Un incontro diverso dal solito: i Gaia Quatro

Stasera al consueto centro commerciale mi è capitato un incontro simpaticissimo: mentre stavo degustando un semplice caffè, quattro ragazzi, due ragazze e due ragazzi, sono arrivati, disinvolti e scanzonati, a volermi conoscere. Sarà che non ho avuto figli e sono sempre stata con adulti, mi sono divertita.

Non ricordo esattamente la prima frase che mi hanno detto per agganciarmi perché sono stati così svegli e veloci, nonché brillanti, che la conversazione si è accesa subito nonostante l’enorme differenza di età.

Dopo poche battute ho scoperto che erano minorenni, fra i sedici ed i diciotto anni. A ripensarci sono ancora sconvolta dalla loro capacità comunicativa e dalla loro disinvoltura.

È proprio vero che i giovani di oggi sono diversi da come ero io alla loro età, venticinque anni fa.

Erano ben assortiti. Due ragazze molto carine in jeans corti, entrambe con i capelli lunghi, pelle abbronzata, volti curati e simpatici, una sul biondo, stile Letizia Casta, ed una sul moro, stile Pocahontas.

I due ragazzi avevano già il modo di fare degli adulti. Spigliatissimi, si comportavano già come due agenti immobiliari o due commercianti navigati. Uno magro con occhi azzurri un po’ più intellettuale, capace di guardare negli occhi ed ascoltare in profondità avvicinandosi con educazione e disinvoltura, l’altro più piazzato e già in grado di intervenire a riprendere le redini del gruppo ricordando di essere l’unico maggiorenne ed avere vinto dei premi.

Ricordo che mi hanno chiesto di dove sono. Mi hanno chiesto se mangio Parmigiano, mi hanno chiesto se conosco Chiara Ferragni. Mi hanno chiesto se credo nell’oroscopo e quale fosse la mia filosofia, quella che ispira il mio blog. Mi hanno chiesto che lavoro faccio. Mi hanno chiesto quanto prendo e come lavoro. Un colloquio di lavoro ufficiale sarebbe stato più problematico. Sono stati focalizzati, diretti, chiari. Avevano la capacità di capire benissimo le mie risposte, non avevano bisogno di ripetizioni e andavano oltre. Incredibile. Parlando di “guru” nella società della comunicazione, io, per provocazione, ho chiesto loro se conoscessero Vanna Marchi. Non la conoscevano ed in due parole ho dovuto definirla: una incriminata perché stava in televisione a vendere pronostici astrologici alla gente con problemi che, per propria scelta, telefonava da casa.

Mi sono divertita molto con loro. Mi hanno bombardata di domande ed ho quasi faticato a rispondere a tutte. Mi hanno energizzata molto. Avevano bisogno di risposte veloci. Veloci, ma di spessore. Erano affamati di contenuti. Contenuti chiari, coerenti, informazioni certe. Avevano bisogno di sicurezza. Mi hanno fatto poche domande, ma molto serie. Nel loro modo scanzonato mi hanno chiesto una direzione, una indicazione per capire questo mondo dentro il quale si muovono con disinvoltura, ma che in fondo sanno di non conoscere.

Avevano sempre la risposta pronta, sempre una domanda in più, sempre un sorriso. Non ricordo nemmeno come sono andati via. È stato tutto molto veloce e molto intenso. Mi hanno chiesto il contatto di Instagram, mi hanno scritto il loro e ci siamo salutati. Dopo averli salutati mi sono seduta al wi-fi a scrivere le mie e-mail come se nulla fosse accaduto. Solo tornando a casa ho metabolizzato il veloce incontro e mi sono resa conto che meritava un ricordo scritto.

In questo momento mi viene da pensare ai figli delle mie amiche e delle mie ex colleghe: hanno già l’età dell’universita. La mia vita ha preso tutt’altra strada. È stato un incontro piacevole. Una nota di imprevedibile freschezza nella mia giornata.

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