Il colore degli altri

 

Oggi si sono sedute di fronte a me due belle coppie con figli. Una molto sportiva, mista di razza. Una è europea, ma con stili molto diversi.  Una delle bambine era attirata da me e si voltava sempre.

Ecco l’unica nota di colore della mia giornata: i colori delle pelli delle coppie nella zona pranzo del centro commerciale, dove sono stata per tre ore senza che nessuno si sedesse con me. Normale che in periferia anche se di sabato si mangi per mangiare.

Approfondendo l’incontro di oggi, chissà se posso dire che i bambini sono lo specchio della nostra identità.

Non credo sia un caso che da me fosse attirata la bambina di sangue misto, figlia di un atleta di colore ed una donna alta e bionda di cui fatico a individuare la provenienza. Questa coppia era molto sanguigna. Parlavano poco fra loro, ma con I corpi si intendevano. Erano ben organizzati nel gestire la bambina, il seggiolone, la spesa, sapevano chi dovesse prendere cosa, avevano dei ruoli e si guardavano negli occhi.
L’altra coppia era più dialogante e più composta. Non sono sicura che stessero insieme. Stilisticamente parlando sembravano piuttosto parenti o amici stretti di una famiglia allargata, ma non una coppia. Parlavano in modo profondo senza intimità. Erano concentrati sulla bambina, già educata, che sapeva stare al suo posto con gli adulti, mangiare il proprio cibo senza disturbare e con educazione. Questa seconda coppia sembrava italiana, l’altra era proprio straniera, infatti mi è venuto più spontaneo parlare con l’altra. Una bella donna che ha avuto due figli a distanza di diciotto mesi. Lo so perché glielo ho chiesto io dopo un po’ di volte che la bambina si è voltata a guardarmi e a salutarmi. Mi sembrava di non dispiacere alla
Coppia, ma volendo proporre loro servizi da baby sitter, non avrei saputo come fare. Pur avendo parlato un paio di minuti della gravidanza, la conversazione non si è accesa in nessuna direzione. Una coppia molto fisica. Mi piaceva molto. Credo che avrei lavorato bene con loro o per loro.
L’altra coppia, essendo più europea e molto italiana, sarebbe stata per me una buona coppia, ma forse più impegnativa per quanto riguarda il rispetto di alcune tradizioni. La loro bambina era vestita da ballerina, la madre un po’ rochettara e lo zio col capello lungo forse un artista, un bartender, molto free, un giramondo che se la sa cavare. Fra le due coppie, credo avrebbe avuto bisogno di me la prima, quella sportiva di sangue misto, quella più fisica, quella più concentrata sulla coppia e più aperta alle circostanze. Mi avrebbe lasciato la bambina con serenità ed il fatto che la bimba mi avesse già scelta per loro sembrava essere un fatto normale. La coppia italiana, invece, sembrava piu a distanza.

Non so se io abbia perso una occasione, ma non avrei saputo come fare a propormi andando oltre le due battute sulla gravidanza. Chi si siede in un centro commerciale lo fa per mangiare e ristoraesi, non per cercare una baby sitter. Diciamo che, qualora avessero visto in me una valida compagnia, dopo gli scambi con la bambina e le battute, avrebbero dovuto loro fare una battuta rompighiaccio, per esempio dicendo qualcosa come: “magari avessimo una baby sitter che piace come lei”. Oggettivamente la bimba con me stava bene. Persino avendo iniziato a fare qualche capriccio, dicendole di non piangere, aveva smesso. I genitori non si sono risentiti per questa mia libertà nel dire con simpatia alla bimba di non piangere. La sintonia di era creata. Altri genitori avrebbero potuto risentirsi . Diciamo che la bambina ha fatto da arbitro ed i genitori la hanno rispettata.

A dirla tutta, io non vorrei fare la baby sitter, ma mi rendo conto che è un servizio personale che può essere molto utile ed anche piacevole. Non avendo avuto figli non posso vantare nessuna esperienza pratica consistente, ma considerato che il ruolo di genitore non si insegna, considerato che come figlia di una coppia problematica mi sono spesso fermata a riflettere sul ruolo in se, come forse altri non hanno la necessità di fare, tutto sommato potrei essere adeguata. Ho le nozioni di primo soccorso, vivo da sola da sempre, ho animali, mi interesso di nutrizione in modo serio, il benessere generale è per me un vero interesse, e, soprattutto, mi sento adulta. I ruoli per me sono chiari: io ho quarant’anni, ho l’età adeguata a prendermi responsabilità, se necessario.

Per chiudere, in molti mi hanno guardata storta per non essermi alzata a cedere il posto ad altri che mangiavano in piedi, ma, francamente, non mi sentivo tenuta a farlo. Speravo anzi che qualcuno di interessante ambisse a sedersi vicino a me, invece non è accaduto. Mi hanno chiesto le sedie per portarsele via.
Pazienza. Pur essendo sabato,e giornata di inizio saldi, l’atmosfera non era lavorativa infrasettimanale. Abbiano appurato che il centro commerciale è un posto in cui fare acquisti o sostare, ma non un posto in cui fare affari o socializzazione.

Forse mancano alcuni servizi essenziali: manca una bacheca, manca un punto Office-Wi-Fi, manca una lavanderia a gettoni, manca un angolo lounge con musica, giornali e libri per la sosta lunga, manca un centro benessere, insomma, manca la possibilità di fermarsi per motivi diversi dal mangiare o dal comprare.

Tornando alla bimba, figlia di due bei genitori di razze diverse, sono contenta di avere attirato la sua attenzione. Una bimba simpatica, curiosa, ricettiva. Sono contenta di esserle piaciuta.

 

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