Cibo, famiglia, coppia

post in aggiornamento 18/06/2018ore 3.11

Fin da piccola mia madre mi ha sempre rimproverata di mangiare troppo companatico e poco pane. In casa mia si è sempre discusso per il cibo, fra i tanti argomenti di discussione. Mio padre ha sempre rinfacciato a mia madre di non saper cucinare come mia nonna e così via. Cibo e soldi. Abbiamo sempre discusso di questi due argomenti.

Per mia fortuna, la mia personalità si manifestava fin da ragazzina. Io sentivo l’esigenza di mangiare poco pane e mangiare più prosciutto, per esempio. Fin fa piccola avevo bisogno di proteine e di dolci. Mangiavo il ragù alla bolognese a cucchiai, mi nascondevo per mangiare la nutella con i grissini, adoravo la macedonia e ne mangiavo intere tazze. Si, mangiavo tazze di Macedonia con ricotta e zucchero. Fra i primi piatti adoravo i tortelli, pasta all’uovo ripiena, e quando andavo dalle nonne, spesso, mangiavo due primi piatti invece che primo, secondo, contorno e dessert. Amavo l’erbazzone, una torta salata senza lievito con spinaci e parmigiano.
Bevevo caffè e tè a seconda delle ore della giornata, il caffè a colazione, il te con limone di pomeriggio con i biscotti. Amavo le macine alla panna, la crostata di prugne e le mousse, il dolce gianduia ed i sughi d’uva.
La carne mi è sempre piaciuta solo se saporita e tenera. Preferivo gli organi e mangiavo persino i fegatini col prezzemolo.
Il pesce ho iniziato a mangiarlo all’estero in vacanza e dopo i 20 anni a cena con gli uomini. La prima volta che ho affrontato uno scampo e un gambero è stato con un amante che si divertiva a portarmi al ristorante e vedermi imparare a spolparlo.

Purtroppo i miei, come è normale che avvenga fra le coppie che non vanno d’accordo, sono usciti poche volte a cena ed hanno fatto poca vita sociale. Ricordo poche vacanze e poche cene. Una delle più belle in Svizzera, a Livigno, dove ho conosciuto la fonduta di carne e formaggi, il Toblerone e tutte le varietà di cioccolata. Mia madre, purtroppo, ha sempre represso i sensi e persino respinto i regali. Avevo solo sei anni quando mio padre le regalò un orologio importante e lei si incazzò perché erano soldi spesi male. Avevo solo sei anni, ma ero dispiaciuta per mio padre e non capivo perché i miei stessero insieme. Nonostante avessi solo sei anni, persino io capivo che a mia madre sarebbe servito un orologio al lavoro e che non si trattava di un regalo superfluo: non era un completino intimo, era un orologio. Insomma, a casa mia si mangiava per nutrirsi e anche fare regali non è mai stata nemmeno una tradizione.

Non ho ricevuto nessuna educazione a tavola prima dei 20 anni, se non dalle mie nonne, che mi dicevano cose semplici come: “stai seduta corretta”, “non si spizzica l’uva”, “si usa il cucchiaio di servizio”. Ad apparecchiare ho imparato lavorando nella ristorazione, la mise en place, nonostante mio zio avesse fatto il cameriere. Quando la famiglia si riuniva non si parlava mai di contenuti interessanti, assistevo sempre e solo ai soliti litigi fra fratello e sorelle. A casa di mia nonna, dove mangia mio zio, non si distinguono nemmeno i bicchieri. Era bravo a fare il cameriere quando stava fuori, ma quando rientrava a casa era come mio padre: faceva il figlio della nonna e dettava regole a sua moglie, mia zia Patti, una donna remissiva, e suo figlio, Stefano, mio cugino. Anche mio zio e mia zia hanno sempre avuto problemi di sovrappeso.
Mio padre non ha mai rispettato quelle regole che proprio sua madre mi ha dato: si è sempre servito da solo con il proprio cucchiaio invece che con quello di servizio ed ha sempre bevuto a collo, ha sempre apparecchiato per se stesso e iniziato a mangiare senza aspettare nessuno. Bere a collo dalle bottiglie divenne un motivo di aspra discussione, perché quando rientrava da uno dei suoi incontri extraconiugali, nella notte, apriva il frigo e si metteva a bere, io mi innervosivo al punto da provare repulsione fisica.
Mia madre iniziò a dedicare più tempo alla cucina quando andò in pensione ed io ero già cresciuta. Mio padre, invece, si è sempre dedicato a liquori e marmellate. Tutti gli anni preparava bottiglie di nocino, laurino, mandarinetto. Insomma, si divertiva a fare liquori, che poi beveva. Ha sempre avuto il vizietto a fine pasto e la sera si alzava dal divano per andarsi a fare un bicchierino.

Stranamente, pur essendo uno dei miei nonni un viticoltore, in casa mia non si sono mai bevute pregiate bottiglie di vino e mia madre quasi non sa distinguere un vino da un altro.

Ho conosciuto il vino, come il pesce, all’estero e a cena con gli uomini. Non mi vergogno a dire che dai 20 ai 32 anni selezionavo gli uomini anche in base alla cena che mi offrivano, perché amavo che loro mi insegnassero quello che era un piacere della vita, il cibo. Per tutti quegli anni ho fatto sesso come si mangia un dessert a fine pasto. Mi sembrava normale che dopo una buona cena ci dovesse essere un buon sesso e ho smesso quando ho iniziato a frequentare aperitivi o quando gli uomini hanno smesso di portarmi a cena in ristoranti di buon livello.
Per far capire che non avevo gradito la scelta e che non avrei fatto sesso, pagavo la mia parte: segnale che sarebbe finita li. Una volta mi capitò persino che uno si offese, perché capendo che non si sarebbe consumato sesso, pretendeva di pagare, seppur poco. Dovetti quindi lasciarlo pagare, ma me ne andai in taxi: gli lasciai fare la figura del maschio nel ristorantino di quartiere in cui mi aveva portato, capendo che in quella zona era come far sapere che mi avrebbe trombata, ma alla cassa chiesi se avevano il numero dei taxi, lasciando intendere che probabilmente non sarebbe andata come immaginavano. Di fatto, fuori dal ristorante, lui si incazzò ed io presi il taxi.

Mi capitò anche in un hotel. Dopo una buona cena, arrivammo fino In stanza, ma all’ultimo mi tirai indietro. C’era qualcosa di diverso rispetto al normale desiderio per me, infatti lui pretendeva il sesso, ed io me ne andai. Forse ero già finita sotto controllo. Forse stavano già provando a filmare di nascosto gli incontri.
Eravamo all’Hillton a Roma, nel recente 2014 dopo aver cenato credo alla Scialuppa a Fregene, non ricordo bene. Lo conoscevo, era un toscano di passaggio, che avevo già incontrato due anni prima. Due anni prima era andata bene, ma due anni dopo no. Lui era diventato pretenzioso, non era più divertente. Uno dei tanti che ho conosciuto in chat.

Tornando al cibo, ho poi letto libri, frequentato degustazioni e professionisti del settore, che mi hanno educata. Agli uomini della ristorazione piace insegnare l’arte di stare a tavola e ne fanno un’arma di seduzione. Oggi purtroppo non funziona più. Oggi una cena è una occasione di conoscenza. Oggi sono in grado di preparare a me stessa una cena da chef, cocktail incluso, ma soprattutto il cibo non è più uno strumento di seduzione.

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