Decreto dignità?

A conti fatti, con tutti i problemi che ho avuto fra carte di credito e sfortune varie, devo dire che il sistema è talmente rigido che persino nelle periferie abusive non si riesce a concludere nulla.

Avevo ed ho tanti prodotti da vendere in cambio di altri prodotti che mi sarebbero serviti, ma mi sono trovata a regalare senza ricevere quello che mi serviva.

È così difficile per i centri commerciali fare lavorare qualche ora chi ne ha bisogno o accettare in un punto di raccolta beni di scambio da riciclo in accordo con il Comune?

È tutto un incubo. Il Comune di Roma non ha le infrastrutture minime e non fa nemmeno funzionare il Wi-Fi per cui si è pagato. Per fortuna che esistono i grandi gruppi internazionali come punto di riferimento,  mi riferisco a Carrefour e MacDonald’s, che  tuttavia hanno politiche rigide e non possono accogliere le piccole esigenze del singolo di zona, anche se transitorie.

È tutto inutilmente complicato. Mi sono trovata con punti spesa che non potevo spendere, mi sono trovata a chiedere di fare pulizie e mi è stato chiesto il curriculum persino per fare questo. Ma gli immigrati? Portano tutti quanti il curriculum?

I singoli gestori dei punti vendita non si prendono responsabilità e rinviano alla casa madre.

Non ti preparano nemmeno una piadina senza il permesso “corporate”. Quindi devi passare dalla sede centrale per fare la recensione sul singolo prodotto: i locali non hanno un “budget”, pare, da destinare a food blogger o a chi ne abbia bisogno. Sono tutti con le mani legate come impiegatucci, senza nessun potere decisionale. Ufficialmente questo è quello che accade. Fare degustazioni è ancora cosa strana, al di fuori delle campagne promozionali aziendali. Il punto vendita locale vende e basta ed anche il food blogger si deve comprare il prodotto. Perché quindi, poi, fare la recensione pubblica? Tanto vale tenere le proprie conoscenze e recensire al cliente che ti ingaggia.

Per fare pulizie e scaricare pacchi o sistemare scaffali bisogna fare tutta la selezione, invece sarebbe bastato che il direttore locale acconsentisse a lasciar lavorare per qualche ora, decidendo velocemente in autonomia e comunicando con la sede centrale il lavoro extra, se necessario.

Ho esplicitamente chiesto al punto di Anagnina, che tiene aperto h24, cosa dovessi fare per lavorare qualche ora di notte, visto che comunque spesso mi sono recata da loro per usufruire del wi-fi, ma sono stata presa non sul serio. Eppure lo sanno che non avevo nemmeno i soldi  per il wi-fi.

Io trovo tutto molto assurdo. Non mi è stato permesso nè di lavare i piatti, nè di scaricare pacchi. Sono andata in giro a regalare CD è collane per un po’ di frutta e scarti di pesce. Almeno sono viva! Avrei venduto di tutto, ma non mi è stato possibile nemmeno questo perché la gente non ha nemmeno accettato lo scambio. Paradossale. Un uomo che mi ha invitata a cena dopo avermi conosciuta per un annuncio di vendita della macchina ha azzardato dire che mi avrebbe ricaricato il telefono solo se gli avessi detto che avevo bisogno di venti euro per mangiare, mentre per altre motivazioni non lo avrebbe fatto. Assurdo!!! Prima mi invita a cena, mi fa capire che gli piaccio, poi mi vuole umiliare. Io non capisco questa città, non capisco questa gente, non capisco questo sistema. Ovviamente quell’uomo è stato da me doverosamente “sfanculato”. Altro che dichiarazione di fame!

Magari stasera mi metto al distributore, sempre che non ci sia già un filippino. Ma non lo farò solo perché al distributore non c’e Il Wi-Fi, quindi sto a casa, scollegata dal mondo a scrivere i miei articoli sull’iPhone.

Perchè ho tanto bisogno del wi-fi essendo nata in tempi in cui non esisteva il cellulare? Semplice: perché sono single e perché sono una studiosa. Prima leggevo libri cartacei, ora mi documento su internet. Inoltre, essendo single e sola mi relaziono grazie al web. Scrivere questo blog è per me un modo di testomoniare che sono viva. Studiare mi fa sentire viva. Grazie al web mi sono professionalizzata dj nuovo anche senza partecipare a corsi di formazione istituzionali. Grazie al web sono rimasta attiva intellettualmente pur essendo isolata fisicamente e abbandonata emotivamente oltre che messa all’angolo economicamente.

Vita da periferia italiana nel 2018. La laurea non serve a niente, ma nemmeno voler scaricare pacchi serve a nulla.

In compenso vado in giro per centri commerciali e “casualmente” trovo le mie idee che diventano business. Le proteine che ho selezionato che diventano milkshake proteici a Cinecittà, le magliette con scritto Amanda da Decathlon, Amanda che diventa persino il nome di una marca di matè, pubblicità con foto che assomigliano ai miei quadri. Interessante! Il gioco delle coincidenze. Vengo seguita e produco senza accorgermene.

 

 

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