi con L’improvvisa erezione di un muro da parte sua in ufficio. Quando se ne andò perché Giannesi, uno dei partner Piu importanti per fatturato, non la lasciava crescere e la obbligava a passare dalla Pietrini e da Salvadei, e venne da me, non feci una piega e mi limitai a dirle che glielo avevo detto con grande anticipo che c’erano alcuni equilibri e che il suo voltafaccia nei miei confronti non poteva suscitare altro che un “te lo avevo detto”.  Potrei continuare la lista degli avvocati, avendo fatto vita casa-ufficio per anni. Lista degli avvocati e delle assistenti. Negli ultimi mesi ero ufficialmente spiata da due assistenti che mi avevano messo in stanza. Tornando a Giancarlo De Attiliis, il periodo peggiore è stato quello in cui ha lavorato a mio danno con la cubana, Shaula, ragazza comunque dotata di personalità e capacità di comunicazione e che per conquistare la mia simpatia, per errore, mi fece uno dei complimenti più belli che io abbia ricevuto nella mia vita. Situazioni paradossali. Tutti i giorni riceveva gli squilli di De Attiliis come linguaggio in codice per dirle che dovevano parlare di persona. Nella mia stanza mettevano le mani anche fra i miei effetti personali per farmi innervosire. Mobbing. Spostavano i miei oggetti in modo evidente. Hanno cercato di provocare mie reazioni in tutti i modi. Fra i documenti he trovavi modificati e le intrusioni nell’account ai piccoli dispetti. Tolsero una telecamera che aveva ripreso un fatto da me denunciato e mi provocarono durante uno staff meeting registrando la riunione senza motivo. Dentro e fuori l’ufficio ho subito di tutto.

Al primo incontro con i miei compagni di università nell’estate del 2016 ancora sembrava che tutto si sarebbe risolto e fosse solo una fase evolutiva, una questione di lavoro, anche se pesante, invece no.

Sono sempre andata avanti e non ho denunciato nulla, perché non volevo perdere tempo in controversie. Volevo semplicemente chiudere un periodo della vita e andare avanti velocemente, ma essere seguita ed i fatti in cui ero realmente coinvolta hanno causato il mio stato di disorientamento. Inizialmente pensavo che ci fossero in ballo i soldi di una assicurazione aziendale oltre che i cinquanta mila euro di un premio per l’innovazione a cui stavo partecipando da più di un anno. In pratica, avevo inviato tutte le mie idee negli Stati Uniti, al dipartimento di marketing, per vincere quel premio e magari dare una piccola svolta alla mia vita. Fra le mie idee anche dei piani di recupero di Roma in collaborazione con il business degli studi legali, per esempio alla creazione di un business Immobiliare per agevolare i soggiorni brevi a prezzi adeguati agli stipendi, oltre ad offrire ore di consulenza pro bono per i business locali. Io stessa avevo chiesta di poter effettuare ore di “pro bono”, ma non di possibile perché avevo un contratto da dipendente invece che da libera professionista e servivo in ufficio come staff. Dopo tanti anni agli stessi documenti, lavorare in trasfera alcune ore avrebbe reso più dinamico e piacevole un lavoro che per me era diventato monotono a quelle condizioni. Al tempo stesso mi avrebbe permesso di conoscere la città in modo diverso. Nulla. Non è mai stato possibile nulla. Ho iniziato a capire che qualcosa non andava quando il premio non fu consegnato dopo la scadenza dei termini. Misteriosamente non si sapeva più nulla ed il mio corrispondente di allora Mayley Bradley non rispondeva. Ero “amica” con molti americani. Len Star, Scott Roth, Michael Cipriani, Alex Landefeld ed altri. Con Alex sono rimasta in contatto e mi ha persino aiutata finanziariamente pur non avendolo mai incontrato. Di tutto quello che si può dire dei rapporti virtuali e reali, beh, io posso dire che quando arrivano dei soldi i rapporti sono assolutamente reali. Alex, che avevo conosciuto nel 2006 e che al tempo lavorava anche per wiki, aveva progetti all’avanguardia e aveva lasciato l’ufficio proprio perché i sui progetti erano troppo grandi. In quegli anni avevo realizzato un CD multimediale, una cosa che adesso farebbe sorridere, ma che fece storia e ci rese diversi da tutti i concorrenti. Lavorai con una grafica che lasciò l’ufficio per fare la fotografa. Alex, a distanza di anni, mi ha  aiutata quando gli ho raccontato che in ufficio stavano accadendo cose che non riuscivo a spiegare. Tutti i giorni guardavo il task manager e controllavo tutte le applicazioni attive. Sapevo di avere lo schermo in condivisione e le telefonate in conference. Era tremendo. Non sapevo a chi denunciare cose così tecnologiche. Ne parlai con due amici e con Alex. Gli Amici li ho persi, Alex no.  Alex, a distanza, ha seguito svariate vicende della mia vita, comprendendole più degli amici che avevo vicino fisicamente. Quando la mente è forte, il mondo virtuale è reale. Il mondo virtuale è fatto di immagini forti e sfumature, di estremi e di facciate. Bisogna saper comprendere bene le immagini per non sbagliare e instaurare rapporti reali.  Bisogna partire dal presupposto che sul web arriva una selezione del reale. Quando il mondo della comunicazione era meno tecnologico, delle persone rimanevano poche immagini. Oggi, nell’abbondanza, alla mente è lasciato il compito della sintesi. Se è vero che ognuno sintetizza a modo proprio, è anche vero che le sintesi valide e realistiche sono poche. Il fenomeno che è stato creato sulla mia sessualità e su qualsiasi altro aspetto della mia vita è stato un cannibalismo mediatico di chiunque abbia avuto interesse, come avviene con gli investimenti in borsa. A mia insaputa le persone hanno fatto business virtuale su una realtà economica reale che sono io, i miei testi, le mie foto, senza lasciare nulla a me, anzi sperando che io fossi ammalata di qualche disturbo della personalità. Ho aperto gli occhi quando ho perso la madre di una mia amica ed uno dei miei migliori amici.

Quello che mi è accaduto, a livello emotivo, è come un incidente, senza esserlo. Avere tutte le relazioni sentimentali e sociali stravolte in poco tempo e qualcosa che cambia tutto il tuo rapporto col mondo. È di più di un divorzio. È di più di un licenziamento. È come risvegliarsi da un sonno forzato e trovare tutto diverso correndo dietro a tutti per chiedere cosa sia accaduto prima del risveglio e nessuno ti dice nulla. Tutti cercano di incolpare te per qualche cosa che non hai fatto e cercano di giustificare il loro distacco solo per pulirsi la coscienza nel godere di soldi che hanno guadagnato su di te. Questo cambia la vita. È anche come essere sposati e scoprire che il proprio partner ha firmato assegni, instaurato relazioni e business a propria insaputa con una serie di persone e la cosa grave è che tu lo scopri per caso. Tu lo scopri perché le persone cambiano atteggiamento, perché capitano tante coincidenze. Le coincidenze non sono casualità, sono fatti che coincidono. In questo contesto, anche le casualità arrivano ad avere un significato e cambiano i programmi. Ti guardi intorno e ti resta solo te stesso, la parte materiale, il tuo corpo e quello che tocchi e che fai. Tutto quello che avevi intestato può esserti rubato da un momento all’altro senza motivo. Il lavoro intellettuale produce ricchezza reale. Lo sanno bene tutti nell’IT, nel lusso, ovunque ci siano tanti soldi. I soldi sono il prodotto della mente.  Una idea vincente, un cibo, una ricetta, un allenamento, una foto, un disegno.  Nella nostra società i soldi, i grandi volumi, nascono dal lavoro intellettuale ed io sono stata derubata di tutto.

Anche adesso. Non sono padrona del mio blog come dovrei.

Nel tempo ho contattato persino doppiadifesa di Giulia Bongiorno. Sono informati in tanti. Non so che ruolo abbia avuto la dottoressa Vitale, funzionaria del ministero di Giustizia con cui mi sono relazionata a fine 2015 nella causa con Sacco. Sicuramente un ruolo lo ha avuto anche la psichiatra che ha seguito la mia patente. All’ultimo colloquio era interessata ai semi di lino ed aveva smesso di chiedermi come mai non fossi sposata e come andasse il rapporto con mia madre. Fra virtuale e reale, la i soldi girano molto nel virtuale, ma la nostra  vita pratica viene condizionata fisicamente da persone reali. Persone che mettono firme, emettono e archiviano documenti sulla base di incontri, brevi o lunghi, dei vestiti che indossiamo quando le incontriamo, della nostra immagine reale e di quello che suscitiamo in loro.

Lascio queste memorie a chi di dovere, non avendo più nulla da perdere. Mi avete ridotta in condizioni non accettabili. Procedete.

Annunci

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.