A quelli che erano due amici

Lettera numero 3, sabato 16 giugno 2018

Cristina, Cristian,
Questa lettera è per voi. Qui sotto allego le risposte che avete dato alla mia richiesta di aiuto. Rendetevi conto di come siete messi. Rileggetevi. Non notate nulla di strano in voi? Come fate a non sentirvi malati? Siete le persone che avevo indicato sul mio passaporto, quelle da chiamare in un momento di bisogno di salute e giuridico. Vi rendete conto di come mi avete risposto quando vi ho chiesto un minimo aiuto in una situazione come la mia? Entrambi conoscete I problemi di salute dei miei genitori, che mi hanno costretta ad andarmene di casa molto presto, per evitare una tragica storia di denunce. Entrambi mi avete conosciuta da quando avevamo meno di vent’anni e in questi anni sono sempre venuta a trovarvi.
Cristian, tu hai scommesso sul mio fallimento. Incommentabile. Che parole si possono avere per un amico ricco che aspetta che ti sfrattino per entrare in possesso dei tuoi quadri e del resto dei beni, invece che comprarteli quando hai bisogno di soldi e cerchi di avviare la tua attività?
Cristina, da amica donna che peraltro si è sposata grazie a me, non mi sarei mai aspettata il tuo patetico giudizio di moglie inacidita. Sei sempre stata un’amica all’avanguardia e quello che ti ha sempre contraddistinta, qualità apprezzata anche da tuo marito e mio “amico” Andrea, era proprio la tua capacità di capire situazioni che non vivi. Questo ti rendeva diversa. Ho dovuto purtroppo constatare che la vita famigliare ti ha resa più che meschina e cinica, ti ha resa cieca, poco lucida e banale. Hai persino perso la tua logica stringente nel ragionamento. Rileggi il tuo messaggio: prima ti rendi conto che sto affrontando situazioni sordide da sola e poi imputi a me la colpa di situazioni che non sono colpa mia e mi inviti alla normalità. Ti rendi conto di come ti sei ridotta? Hai perso la cosa che più avevi di prezioso: l’intelligenza logica. Il resto lo puoi tenere. Farai felice la tua famiglia con quello che resta dell’amica che avevo.
Amici, dopo aver perso voi, mi resta poco da perdere, fra le persone. Vi informo che devo difendere la mia salute, oltre che il mio patrimonio.
Devo persino far controllare il contenuto di alcune proteine che mi sono state inviate da quello che era il mio fornitore di fiducia. Non so nemmeno, quando sono stata vaccinata, che cosa mi abbiano iniettato. Quando feci le analisi delle urine e del capello per la patente nel febbraio 2016 capii che I sanitari erano al corrente che qualcuno mi aveva somministrato qualcosa nei mesi precedenti. Come si fa a combattere contro le istituzioni a questo livello? Nemmeno voi, miei amici, avete saputo capire la situazione che si era creata intorno a me ed avete anzi sperato che io stessi peggio per godere dei benefici dei quadri che vi ho dato e chissà quale altro calcolo.
Voi mi conoscevate di più di altri, soprattutto Cristina. Cristina, avevo capito che ci fosse un po’ di invidia per la mia vita libera. Lo so che non hai mai mandato giù di rimanere incinta con il tuo metodo naturale, che ti ha dimostrata fallimentare, proprio tu, che sei sempre stata tanto perentoria, ma non ti avevo mai fatto una colpa per la tua invidia, perché capivo da quale sofferenza nascesse. Non avrei mai potuto immaginare, dopo tanti anni, che saresti stata capace di ciò di cui sei stata capace. Non aggiungo altro. Ti stai commentando da sola con il tuo silenzio stampa.

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