Integrazione alla denuncia per truffa

Avrei solo bisogno della verità. Le mie intenzioni sono ferme: andare via.

Non riesco più a vivere senza la verità e senza che sia fatta giustizia. Decido in ogni momento cosa fare e cambio sempre programma. Non riesco nemmeno più a vivere alla giornata, perché vivo ad ore.

Voglio andare via, ma non voglio né scappare nè essere sopraffatta o cacciata. Non è solo una questione giuridica, una questione di diritti, è molto di più. Qualunque relazione si basa su scelte. Non poter scegliere, in qualsiasi forma, nelle persone con autostima e intelligenza da origine ad un profondo senso di ingiustizia e di rivalsa che non si spegne, che non si compensa facilmente, quella forza che dal profondo che ha ispirato tante rivoluzioni, tanti film, tanta resistenza. Servono motivi e serve accettazione. Serve la verità. Sono tante le persone nella storia che si sono sacrificate per la verità o per la libertà. Ce ne sono tante che invece hanno preferito non sapere e si sono lasciate trasportare dalla corrente. La vita quotidiana è un patteggiamento continuo fra ciò che “si fa ma non si dice”, “si sa ma non si dice”, “si spera non sia, sapendo che probabilmente è”, “si è intuito e si tema che si avveri, quindi si sta zitti”, “non è giusto, ma si fa un bilancio complessivo e si va avanti, ridimensionando il valore del singolo evento”. La vita quotidiana è un compromesso continuo che per funzionare ha bisogno che ci sia equilibrio fra le dinamiche di questo compromesso, fra i piatti della bilancia. Il compromesso è in questo equilibrio, che rende le emozioni selettive e permette alle persone di decidere per cosa soffrire e per cosa gioire, che cosa sopportare e per cosa non transigere. Senza questo patto, c’è la giungla, la terra del più forte, del più sveglio, del più veloce, di Machiavelli, di chiunque riesca a raggiungere l’obiettivo con qualunque mezzo.

Quando si raggiunge il benessere non c’è spazio per la sopraffazione, perché quando c’è consapevolezza, si può decidere di resistere senza subire.

Io pretendo di negoziare. Chiunque si sia messo d’accordo alle mie spalle decidendo dei miei prodotti intellettuali: i quadri, i miei siti web, le mie invenzioni sul lavoro, prendendosi i frutti sulla borderline giuridica del rapporto di lavoro, o fuori nel mondo prendendo le mie idee e riducendomi in questa situazione, non può decidere della mia vita. Mi è stata tolta la

libertà e mi sono stati tolti i soldi, i frutti delle mie opere. Quando sei un intellettuale e sei spiato e osservato, sei di fatto privato della libertà di pensare liberamente, esprimerti, e persino di emozionarti. Essere sotto controllo e vittima di soprusi anche intellettuali cambia la struttura emotiva, la chimica interna al corpo e al cervello.

Pretendo la verità. Pretendo giustizia. Negoziare con terze parti non sarà abbastanza. Risolvere la situazione con in mezzo compromesso senza la verità non mi sazierà.

Matrix non esiste. Matrix è un film. Nonostante nasciamo con un debito pubblico da pagare allo stato, un peccato originale da pagare a un Dio che ci viene imposto, una reincarnazione che ci viene tramandata da altre filosofie, la vita che viviamo tutti i giorni è quella del nostro respiro, dei passi che camminiamo, del cibo che mangiamo, delle persone con cui parliamo, dei soldi che realmente spendiamo. Per questo pretendo la verità. Non può esistere nessun compromesso senza verità. Muore lentamente chi è costretto ad accettare compromessi basati su menzogne, chi non può scegliere, chi non ha la verità, chi non ha un motivo per sopportare, un motivo per accettare. Io non ho fede sulla terra. Non ricorro a nessun Dio per giustificare i silenzi degli uomini. La mia mente non si lascia manipolare da chi si nasconde dietro i concetti fideistici religiosi. Provo sincero dispiacere per tutti i giudizi dati dall’uomo ad altri uomini, in particolare artisti, che nel corso della vita sono stati giudicati come sofferenti di problemi di vario tipo, perché in realtà erano sanissimi. Se il corpo è sano, la persona è sana ed i problemi sono solo ambientali, quindi è assolutamente da dimostrare che quegli artisti non fossero gli unici ad essere sani in una realtà malata, le poche cellule ancora in vigore in un organo ammalato di tumore. Io sono cambiata: non mi lascio giudicare da quasi nessuno. Giudicare è un privilegio concesso dalla società o un permesso che noi stessi diamo al nostro interlocutore. Non si tratta solo di “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, si tratta di “a prescindere dai peccati di tutti, come ti permetti di scagliare una pietra? per quale motivo? chi ti da il potere di farlo? non io, quindi chi? e se io reagissi, raccogliendo la tua stessa pietra e te la lanciassi contro più forte?”. Senza la verità, nasce la guerra. L’inganno e la prepotenza alimentano kamikaze ed eroi. Che questo mondo non sia il paradiso, e che la guerra sia non solo un grande business ma anche un principio fisico e filosofico dato dall’incontro con urto di forze contrapposte, non giustifica le sopraffazioni quotidiane. Nonostante il massimamente grande ed il massimamente piccolo, cambiando le dimensioni della realtà, cambia quella cosa fondamentale che è la nostra vita presente. Fare esperimenti nel micro non può dare una precisa proiezione dei risultati macro, perché intervengono variabili imprevedibili e le condizioni non sono mai “ceteris paribus”.

Chi mi ha messa dentro questo “gioco del micro”, chi ha fatto di me un esperimento, chi si è intromesso giuridicamente nella mia vita deve pagare non solo in soldi, ma anche con la verità. Ci deve mettere la faccia, quella che io metto tutti i giorni quando parlo con un commesso e gli spiego che mi sento osservata e vorrei fare denuncia per stalking, ma non so chi denunciare. La stessa faccia che metto all’ufficio postale per ritirare l’ennesima raccomandata senza che si sappia il mittente, con le poste “complici” che rispediscono al mittente una lettera mai ritirata e non ti dicono di chi fosse: complici e intermediari di incontri al buio, complici nel creare momenti di fisico incontro fra persone che altrimenti, probabilmente, non si incontrerebbero. Io non ho mai accettato un incontro al buio. Ho sempre parlato, anche virtualmente, con chiunque io abbia incontrato. Non mi sono mai presentata in un luogo per un appuntamento dato da un completo sconosciuto e non capisco perché dovermi presentare a ritirare una raccomandata anonima. Tramite chat, web e telefonate ho sempre raccolto informazioni minime sulle persone che ho incontrato, sono quasi sempre andata io presso di loro e raramente ho accolto il Casa mia. Anche come escort, nell’impostare questa professione, non ho mai accolto nessuno, perdendo, così pare, molte opportunità di guadagno. Guadagno a cui ho rinunciato.

Pretendo la verità. Una persona come me non può vivere senza verità, oltre che senza i soldi che mi spettano. Sono stata abituata a giocare anche giochi da tavolo, quelli in cui i giocatori sono seduti e giocano accettando le stesse regole. Non posso accettare di essere stata parte passiva di un gioco non scelto e con regole scelte da altri.

Sento e percepisco da tante coincidenze che il tempo sta scadendo. Non so nemmeno quale tempo. Non so nemmeno quando sia iniziato questo tempo.

Prima di chiudere, facendo un breve esame di coscienza, credo che i miei errori siano stati semplicemente avere scelto di vivere gli anni più importanti nella città sbagliata, non essere rimasta negli Stati Uniti dopo la laurea, ed essermi dispersa fra normali tentativi di “carriera” e sentimenti, rimanendo single e giudicata o facilmente vulnerabile da chiunque al riparo in comodi rapporti di coppia o famiglie supportanti. Sono stata sempre sola dentro e fuori quella che chiamano la comfort zone, giudicata e colpita in vario modo a seconda delle situazioni, scoprendo che chi ritenevo fidato, fra gli amici, non lo era o ha smesso di esserlo senza avere il coraggio di parlarmi. Parlare di rapporti è la cosa più difficile.

Per chiudere ed essere pratici: L’interlocutore non deve essere mio padre, ma le autorità giuridiche ed economiche che hanno permesso tutto questo.

Di seguito gli ultimi due numeri da cui ho ricevuto chiamate sospette, che consegno agli inquirenti. Pretendo di sapere a chi corrispondono.

Grazie a chi si opererà per darmi le risposte di cui ho bisogno.

+1 (650) 862-112

+39 348 9017176

“Non ho mai dato peso alle cose piccole” Nikita, di fronte ad un fatto grosso.

Ore 16.41, 21/05/2018

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