Tirando le somme

 

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Inizio e finisco oggi. A fare cosa? A scrivere un articolo riassuntivo della mia esperienza da disoccupata e professionista in start up, con riqualificazione e avviamento di un business completamente nuovo, all’età di quarant’anni in Italia.

Alcuni dati preliminari su di me. Dopo un liceo, mi sono laureata con il vecchio ordinamento ed oltre alla laurea ho conseguito ulteriori specializzazioni. Ho lasciato molto presto il tetto famigliare ed ho viaggiato sia per studiare che per lavorare, sia all’estero che in Italia, accumulando esperienze di tutti i tipi. Sono una persona con un carattere molto forte, poco incline a quel compromesso emotivo sconfinante spesso nel ricatto o nel rapporto di forza basato sui ruoli, sono invece incline alla negoziazione consapevole. Sono sportiva, ho sempre goduto di ottima salute, rimasta senza legami famigliari, dotata di creatività che applico a tutti i settori della vita, persino a quello giuridico ed economico.

Premesso tutto questo, due anni fa dopo dieci anni di lavoro all’Interno di una multinazionale americana con investimenti sulla carriera, per una ristrutturazione aziendale in dieci giorni ho dovuto lasciare il mio ufficio e tutte le consuetudini che avevo creato intorno a quell’ufficio.

Non ho mai scritto nulla in questo periodo, nulla di specifico, sentendomi sempre dentro ad un tunnel in cui la luce di uscita mi sembrava sempre troppo lontana. Perché tunnel? Perché avevo una età di mezzo in cui una serie di situazioni della mia vita si erano strette come nodi che non si scioglievano: situazioni famigliari, ambientali, sociali, professionali. Single in una città metropolitana, senza approvazione della famiglia di origine ho vissuto esperienze tali da non rendermi una persona stabile agli occhi di un contesto strutturato.

Ho avuto una “buona uscita”, che ho gestito nel miglior modo possibile, ma che ho in parte sprecato avendo avuto un ritardo nella definizione di obiettivi. Proprio così: mi sentivo stanca e disorientata e non riuscivo a capire cosa volessi fare o fosse opportuno fare. Fissare gli obiettivi è una cosa non scontata: serve riuscire ad immaginare un futuro, sulla base di un presente e un passato. Ho frequentato qualche corso e qualche consulente ed ho deciso, per un po’ di tempo, di vivere in modo pratico alla giornata, prendendomi cura di me stessa.

Ho continuato dunque a sostenere le spese di vita quotidiana al cento percento (affitto, bollette, spese varie) finché ho potuto. Già questo è un primo punto: una persona che perde il lavoro o che si ricolloca, per tutto il periodo per cui gli viene riconosciuto una indennità di sostegno al reddito o una mobilità, dovrebbe anche godere di altre forme di sostegno economico configurabili in sconti sui servizi base: trasporti, salute, tecnologie. Per fare esempi concreti, poter utilizzare i mezzi pubblici senza pagarli, poter effettuare visite sanitarie di prevenzione o cura di mantenimento a prezzi calmierati, avere accesso ad una sanità di emergenza senza pagamento o con pagamento differito al nuovo lavoro, avere accesso ad un wi-fi e PEC gratuiti per gestire i rapporti con la pubblica amministrazione e la vita amministrativa essenziale, oltre ad un eventuale bonus per abbonamenti a piattaforme online e social minime che oggi si usano per il curriculum. La manutenzione minima di un blog, per esempio, costa 300 euro all’anno.

Per fare un esempio, io non ho potuto comprare una crema per una ustione e curarmi tempestivamente. Esibendo il semplice certificato di indennità di sostegno avrei dovuto ricevere le cure necessarie.

Non includo i servizi fashion accessori, non includo spese di estetica e benessere, mi riferisco solo alla sanità di base, alle prestazioni simili al primo soccorso, fra cui visite ginecologiche e dermatologiche, dentisti, gastroenterologi, fisioterapisti, tutto ciò che serve per mantenere una persona attiva e produttiva, pronta a rientrare nel mercato del lavoro in qualsiasi momento al massimo delle proprie possibilità. Durante il periodo di mobilità, peraltro, le visite che si fanno potrebbero costituire una specie di curriculum da esibire al nuovo datore di lavoro a garanzia del mantenimento durante il periodo “non produttivo” di “riqualificazione”.

Peraltro, un lavoratore in mobilità resta scoperto dalle assicurazioni di categoria, per questo motivo dovrebbe avere accesso ad una assicurazione privata per pagare qualsiasi danno. Io per esempio ero assistita da Unisalute, ma uscendo dall’azienda ho perso ogni vantaggio. In quel caso dovrebbe essere il datore di lavoro a pagare copertura assicurativa per la durata del periodo di mobilità: come nei contratti di divorzio, la parte forte paga per un periodo di tempo i benefit di cui l’altra parte, che subisce la separazione, godeva durante il contratto di matrimonio. Lo stesso dovrebbe avvenire nel lavoro, nei casi come il mio, in cui in soli dieci giorni ho dovuto lasciare la mia scrivania. Tutto cambia nel caso in cui il lavoratore riceve un preavviso di almeno sei mesi o viene assistito nel ricollocamento. Il sostegno del lavoratore dovrebbe essere proporzionale al periodo di preavviso: quanto inferiore è il preavviso, tanto superiore deve essere il sostegno ed il mantenimento di eventuali benefits, cellulare incluso.
Io non sto nè dalla parte del datore di lavoro nè da quella del lavoratore: io sto dalla parte del lavoro in sè e degli equilibri o scompensi economici che si vengono a creare e che complicano la vita, dove non ce ne sarebbe bisogno.

Per quanto riguarda le spese di vita quotidiana base, in particolare affitto e bollette, andrebbe cambiata la legge base e le mensilità di cauzione dovrebbero essere devolute ad una assicurazione che copre le spese in caso di perdita del lavoro.

Per quanto riguarda riguarda invece la spesa alimentare, un lavoratore in mobilità dovrebbe avere diritto ad un bonus di 20 euro di spesa settimanali presso i maggiori supermercati. Con solo 20 – 30 euro di spesa settimanale, corrispondenti ad 80 – 120 euro al mese, si possono comprare gli alimentari minimi. Frutta, verdura,uova, farine e pasta, caffè, te, persino pesce e carne. Sto escludendo detersivi e prodotti per la casa proprio per fare un discorso onesto di spese minime. Se consideri che il mantenimento degli immigrati pare costi 35 euro al giorno, io immagino che in quella cifra siano incluse anche le spese di gestione della struttura. Rifacendo i calcoli, dunque, un cittadino in mobilità, che già vive sul territorio, è istruito e inserito nel sistema, costerebbe al sistema quasi nulla, in quanto le agevolazioni di cui parlo io, sono come assegni fiscali scambiabili dagli operatori territoriali e “benefit” o “bonus” per il cittadino, non soldi che passano da conti e banche, con il relativo taglio di interessi di gestione bancaria.

Mezzi pubblici: già da ora trovo non corretto far pagare lo stesso prezzo per biglietti da solo una tratta. A Roma non è ancora stato introdotto il biglietto a zone. Perché spendere 1,50 euro per fare solo due minuti di metro magari dalla penultima Fermata al capolinea? Anche a prescindere dai problemi di mobilità, fin da ora non ha senso. Le ultime due fermate dovrebbero essere gratuite o costare pochi centesimi, all’interno di un discorso di mobilità di zona. Chi usa la bicicletta o abita nel quartiere deve potersi muovere ad un costo proporzionato. Non è concettualmente corretto pagare 1,50 per muoversi da un capolinea all’altro facendo più di 50 km come chi fa solo due fermate. Un concetto così strano quello delle zone e delle fasce? A Londra lo usano da anni. Una città come Roma, infatti, ha il problema di avere prezzi troppo uniformi. Le stesse case sono tutte a prezzi alti. Non si capisce dove inizi la periferia. Io ho lavorato per anni a stipendi da periferia pur trovandomi in centro, senza dunque avere corrisposto quel qualcosa in più che richiede la vita di immagine del centro, la cultura del centro. Il centro costa troppo poco e la periferia costa troppo.

Inoltre, proprio i maggiori supermercati, dovrebbero rendere disponibili, a discrezione della persona in difficoltà, alimentari da scarto, ovvero quegli alimentari in scadenza che vengono tolti dal commercio per motivi estetici, fra cui frutta ammaccata, prodotti scaduti da solo un giorno, pesce. I supermercati sono gli operatori che più di altri possono collaborare nella risoluzione dei maggiori problemi pratici della società: sono punti di incontro e riferimento in tutti i settori e tengono monitorato tutto.

Per quanto riguarda la questione dell’approvvigionamento alimentare, estendendo il discorso anche alle famiglie o persone indigenti, qualsiasi ristoratore locale dovrebbe essere incentivato a raccogliere ed offrire il cibo di scarto a fronte di agevolazioni fiscali, maturando un credito presso le amministrazioni, un credito da spendere in termini di riduzione fiscale o accesso a finanza agevolata. Insomma, l’economia circolare virtuosa non può non basarsi su un sistema di compensazioni, alcune obbligatorie altre volontarie. Così come le grandi aziende, con economie di scala, sono tenute ad assumere personale invalido, adibendolo a mansioni compatibili con la loro invalidità, parimenti dovrebbero diventare punti di riferimento per per le situazioni critiche, con il controllo e collaborazione, se necessario, delle forze dell’ordine. È giusto che una persona indigente, anche se temporaneamente, sia segnalata e controllata. La struttura psicoemotiva di una persona in condizioni di debolezza è proprio quello oggetto di truffe, quella che alimenta fenomeni usurai e si espone a microcriminalità.

Il piccolo commerciante che voglia, per altre ragioni, accumulare un credito o scontare una multa, deve, a sua volta, avere la possibilità di aiutare la parte debole della popolazione. Per esempio, un imprenditore che debba scontare una ingente pena fiscale, così come un singolo cittadino è tenuto a pagare facendo lavori socialmente utili al posto della pena pecuniaria, parimenti l’imprenditore deve poter ripagare aiutando socialmente invece che versando denaro nelle casse dello stato. Il concetto di “lavoro socialmente utile” andrebbe visto in tutte le direzioni ed a tutte le dimensioni, quindi non solo da parte del cittadino privato e della persona fisica, ma anche da parte della persona giuridica nei confronti della società. Per esempio un imprenditore edile o con intestate più proprietà immobiliari potrebbe rendere disponibili le proprietà a persone segnalate con pratiche di sfratto. Tutto questo si basa sul concetto che il denaro deve circolare, possibilmente in tutte le direzioni, per generare effetti riequilibranti, invece che scompensi da accumuli e svuotamenti.

Non ho molto altro da dire. Potrei aprire un capitolo su due temi tanto discussi in questi giorni, prostituzione e immigrazione, ma rischierei di andare “fuori tema”, non essendo il collegamento diretto, se non con riferimento ai concerti di economia circolare e di gestione delle attività fuori dalla confort zone.

Non c’entra niente, ma mentre sto scrivendo questo pezzo sto ascoltando musica, come capita spesso.
Pur essendo io una esterofila amante della musica soul americana femminile alla Stanfield, Summer, Keys, Franklin, alla fusion pop maschile stile Lenny Krevitz, George Michael, Freddy Mercury, dei grandi rocker, delle sonorità elettroniche progressive, chill e tribal deep, alla Navarro, Tiesto, Negro, penso ora alla nostra musica italiana per queste righe tutte “domestiche”.

In questo momento saluto i nostri maggiori Rockers (io nasco musicalmente nel rock), Vasco, che, a quanto pare, è andato in pensione, (incredibile!!) e Gianna, che con le loro voci roche e contenuti pieni, raccontano storie di passioni di strada, colonna sonora adatta a questo post. Saluterei anche Biagio e Pelù, altri due cantautori con voci meno roche, anzi, con grandi estensioni, ma con la testa per terra. Sì, la testa per terra. Me li immagino così, la testa piena di vita vissuta. Cantautori segnati dalla vita, che volano con la voce. Ne citerei altri, ma in questo momento penso a loro. Penso a chi ha avuto il coraggio di cantare “c’è chi dice no”, alla “Gianna Nazionale”, capace di essere uomo nei sentimenti, in un corpo di donna magra e piccolina, con voce ruggente e capello sempre ribelle, penso al grande Biagio, con testi di eterna attualità, che canta con metafore che attraversano tutti i sensi, “lei è il sale, fa male” capace di immedesimarsi e dire “coi tuoi occhi e le tue gambe io”. Penso infine all’infinito Pelù. Sì, infinita voce, voce psichedelica e lisergica alla Pink Floyd, infiniti testi, infinita pelle tatuata e segnata capace di cantare “Vivere il mio tempo, viverlo da dentro” e fa
“rinasce(re) ogni attimo il (tuo) genio fantastico (che) goccia a goccia fa male dentro me”. Testi e suoni psichedelici, anestetizzanti, perfetti per un articolo a consuntivo.

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