Fashion w-e

Questo fine settimana sono stata più in giro del solito. Complici le proteine e la frutta, ho retto ottimamente la pedalata sotto il sole in giro per la città e persino il trucco ha retto benissimo per molte ore senza doverlo ritoccare. Capello sempre a posto. Relax.

Per due giorni ho visitato Alta Roma, assistendo all’esposizione dei prodotti di alcuni artigiani, ad un aperitivo e ad una sfilata di giovani talenti.

Seguo il fashion da sempre per piacere ed ora per motivi professionali.

Ho riscontrato in sede il livello organizzativo imperfetto tipico delle manifestazioni romane, ma l’evento in sè è qualcosa di interessante in città.

Senza voler spendere parole sulla sede di Cinecittà, che purtroppo è trascurata, dalla manutenzione degli immobili, alle aree di sosta, toilette e priva di servizio wi-fi, la stessa manifestazione “AltaRoma” non ha superato la disorganizzazione della sede prescelta.

Il primo giorno ho iniziato con banali problemi di accreditamento (una persona all’ accoglienza, di cui preferisco non fare il nome, mi ha persino risposta che lei non era tenuta a conoscere chi lavorasse nella propria organizzazione, perché quello non era il moma. Si commenta da sola.
); il secondo invece sono entrata senza problemi, come avrebbe dovuto essere anche il primo giorno per quel livello di manifestazione. Poca gente. Non aveva senso mettere un accreditamento se non a fini di statistica e “sicurezza”. Quale sicurezza in un quartiere misto fieristico senza tornelli e controlli reali? In compenso nelle sale compare un cartello che afferma che le persone presenti possono essere riprese e quelle riprese usate in qualsivoglia modo. Incredibile. Non finirei mai di criticare quel posto.

Le manifestazioni erano una per volta, ufficialmente senza dress code, un luogo in cui vestirsi a piacere, una occasione per casting indiretto, con telecamere nascoste ovunque.

Come sempre sono stata bene in mezzo alle stravaganze estetiche di quel mondo, in cui, volendo, si sarebbero potuti fare tantissimi scatti fotografici, mi sono quindi rilassata e sono stata rinfrescata dalla visione dei giovani artigiani in una dal espositiva arrestata con pallet, in cui non sembrava di stare a Roma.

Tuttavia, non era il posto giusto per intessere relazioni. Gli espositori avevano solo esposto il prodotto senza presentare un flyer esplicativo su cosa avesse la loro creazione di innovativo: bisognava guardare attentamente e chiedere cosa ci fosse di speciale. Non era evidente.

Io credo che un angolo espositivo per i giovani talenti e gli artigiani della moda debba essere stabile al centro di Roma, in mezzo alle grandi vetrine, affinché anche il turista di passaggio possa visitare in qualsiasi momento l’HUb innovativo. Un luogo in cui fare casting, scouting e formazione, un luogo pieno anche di libri, tessuti e riviste in cui chiunque, accreditandosi, possa persino provare a tagliare e cucire un abito.

Ho trovato, chiedendo, alcuni prodotti molto interessanti, fra cui scarpe con un tacco speciale, realizzato con materiali provenienti dall’industria aeronautica, valigie in pelle deformabile e scarpe fascianti rifinite in tessuto elasticizzato adattabili ad ogni tipo di piede o di gonfiore del piede stesso. Lo stesso tipo di scarpa, a dire il vero, l’ho trovato anche da Zara.

La mia domanda è: perché un tipo di scarpa fasciante ed elasticizzata come quella non la produce una casa di abbigliamento sportivo con tutte le conoscenze che ha sul tacco, la pronazione, l’ammortizzazione, la camminata?
La mia testa si è staccata subito dall’articolo in sè ed ha cominciato a pensare in termini sistemici: perché il mondo del fashion e dello sport si parlano così poco?

Al mattino ero passata in profumeria ed avevo provato un profumo a base di mandorla che mi piace molto, devo dire, anzi, moltissimo, che persiste sulla mia pelle e si armonizza persino alla mia cucina. Io infatti preparo molti dolci, uso la frutta a guscio ed il miele oltre alla frutta ed alle proteine, circondandomi di profumi e sapori dolci. Ho fatto la stessa riflessione per il profumo: perché il mondo della profumeria e della cucina o dello sport dialogano così poco? Solitamente le pubblicità di profumi non sono sinestesiche: non si capisce la fragranza del profumo dalla foto promozionale. Troppo spesso le pubblicità inquadrano i Testimonial per dare l’immagine dea persona ideale per quel profumo, ma l’immagine in sè non dice nulla della composizione del profumo e della relativa piramide olfattiva. Peccato! Sarà che per me il corpo è un “tutt’uno”, io sono attirata da quelle situazioni in cui trovano soddisfazione tutti i sensi o almeno più di uno. Insomma, credo che i mondi dello sport, nutrizione e fashion dialoghino troppo poco, ognuno chiuso nel proprio senso prevalente: il tatto, il gusto e la vista. Colgo quindi l’occasione per spiegare che il mio lavoro consiste proprio nell’aiutare a trovare quel punto di convergenza che regala un benessere superiore: la sensazione di completezza del benessere profondo, che ti permette di abbandonarti al vero piacere, quello che coinvolge tutti i sensi.” Infatti non fumo. Il fumo fa male alle prestazioni sportive; il fumo rovina L’olfatto ed il palato; il fumo rovina i profumi del corpo e de cibo. Io annuso di tutto. Devo persino stare attenta, per evitare di annusare sostanze tossiche o avvicinare gli occhi a qualche sostanza dannosa. Eh già, col viso è meglio mantenere le distanze.

Si sa che spesso le donne soffrano infatti di gonfiore alle gambe nel periodo estivo e che una scarpa tradizionale, ancorché morbida, possa risultare stretta a fine giornata. Ma si sa anche che la vita metropolitana sia difficile da affrontare con tacchi tradizionali, poco stabili, sempre da aggiustare. Ho trovato solo la Superga che fa scarpe col tacco in gomma, ma i modelli non sono così spendibili nell’abbigliamento metropolitano. Insomma, credo ci sia mercato per questo prodotto. Hanno persino messo il tacco alle AllStar e altre sneaker. Forse proprio la AllStar potrebbe essere una casa giusta per questo modello di scarpa ibrido? Una scarpa da metropoli, da indossare con abiti e tailleur di ultima generazione in tessuti misto elasticizzati con inserzione di bande elastiche in vita al posto della cintura come quelli di Zara, come le jumpsuit di Oysho, come i tanti leggins che ormai si sono quasi sostituiti al pantalone classico, rimasto protagonista solo degli ambienti politici e business legali finanziari ad alto livello, ma assolutamente non necessari in tutti gli altri casi. Non si contano le situazioni in cui serve essere eleganti ma comodi. Dal servizio in sala nei locali di prestigio, al contatto con il cliente in qualunque negozio. Serve un abbigliamento elegante e comodo, in grado di coprire le 24 ore: dal mattino con un pubblico di famiglie all’aperitivo la sera. Deve poter essere sufficiente slacciare un bottone per cambiare lo scollo ed il modello di una camicia, aggiungere o togliere un copri spalle, le giacche dovrebbero diventare double face: giorno e notte. L’intimo dovrebbe essere adatto anche ad andare in spa a rilassarsi dopo l’ufficio o a correre alla lezione di yoga senza doversi cambiare tutto. Insomma, prima andavo in moto ovunque e mi portavo i tacchi nello zaino. Usavo l’abbigliamento tecnico solo per i giri fuori porta. Ora che mi sposto in bicicletta, non uso un abbigliamento sportivo da allenamento, ma ho elaborato uno stile “HomeFit”: mi alzo al mattino e con quello che indosso faccio di tutto. Immagino che siano molte le persone come me. Non ci si può cambiare sempre, bisogna avere un abbigliamento che si adatti facilmente a più situazioni.
Tornando ad Alta Roma, fatte queste interessanti scoperte e respirata un’aria di design tipica di Milano e del Trentino – la sala espositiva era infatti arredata come una zona benessere -, ho girato alla scoperta delle persone presenti all’aperitivo: loro si conoscevano tutto fra di loro, io no.
In questi casi credo che le manifestazioni dovrebbero avere una brochure all’ingresso, proprio come in fiera, in cui vengono presentate le maggiori personalità presenti: foto e storia. Le personalità del mondo della moda sono come i prodotti in altri settori. Non ho trovato, dei tanti sponsor, nessun gadget, nessuna rivista di moda in regalo, nessun prodotto dei parrucchieri da provare. C’erano Aveda e Tony&Guy, ma non c’era nulla in prova. Insomma, io ho il concetto della “fiera”: che tipo di pubblicità sperano di farsi le società che non offrono promozioni? Credono che basti io loro nome stampato su un cartellone? Anche Radio Montecarlo era sponsor, ma non ho capito cosa abbia fatto. Ascolto Radio Montecarlo da anni, ma quale ruolo ha avuto per Alta Roma? Ho conosciuto un dj dell’aperitivo, ma la musica era la sua. Quindi? Non capisco.

Il mio ruolo è stato molto osservativo.

Il Wi-Fi non c’era, quindi non si è potuto fare il check-in. Mi pare che non avessero interesse a monitorare l’evento in termini mediatici.

La mostra degli emergenti è stata tradizionale: qualche prodotto esposto sopra dei bancali di legno. Tutto intorno niente video con sfilate, niente postazioni multimediali di nessun tipo.

Per gli appassionati di moda, perdersi in centro tutto il giorno fra le vetrine di piazza di Spagna, via Condotti, via Frattina, via Borgognona, prendendosi un aperitivo in uno dei localini delle vie, e godendosi la Roma vera, non quella ricostruita per i set cinematografici, è la soluzione migliore. La Roma dei set cinematografici in foto sembra un fotomontaggio da cartolina, un effetto anni ‘60 perfetto per un turista da luna Park, più che per un appassionato di moda.

Ho tenuto questo articolo in escrow, perché criticare una manifestazione di moda non è fra i miei obiettivi, ma purtroppo devo confermare L’inferiorità delle manifestazioni di moda romane rispetto a molti eventi fieristici di Bologna, Milano e Rimini, dal salone del mobile a tutti gli altri, incluse mostre monotematiche piccole come quella di Leonardo.

Cosa mi aspetto? Mi aspetto maggiore interattività col pubblico e maggiore tecnologia: passerelle, cabine prova e set per i visitatori che possono provarsi gli abiti senza dover chiedere il permesso. I prodotti erano infatti solo esposti. Mi aspetto una zona casting, mi aspetto una zona laboratorio e sartoria per occasioni di taglio e cucito sperimentali, mi aspetto video con proiezione delle sfilate di moda romane e biografie degli stilisti. Insomma, perché una manifestazione della moda in una capitale del mondo come Roma, peraltro “Alta Roma” deve essere inferiore a molti musei con percorso interattivo, Wi-Fi, libri e brochure, zona audio, video e studio? Nel 2018 non lo capisco.

La sfilata è stata interessante. Avrei qualche commento tecnico anche su quella, ma preferisco limitarmi a ricordare i fisici delle modelle e gli abiti. Non sono d’accordo sul fatto che entrando a Cinecittà le persone vengano riprese e le riprese possano essere usate in qualsivoglia modo: perché? Andrebbe specificato all’ingresso principale e andrebbe consegnata una mappa con le telecamere: una persona ha il diritto di sapere dove sono le telecamere che la riprendono; una persona deve poter decidere di evitare una telecamera oppure di decidere in che modo farsi inquadrare. Proprio nel mondo dello spettacolo non viene rispettato il diritto all’immagine di tutte quelle persone che lavorano con l’immagine. Uno dei soliti problemi italiani e romani: “buttar tutto in caciara” e nel frattempo far guadagnare i furbi.

Concludendo, credo che Cinecittà potrebbe trasformarsi in ente fieristico dislocato. I set cinematografici si prestano a manifestazioni di nicchia di articoli di design, alta tecnologia, oltre che a spettacoli teatrali, o di balletto. Penso per esempio a tutto il mondo vintage del restauro: Cinecittà mi ricorda Camden Town a Londra. Potrebbe ospitare boutique di abiti da tutto il Mondo e diventare una fiera permanente di prodotti glocal. La facilità con cui si raggiunge la renderebbe anche una sede valida per congressi, alternativa al tradizionale Ergife. La vicinanza al centro commerciale ed al grande parco dell’Appia la rendono una location strategica per Roma Sud, sede anche di concerti. Perché al Circo Massimo sì e a Cinecittà no?

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