Casa in Italia: use it or lose it.

Use it or lose it” è in sintesi il principio base di quei diritti e beni che se non usati per la funzione per cui sono stati concepiti, decadono a livello giuridico oppure si rovinano a livello biologico.

La proprietà immobiliare può essere vista come i diritti di privativa industriale.

Solo due parole sul grande mondo dell’immobiliare e relativa gestione.

Parto dalla constatazione che le case e altre costruzioni immobiliari sono beni funzionali: qualsiasi proprietà immobiliare serve alla vita dell’uomo. Qualsiasi palazzo nulla ha a che vedere con una opera d’arte fine a se stessa. Anche un mausoleo serve per contenere le ceneri di un defunto regale o imperiale, prima di diventare luogo di culto e bene di interesse artistico e turistico generante un reddito per lo stato. Nessun palazzo può essere paragonato ad una statua realizzata a fini provocatori, celebrativi, o decorativi. Una casa, un palazzo serve per consentire all’uomo di vivere la propria vita sociale in tutte le sue forme.

Su questa premessa, confronto i beni immobiliari con i beni di proprietà industriale, ovvero invenzioni dell’ingegno umano non fini a se stesse, ma con una applicazione e applicabilità industriale che permette il progresso della società. Sulla base del principio dell’industrializzazione e del progresso sociale, i diritti di privativa e sfruttamento economico dei brevetti sono soggetti a decadenza per mancato uso o a scadenza, sono cedibili in licenza. Questo significa, in termini pratici, che se Tizio inventa un dispositivo utile e deposita il brevetto, ma non si attiva per industrializzare la propria invenzione, perde, dopo cinque anni, parte dei propri diritti. Per esempio io ho inventato un bicchiere per l’industria del catering. Se dopo averlo brevettato non industrializzo la mia idea, un altro imprenditore sul mercato potrebbe copiare il mio brevetto senza essere punito.

Fatto questo parallelismo sulla funzionalità dei beni. La mia riflessione sull’immobiliare è molto semplice.

Così come le invenzioni d’ingegno ed i modelli di utilità devono produrre un progresso nella società entro cinque anni dal loro deposito, così le proprietà immobiliari non dovrebbero rimanere sfitte. Nella zona in cui abito ho notato un elevato numero di abitazioni nuove rimanere vuote per almeno due anni, anche tre o persino quattro. Parimenti ho constatato che alcuni amici hanno case di proprietà ereditate che non affittano per una serie di motivi validi in astratto, ma non a livello sociale. Le costruzioni hanno una funzione e lo stato non dovrebbe limitarsi a imporre tasse sostenibilissime, ma dovrebbe subentrare nella gestione del bene come fa quando deve costruire infrastrutture e subentra nei diritti sul suolo e come permette a terzi di sfruttare le invenzioni di ingegno.

La tassazione di un bene sfitto dovrebbe essere progressiva ed arrivare a costringere alla offerta di gestione del bene a fini sociali, per esempio affitto ad una lista di richiedenti per nuove coppie e nuove attività o persone con esigenze abitative di emergenza, per esempio persone in mobilità.

Quello che importa non è la tassazione in sè, quindi, ma il mancato utilizzo. Un bene funzionale che non esplica la propria funzione genera stagnazione del mercato nonostante la progressività della tassazione ed i problemi di immobilità del mercato, soprattutto italiano, non si possono risolvere se non muovendo ciò che resta immobile.

In questi anni ho persino valutato la convenienza di farmi costruire una casa prefabbricata invece che acquistare la casa classica. A conti fatti, ho 40 anni e sono senza figli: a cosa mi serve una casa tradizionale ai costi di costruzione italiani? Le case alla statunitense sono pratiche, costano un quinto delle case tradizionali italiane e si smantellano senza problemi lasciando libero il terreno per nuove costruzioni senza problemi di eredità. Sarebbero una soluzione per tante persone.

In Italia un impiegato non riesce a comprare un semplice bilocale con uno stipendio normale e premesso che molti impiegati sono dignitosissimi laureati con dignitosissimi lavori di ufficio, non si capisce perché i prezzi del mercato non debbano adeguarsi alla effettiva domanda del mercato: un mercato qualificato e referenziato di single e di coppie che lavorano dieci ore al giorno fuori casa e vivono una normale vita sociale.

Il Comune potrebbe subentrare nella gestione degli sfitto e degli affitti almeno in questo senso, concordando con gli stessi datori di lavoro eventuali sgravi in base agli stipendi dei lavoratori stessi.

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