I tanti modi della violenza: il gioco dei ruoli

23 maggio 2018

Abusare di un ruolo è ai limiti della violenza.

Anche oggi mi è stata usata violenza dai miei genitori naturali. Si sono presentati a casa di propria iniziativa, hanno iniziato a suonare al campanello e a parlare in pubblico non ricevendo da parte mia nessuna risposta. Non vogliono rispettare la mia volontà di non incontrarli e si approfittano della mia situazione di difficoltà economica per esercitare pressione. Per accordi economici non serve incontrarsi. Respingo il contatto fisico, le distanze ravvicinate ed anche il contatto visivo. Per anni non sono scesi a Roma a vedere in quali condizioni vivessi, non hanno appoggiato i miei progetti ed anche oggi usano la propria posizione di forza. Con le stesse parole con cui mi hanno offesa e ricattata per anni, possono prendere accordi. Non c’è bisogno di scendere sul personale per gestire dei numeri e dei beni.

Il dispiacere di ieri già trasformato nel fastidio di oggi. Sono complici i condomini della casa in cui vivo che hanno dato loro accesso alle aree cortilive, invece che lasciarli fuori dal cancello principale.

Come al solito sono stata buona, perché poco dopo mio padre mi ha inviato la solita minaccia ed il solito messaggio offensivo come da anni.

22/05/2018

Uno stralcio dell’articolo scritto ieri “sotto assedio”, perché anche i genitori naturali possono assediare.

Oggi mi è stato suonato senza preavviso alla porta. Non avevo il videocitofono, quindi mi sono dovuta affacciare per vedere chi era, esponendomi. Era una persona a cui non volevo aprire: mia madre. Ho dovuto sopportare che continuasse a suonare perché sapeva che ero in casa (essendomi affacciata non avendo il videocitofono). Funziona così: la violenza si scarica sugli oggetti, usa tutti gli strumenti materiali che portano al contatto fisico ed alla sofferenza della persona. Finché una persona non sta male fisicamente, l’aggressore continuerà a colpire in tutti i modi. Anche quando economicamente sei senza nulla, alla fine, si arriva al corpo. La sofferenza “vera” è quella personale.

Non è piacevole non aprire una porta. Si presume che se qualcuno ti suona, debba essere per una bella sorpresa, invece ti ritrovi a non rispondere nemmeno. Quando qualcuno suona, l’aspettativa di entrambi dovrebbe essere aprire. Se non si apre, non è per dispetto, ma per dispiacere. Bisogna avere il coraggio non solo di chiudere le porte e di voltare pagina, ma anche di non aprirle. Una ennesima apertura può comportare una ennesima ferita. Certe ferite non si rimarginano mai. Purtroppo quando le persone si incontrano, si riaprono. La stessa reazione chimica tutte le volte, se le persone non sono cambiate, così come certe ricette sono storiche “dal 1886”, una garanzia, in tutti i sensi.

La buona notizia è che Le cicatrici sono solo il ricordo di una ferita, insegnano che è possibilissimo vivere in un modo diverso. Possono anche essere il ricordo di un taglio che ti ha salvato la vita. Importante è non riaprirle. Senza le cicatrici non intraprenderesti certe strade. Da dolore si trasformano in forza. Là, dove più hai sofferto, proprio là sgorga energia vitale pura. Purtroppo alcuni soverchianti narcisisti si accaparrano il merito persino dei successi della forza di sopravvivenza, sostenendo che è grazie alle ferite inferte che ti hanno reso grande. Nulla di più sbagliato. Non c’è merito nella sopraffazione pura, nella premeditazione, nel non contenersi a scapito altrui. Non esiste la sopraffazione educativa. Non esiste l’invadenza rafforzante. Il merito è solo tuo, che hai continuato a fare quello che sentivi più giusto nonostante gli ostacoli e le ferite.

Solo un libro. Solo una mansarda. Mesi fa avevo chiesto a mia madre si cercarmi un libro che lei stessa aveva spostato. Non lo ha fatto.

I miei genitori hanno una casa di 4 piano da 64 metri ed io non ho potuto considerarla una casa sicura in cui inviare i miei beni in custodia per alleggerirmi nei miei viaggi.

Avevo “perdonato” la distruzione della mia camera da adolescente, saccheggiata e trasformata come non si può immaginare in una famiglia “per bene”.

Ho dovuto vendere un bracciale d’oro che mi faceva compagnia. Me li sono ritrovata attaccati al campanello di casa. Ovviamente ho tenuto chiuso. Non si scende a compromesso con la sofferenza vera.

Dopo il “perdono” sulla camera, solo un libro e una mansarda. Avevo chiesto troppo?

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