Saluti e ringraziamenti

Con questo articolo voglio ringraziare alcune persone, persone che in modo anonimo mi hanno aiutata all’interno di questo gioco in cui sono stata messa, nel frattempo “maledico gli altri”, che hanno manipolato la mia vita con un vero e proprio atto di forza.

Sono forte, e per questo non sopporto la prepotenza. Sono per la consapevolezza ed il consenso informato, per i figli anche in eterologa, per L’eutanasia, sono per il diritto del singolo di decidere della propria vita, il contrario di quello che questi signori hanno fatto con me.

Per me non esiste fine che giustifichi i mezzi quando si tratta di prepotenza in tutte le forme: intellettuale, fisica, emotiva. Anche in guerra, quella vera, fra Stati, la prepotenza non esiste, perché prima di arrivare ad una guerra, che è “la continuazione della politica con altri mezzi”, si parla in vario modo, socialmente e commercialmente, lasciando la guerra come ultima fase per la consegna del territorio al più forte. Solo Hitler se ne è approfittato dei Peasi Bassi per passarci sopra con i carri armati senza nemmeno aver avuto litigi politici e ad oggi la mentalità estremista di quel paese è il frutto della violenza subita. Non è un caso che siano socialmente una delle nazioni più estreme: dalla coltivazione dei tulipani alla prostituzione in vetrina. In quella terra si fa tutto, essendo stato in passato fatta una vera e propria “tabula rasa”.

Tornando alle persone che vorrei ringraziare, le ringrazio perché, non potendo esporsi, hanno fatto qualcosa di pratico. Mi riferisco per esempio a chi mi ha fatto trovare un frutto senza dirmelo, nascosto dove, ad intuizione, avrei potuto trovarlo oppure chi ha saputo decidere nonostante “gli ordini dall’alto”, a chi ha saputo essere più che un dipendente. Hanno messo a disposizione il frutto in modo da farmelo trovare. Io l’ho trovato. Poche utili cose. Avrebbero potuto non farlo. Non potrò passare a ringraziarle, forse, ma immagino che leggano il blog e sappiano riconoscersi nelle mie parole.

Ora sto cercando di capire questo gioco a che cosa porta. Ho capito che essendo rimasta single, ma attiva, qualcuno vuole farmi tornare “al servizio degli uomini”. Questo l’ho capito.

A questo mondo la prima energia è il sesso. Ormai l’ho capito. Tramite legami di matrimonio o amicizia, il sesso è la più forte moneta di scambio dopo “il denaro”. O sei dipendente di qualcuno o fai sesso. O scambi le tue conoscenze intellettuali per soldi all’interno di un ufficio o altro posto di lavoro organizzato, o fai sesso per qualcuno e con qualcuno. Non ci sono altre soluzioni. Ci ho messo anni a capirlo. Lo avevo già capito, ma non come oggi, non lo avevo vissuto sulla pelle. Avendo studiato molto e sempre prodotto molto in tanti settori, non mi ero resa conto che il sesso in sè potesse essere una attività a livello quasi industriale, ma non dichiarato.
Nel mio essere single e diventare “apatica”, mi sono alienata, pur essendo sana e potenzialmente attiva. Essendo una intellettuale, ho trovato molta compagnia nel web e nelle voci della radio, persone che nemmeno ho mai visto, ma che mi sembravano vicine, anche se in realtà erano distanti. Oggi non so per cosa io mi senta più in difficoltà, se nel ripristinare contatti fisici con chiunque, se nel ripristinare relazioni emotive, se nel gestire problemi pratici gestionali, a partire dall’essere senza luce, oltre che senza telefono e soldi.

Essere stata arrestata, è per me già acqua passata anche se è stato un episodio recente e mi è capitato due volte. Incredibile ma vero, mi limito ad evitare le forze dell’ordine solo per non perdere ulteriore tempo in strattonamenti, elenchi dei contenuti della borsa, mezze prese in giro e minacce, perquisizioni, et cetera. Una gran perdita di tempo: questi arrivano, ti usano la forza, per stare nel sicuro ti ammanettano e ti buttano su una sedia, dentro una struttura, in un angolo, circondata, in attesa che tu rilasci dichiarazioni e firmi i loro fogli. La prima volta mi è accaduto uscendo dalla Rinascente, la seconda dentro Decathlon. Ci hanno provato anche stamattina. Mi trovavo in un McDonald e mi hanno mandato il responsabile della sicurezza per obbligarmi a consumare entro breve, altrimenti già si era avvicinato e stava alzando la voce. Ero appartata e mi sono dovuta spostare vicino ad altre persone. Ogni scusa è stata buona nelle ultime settimane per provare ad usare la forza con me, persino una consumazione al McDonald. Non ho ben capito cosa vogliano da me. Se vogliono a tutti i costi sporcarmi la fedina penale o vedere come reagisco. Mi sembra ormai chiaro che io sono una persona molto istruita che usa la parola in tutte le sue forme prima del corpo, ma che quando uso il corpo, lo usa in modo sportivo. Ho una specie di bottone on/off col corpo, una specie di distanza di sicurezza. Lo spazio fra me e gli altri, prima di quella distanza è coperto dalla parola, dagli sguardi, mentre sotto quella distanza tutto diventa possibile, sesso o violenza. Non ho avuto figli, ho solo gatti. Non sono abituata ad abbracciare e a forme intermedie fra la distanza e il sesso. Ho avuto pochi scambi affettivi, forse per questo sono così emancipata. Il consenso per me è tutto.

Ora, quando penso al mio futuro, ancora oggi, non riesco a immaginarlo. La catena di piccoli e grandi insuccessi del passato mi impedisce di capire quale sarà il volano, la leva. Mi sono buttata sul benessere seriamente e credo che il successo, contrariamente a quel detto popolare secondo cui si impara dagli insuccessi, penso che le persone si spingano con il successo. Sono da sempre per una economia premiale, invece che punitiva e repressiva. Crescere di insuccessi invece che di successi è come tornare tutte le volte alla scoperta della ruota invece che progredire dal massimo punto di arrivo: i corsi di guida sportiva in pista. Non ritengo necessario forgiare le persone facendole trovare in situazioni ai limiti dell’uomo primitivo: a conti fatti, nella mia vita sono stata sostenuta maggiormente dagli studi che avevo fatto, più che dalle esperienze “di strada”. Viviamo in una società tecnologica e strutturata, in cui non si sopravvive con lo spirito del primitivo che esce di casa per procurarsi il cibo ed
Instaura prevalentemente relazioni istintive e sanguigne. Questo genere di relazioni funzionano in ambiti ristretti in cui tutti si comportano secondo lo stesso codice non scritto, in cui uno sguardo vale come uno scambio di soldi o un ordine. Ambiti molto ristretti, in cui ancora si può discutere per un parcheggio. Purtroppo, il mondo è diviso in due, sembra. Stare nel mondo delle “parole” comporta dover scambiare tante battute di cortesia con una serie di persone che se ne approfittano, soprattutto donne. Insopportabili. Sono tutte quelle mogliettine, fidanzatine, segretarie che conquistano il mondo spiando le altre donne, sposando uomini con discreto reddito e facendoci figli. Quando lavoravo in ufficio non le sopportavo e non le sopporto nemmeno ora. Penso che i loro uomini facciano bene a tradirle con chiunque, a patto che portino massimo rispetto alla donna con cui tradiscono la mogliettina prima di tornare da lei. “Mi dispiace devo andare il mio posto è là” è una canzone che descrive un marito che si approfitta dell’innamoramento di una donna, come parentesi rispetto alla moglie, per poi tornare dalla moglie. Io sono contraria all’uso dei sentimenti per avere sesso. Meglio pagare. Perchè sedurre una donna, magari raccontandole che con la moglie non va, e poi lasciarla per tornare proprio dalla moglie? Tanto vale pagare. Lo trovo più corretto e rispettoso di tutti: rispettoso della moglie, che viene sopportata, rispettoso dell’altra lei, che non viene illusa, rispettoso anche del maschio, che si prende ciò di cui ha bisogno con vera virilità, senza bisogno di mentire, perché se il problema è sentimentale, allora dovrebbe separarsi, prima di cercare sesso. Le forme di pagamento sono tante. Parlo di questo tipo di sesso, solo perché è una delle situazioni che ho vissuto con maggiore frequenza, ma c’è molto di più. Io non sono mai stata una illusa, al contrario mi è stato mentito proprio perché non ero disponibile a stare con uomini sposati gratuitamente: il mio tempo di donna libera non si poteva sprecare con chi ti da le briciole che avanzano dal pasto principale. Sono una che nella vita ha mangiato anche gli avanzi, quindi lo posso dire. Col cibo si, con il sesso e le emozioni no. Il cibo nutre, il sesso no.
Oltre alle relazioni extraconiugali, ci sono io divertimento, la voglia di vivere esperienze con persone diverse anche e solo per spezzare la routine. Ci può essere la voglia di cambiare conoscendo se stessi tramite gli altri, imparare, o semplici momenti di sfogo e abbandono. Il sesso è sempre espressione di una energia primaria e antropologica. La vita è lunga ed il modo di vivere la sessualità cambia con il tempo.

Tornando a me, trovandomi in Italia, un paese in cui i discorsi espliciti sono difficili, non so da dove partire. Dell’argomento si parla sempre in due modi: o molto rude, della serie “quanto vuoi per questo”, oppure non si arriva mai ad un accordo e c’è molto imbarazzo. È un settore molto difficile da gestire in modo imprenditoriale. Io tendo sempre ad usare l’approccio graduale che lascia ad entrambe le parti la possibilità di decidere, conversazione o cena e poi si decide, attività insieme di qualsiasi tipo, poi si decide. L’approccio non graduale è davvero per pochi. Pochi esperti e non timidi che sono in grado di selezionarsi reciprocamente districandosi fra le distrazioni della vita pratica, del web, della società, dei sensi.
A conti fatti, un incontro intimo è una cosa pratica: due o più persone si incontrano in un posto ad una data ora per scambiarsi i corpi. Le modalità dello scambio e come si arriva a concordare lo scambio sono le due variabili che fanno la differenza fra momenti di vero benessere o esperienze che restano a metà. La comunicazione è sempre fondamentale: come le persone si presentano di persona o sul web con immagini, parole, anche suoni. Anche la voce è importante.

Ho visto tanti siti web. Da quelli con le immagini modificate o quelli con le foto casalinghe, quelli fashion like o quelli espliciti sul corpo, quelli civetta e le chat. Insomma, credo serva un onesto sito web per incontri espliciti e che ognuno debba avere un proprio sito ufficiale da gestire nel miglior modo possibile, evitando caporalati, catene multilevel, ma stabilendo poche regole base ed lasciando alla contrattazione privata il resto. Un lavoro che merita il tempo di tutti gli altri professionisti ed in cui l’approccio confidenziale da chat è sbagliato tanto quanto la gestione da “agente di vendita”. A livello globale esiste il web e quello va sfruttato. A livello locale esistono le piccole realtà, che restano insostituibili sul territorio. In ogni caso, il sesso non è nè un panino nè un concerto. Non basta pagare un biglietto per avere una esperienza indimenticabile. Se si desidera una piccola esperienza quotidiana, allora, come già dichiarato, i piccoli centri locali vanno benissimo: conoscono la popolazione e le esigenze.

Oggi sono senza luce. Proprio ieri avevo sentito uno dire “domani mattina”, guardando me. Mi immaginavo sarebbe accaduto qualcosa, ma non questo. Mi aspettavo una ennesima visita dei carabinieri, che l’ultima volta sono passati senza preavviso non si sa per cosa. Il problema principale, avendo risolto quello del frigo mangiando tutto, è la luce vera e propria. Non posso nemmeno caricare il cellulare. Sarò costretta a chiedere favori, una cosa che non sopporto. Mentre sto scrivendo ho mangiato l’ultima banana. Sono anche senza credito al cellulare, perché gli ultimi dieci euro li ho messi in banca per rinnovare il canone di una carta di credito. Che stupida.

Non va nemmeno troppo male senza luce, considerato che quando lavoravo in ufficio stavo fuori tutto il giorno e persino in questo periodo, non avendo il Wi-Fi, stavo fuori tutto il giorno. A livello pratico ho qualche candela e una lampada, quindi posso resistere, se di resistenza si tratta quando la luce serve solo a fare una doccia. Il problema sarà ricaricare il telefono, asciugarmi i capelli (è estate e posso sfruttare il sole del pomeriggio), e prepararmi il caffè caldo. Non è un dramma in questo momento, fastidio della situazione a parte. Da single, non ho bambini che piangono e posso arrangiarmi.

Ieri sera ho speso soldi che da tempo non spendevo. Ho guadagnato dieci euro. Incredibile.
Ho comprato solo cibo. Ho voluto fare un po’ di scorta. Come al solito ho preso molti prodotti freschi e mi son trovata senza frigo ad ingozzarmi per non sprecarli.

Stanca di andare sempre in giro a chiedere e a cercare cibo, pur avendo altre spese da fare, ho preso quello. Ho anche mangiato una mini porzione di sushi dentro il supermercato (come fanno molti). La sera si trovano infatti confezioni aperte non solo di Coca Cola, ma anche di gelato. La sera la gente mangia di tutto. Io lo trovo angosciante, invece che divertente, ma ho provato anche io. A me mangiare piace con gusto. Nessun particolare brivido a dovermi mettere in bocca velocemente un sushi per non essere vista. Tutto ridicolo. È evidente che i supermercati hanno un margine di tolleranza sociale: fra la roba che buttano via e quella che viene rubata, fanno una media.
Spero comunque di avere fatto tutto con classe. Ero sempre elegante. Ho persino ragionato con le persone del posto, chiedendo anche l’autorizzazione a bere da una lattina aperta da altri. La gente, al supermercato, mangia. Stasera un padre e un figlio stavano mangiando da Carrefour patatine che avevano nel carrello e che avrebbero pagato dopo. Io sono stata arrestata da Decathlon dai carabinieri per avere mangiato una barretta di proteine che volevo pagare. Un periodo incredibile quello che sto vivendo. Io sono stata arrestata per quello che altri fanno regolarmente. Non ho più vergogna di nulla, perché tanto non ci sono regole e non ci sono motivi di vergognarsi di nulla. Mi è persino parso di capire che, avendo compreso che sono veloce con le mani, mi stimolassero a rubare per vedere come lo avrei fatto a livello tecnico. Il problema per me è intellettuale: farlo o no. Il come non mi importa, perché so di essere capace. Mi sono abituata col portafoglio di mia madre e di mio padre. Quando ero bambina, stanti i loro no e le loro privazioni, prima dei sei anni ho iniziato a rubare dai loro portafogli mentre dormivano. Quello di mia madre era sempre più pieno. Quello di mio padre aveva poco e lo dovevo sfilare dalla tasca dei pantaloni. Volevo comprarmi poche cose: le figurine e gli spumini. Ho smesso di rubare quando hanno iniziato a pagarmi. So di saperlo fare.

Sono stanca di andare in giro. Voglio concentrarmi sul mio blog, sui miei contenuti. Mi stanco a parlare con la gente per riuscire a fare un po’ di spesa, anche se conosco persone interessanti. Non sono fatta per un lavoro di relazione continua. Resto una studiosa. In queste settimane ho fatto cose che prima non avrei fatto e voglio lasciare la città ancor più di prima. Rimanere a Roma dopo tutto quello che ci ho vissuto sarebbe come sposarmi. Non mi voglio sposare. Sono stanca. Negli ultimi giorni ho persino rubato un pacchetto di nocciole da 1 euro, due energy drink ed una saponetta. Ridicolo. Ho fatto questo. Ridicolo. Non posso rimanere in una città in cui sono dovuta arrivare a questi estremi sotto gli occhi di tutti. Da un lato c’erano quelli che mi spingevano a farlo, dall’altro quelli che vigilavano. Ero fra i due schieramenti. Io sono rimasta molto centrale, non dando piena soddisfazione a nessuna delle due parti. Borderline. Il nome di uno dei miei nuovi siti web.

Trovandomi sulla Linea di confine, non amando nessuna delle due parti, sono riuscita a rimanere al centro e a prendermi ciò che mi serviva. Ringrazio quelli che mi hanno aiutata. Sono persone borderline come me

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