La spirale delle truffe e la morte presunta

La truffa è un reato grave per tantissimi motivi.

Fa leva sia sulla parte debole che forte della persona: manda in cortocircuito la personalità che da un lato cerca di minimizzare e dall’altro deve persino rendersi conto di essere al centro di una truffa. I tempi psicologici di reazione sono variabili.

Io ho impiegato anni a rendermi conto di essere vittima di una maxi truffa, che continua ancora oggi.

È tutto iniziato con un micro incidente in auto un sabato sera dopo una serata con un amico pilota – e amante – in centro a Roma a Piazza Augusto Imperatore. Un paio di gin fizz in più, il cellulare che mi cade dal seggiolino, io che lo raccolgo ed ai trenta all’ora finisco contro il marciapiede dell’aurobus a Piazza Venezia.
Io sto benissimo, chiamo il carro attrezzi per una ruota uscita poco dall’asse, ma nel frattempo “qualcuno” alle 4 del mattino invece che farsi i cazzi suoi, senza nessun motivo valido, chiama una pattuglia.

Era il 9 gennaio del 2011. Non c’era nessuno a quell’ora. Mi ritirarono  la patente fra le lacrime di chi sente che sta accadendo qualcosa di grosso e di ingiusto, che non lo capisce , affogando nei sensi di colpa, nel senso del dovere, nella vergogna, nella disperazione di essere sola in una città in cui anche gli amanti con cui hai scopato fino a poco prima ti voltano le spalle se hai bisogno. In una grande città si scopa per divertirsi, solo per quello.

Da quella sera mi accaddero, negli anni, una serie di eventi che non ho mai collegato. Solo oggi, dopo tutto quello che mi è successo, l’ho fatto.

Chi è stato quell’ignoto a denunciare quel micro incidente che non ha fatto male a nessuno ma che ha innescato una serie di eventi?

Perchè persino la mia amica avvocato di Bologna non mi ha suggerito di essere finita dentro una truffa?

Fu l’inizio di una serie di problemi anche sul lavoro, in cui gli avvocati per cui lavoravo erano intimo amici di quello che mi difendeva nella causa e che nel 2015 rinunciò al mandato a mia insaputa sperando di procurarmi un ulteriore danno, dopo aver gestito la causa in modo tale da guadagnare su lavori socialmente utili che avrei dovuto fare presso una cooperativa sua di fiducia che avrebbe preso fondi dal Comune di Roma.

Senza volermi spingere in ulteriori tecnicismi giuridici, mi accadde davvero di tutto in quegli anni ed ancora mi stanno capitando eventi in cui non si capisce più quale sia il legame, perché ormai la mia reputazione è quella di una persona “truffabile”: che sia perché sono troppo stanca, troppo orgogliosa, troppo incredula, o semplicemente senza una valida famiglia, i “furbi” sanno che sono una persona con cui provare a guadagnare indebitamente.

Per anni ho mantenuto il massimo riserbo sui fatti personali della mia vita, finché non mi sono resa conto che qualcuno, che ancora non so chi sia, si stava approfittando proprio di questo mio modo riservato di vivere, del mio orgoglio, della mia forza, trasformata in debolezza in questo caso, proprio dalla sopportazione e dal silenzio. Ho lavorato con avvocati e commercialisti, ma nessuno mi ha aperto gli occhi, hanno anzi tutti sperato che io non li aprissi mai.

In questi mesi, mettendomi a fare l’elenco delle denunce che dovrei fare, mi sono accorta che sono troppe.

La truffa è diventata evidente quando ho cercato di cambiare nome. Dovrei anche dimostrare che amici e famigliari si sono divisi, in base agli interessi, fra chi aveva interesse a far dichiarare la mia morte presunta e chi no. In pratica è come assistere alle divisione dei beni dopo una morte, solo che tu sei ancora vivo e le persone provano a farti morire, morire giuridicamente, o a tenerti in vita, ma sempre e solo giuridicamente. Vivi con la tua persona quello che vivono le società in fallimento, solo che sei tu, non la tua società ed il suo patrimonio. Ad essere precisi, vogliono far morire te, per gestire il tuo patrimonio che ti è stato già sottratto.
È come avere un libretto intestato a te, con l’accumulo delle cose che hai fatto ,ma quando arriva il momento di usare i soldi messi da parte, non hai accesso al tuo libretto. Più o meno funziona cosi. Nel frattempo vedi che le persone che dovrebbero volerti bene, stanno litigando per la gestione del tuo libretto e sperano che tu cada a pezzi fra delusioni e teuffe. Nessuno ti dirà mai che l’unica cosa che conta è il tuo libretto e nessuno ti dice nemmeno chi esattamente ti impedisce di avere accesso a ciò che è tuo.

Mi fermo qui. La vita è una e passare il tempo a fare denunce è un modo davvero pessimo di viverla. C’è chi guadagna solo così: con le denunce, anche quelle finte. Per questo odio l’Italia, il paese dei furbi e delle truffe.

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