Claim n.4

To whom it may concern

Cinecittà, May 2, 2018, 17:04

Il mancato porno

Recatami a Milano per incontrare un cliente, presi appartamento presso italianway.house per la notte del 17 maggio 2017. Non appena uscita dall’appartamento per fare spesa (l’appartamento non offre nemmeno una bottiglia di acqua, tisane o capsule da caffè), ho notato un uomo, il classico operaio, uscire dalla direzione del mio appartamento, guardandomi senza motivo negli occhi e sorridendo.

Mi sono insospettita. Stavo aspettando un cliente per un servizio da accompagnatrice. Sono rientrata nell’appartamento ed ho spostato tutti i mobili dietro i quali si sarebbe potuta nascondere una telecamera, che erano proiettati sulla zona letto: televisione, armadio, quadri, soprammobili. Tutto.

Il cliente, tale Francesco del quale ho una transazione registrata, mi è venuto a prendere. Mi ha portata in un nightclub in cui era necessario lasciare ogni bene personale al guardaroba. Non essendo stata informata, io mi sono rifiutata di lasciare il mio iphone e le mie carte di credito.

Il cliente ha temporeggiato cercando di convincermi. Mi ero già spogliata come richiesto nel locale, indossando un trikini di tulle tipico di questi locali,

ma pretendevo di tenere la mia pochette con le mie carte ed il mio iphone.

Il cliente ha poi ricevuto una telefonata, dopo la quale si è innervosito e mi ha riportata all’appartamento in fretta senza voler parlare in auto. Senza voler dire nulla, come se ogni parola da quel momento fosse contro di lui.

Sono certa che l’organizzazione della italianway.apartments abbia lasciato che mi venissero attivate telecamere per l’incontro, che io ho sventato. Per lasciare l’appartamento bastava, inoltre, lasciare le chiavi dentro l’appartamento, non essendoci nemmeno bisogno di riconsegnarle al portiere, presente nel palazzo.

In quelle ventiquattro ore ho incontrato persone strane, sembravano “osservatori”. Non importa come fossero vestiti, quando ti osservano si capisce, proprio perché ti osservano come chiunque a cui sia stato affidato il compito di osservarti. È uno sguardo diverso da quello di chi ti nota per caso e viene colpito dalla tua bellezza, la tua stranezza o da qualcosa che indossi. Ci sono cose in cui non si può mentire. Chi ha il compito di osservare non può farlo a distanza ravvicinata senza lasciar capire che ti sta osservando per un motivo specifico, perché non riuscirebbe a fare ciò che deve fare.

Tutta la storia dei porno è nata credo dalla casa in cui abito. Un C2 in cui non ho potuto trasferire la residenza, uno scantinato ben ristrutturato gestito da un padre ed i figlio con affari in Romania che probabilmente hanno filmato i pochi rapporti sessuali che ho vissuto all’interno dell’appartamento e che hanno tentato di rivenderli all’industria del porno. Per circa un anno ho avuto persone che mi hanno chiaramente fatto capire di avermi vista in qualche film, il più esplicito è stato il barista di un hotel dopo un incontro. Avendo io fatto un giro nella hall, notando peraltro le facce degli addetti come se avessero visto da telecamera l’incontro dell’albergo, ebbene, tale barista non è riuscito a trattenersi dal chiedermi, con un certo sguardo e sorriso, se per caso io fossi quella famosa attrice. Il messaggio era inequivocabile. Per diplomazia gli risposi che in questo mondo siamo tutti un po’ attori e cercai di confondere le cose, ma era chiaro che quel barista sapeva chi ero io e che avevo appena consumato un rapporto sessuale a pagamento in una stanza del loro albergo, l’Ergife. La malafede del cliente non la posso provare. Certo è che dopo l’incontro, come se avesse compiuto una missione, non ha più avuto quelle piccole attenzioni che un cliente soddisfatto come lui avrebbe dovuto avere.

Ho impiegato molto tempo a capire tutti i collegamenti. Per molto tempo ho creduto che tutto sia iniziato prima di entrare in questa casa, ma oggi credo, che la parte “sessuale” di tutti i problemi che ho avuto abbia avuto una accelerata qui. Prima, al massimo, ero nota nelle chat, al massimo si era sparsa voce che ero una “da scopare”, ma il problema del “porno” è iniziato qui. Prima di allora ho solo avuto seduttori più o meno professionali che si sono passati la voce in qualche modo. Certe cose si capiscono. L’aria parla. Quando c’è qualcosa in ballo, le stesse persone assumono comportamenti che sono conseguenza di quel qualcosa che tu non sai e loro si. Capirlo è questione di tempo e intelligenza. Chi fa il gioco sporco dovrebbe interromperlo in tempo utile. Pur avendo iniziato a fare la escort, infatti, non ho mai ricevuto a casa. Quelle delle “pulizie” era la motivazione ufficiale. Poi, credo ci essere stata ripresa durante gli incontri con un locale, nel quartiere a casa sua e con uno svizzero che mentre consumavamano il rapporto aveva accesso su Ciao Darwin put non essendo italiano, come se in questo affaire sessuale fossero collegate telecamere di vario tipo, collegate in qualche modo con quella trasmissione in quel momento. Non aveva motivo di scegliere “ Ciao Darwin”. Nessuno.

Tutti gli incontri che ho avuto negli alberghi sono stati caratterizzati dall’accensione della televisione, sempre di fronte al letto, e messa su canali con trasmissioni particolari. Come “Sliver”, il film in cui un amministratore di condominio controlla tutti i condomini a loro insaputa. A Trastevere, Francesco Riva, sempre che quello fosse il nome (dovrei ancora fare ricerca fra gli autisti di auto), la televisione era puntata su trasmissioni di real time americane, mentre a Morena, di volta in volta, su trasmissioni diverse, ma sempre aventi riferimenti a quello che stavamo facendo noi. Ho infatti chiesto di spegnere la televisione e gli incontri sono finiti. Anche in centro, al primissimo massaggio al White, con un torinese, accese la televisione e mise su “Carta Bianca” come se stesse aspettando in un linguaggio in codice L’okey per procedere all’incontro concordato con me. Peraltro uno degli incontri peggiori. Da dimenticare. Lo feci solo per fare esperienza e per poter dire: “fatta anche questa, so come si sta e cosa si prova”. Infatti non l’ho ripetuta. Ho fatto, senza volere, quello che fa normalmente una massaggiatrice agli sconosciuti che prenotano: un massaggio con happy end ad uno che non avevo visto. Esperienza da dimenticare. Ho iniziato a fare selezione in modo esplicito da quella volta.

Tutti questi problemi di “video” credo siano iniziati quando sono venuta a vivere qui. Sono ancora qui. Ho smesso di avere rapporti, infatti, nonostante in molti abbiano provato a “venire a casa mia”. Non ho più fatto entrare nessuno tranne un corriere a cui ho preparato un cappuccino. Era evidente che era informato. È stato particolarmente educato, fermo e “sull’attenti”.

Un giovane massaggiatore ha avuto un ruolo in tutto questo. Luca. Venne a cena da me quando ancora lavoravo in ufficio. Guardando bene la casa, ad un certo punto disse: “sì”. Si, come per dire che la mia casa andava bene per qualche progetto che aveva in testa. Io pensavo si stesse “innamorando di me” e sperasse in una breve convivenza. In fondo, si sente di giovani e donne più grandi. In quel periodo, per qualche momento, ci avevo creduto e ne avevo persino parlato con una mia amica del liceo. Era molto bello ed aveva, grazie alla cultura del liceo classico, la capacità di parlarmi ed ascoltarmi. Al tempo, mi sembrava possibile. Per qualche giorno mi fece credere di voler addirittura una storia con me, con figli. Incredibile. Era vero. Poi si scusò. Finì tutto dopo capodanno 2015, che lui trascorse a Firenze. Mi chiamò perché io ero stata con un altro in un locale scambista. Sembrava si fossero divisi i compiti. Nel locale andò male per una serie di motivi. Ci tornai solo una volta nel 2016 dopo quel capodanno. Per coincidenza, peraltro, trovai una foto che sembrava riprendere me, con foto ritocco. Erano le mie scarpe e le mie caviglie quelle della foto che usarono in un manifesto pubblicitario del locale. Il viso non si vedeva, ma il corpo era il mio. Erano le mie caviglie. Sono stata usata in vario modo, in modo “borderline”, sul filo del diritto, da tante persone.

Infatti ho limitato i rapporti con tutti. Non comprendendo cosa stesse accadendo esattamente, ho limitato tutto. Anche mio padre ha soffiato sulla situazione. Persino mio padre, in una discussione di pochi mesi fa, senza motivo mi ha detto che “la escort più famosa di Italia”…ah sì? Davvero? Chi gli avrebbe detto che facevo la escort e, soprattutto, cosa lo avrebbe giustificato a dire “la più famosa di Italia?”. Non ce ne era motivo. Ne su Facebook ne sui miei blog si poteva arrivare a questo. Era coinvolto anche lui, ma non avevo voglia di stare a litigare con lui. Lasciai cadere la cosa, ma era grave. Di certo, se fosse stato vero, non avrei avuto bisogno di soldi, sarei stata in giro per il mondo a guadagnare soldi e sarebbe stato tutto diverso da come invece era. Io stavo a casa a fare sport e a documentare le mie ricerche sull’alimentazione. Qualche chat ogni tanto. Rarissimi incontri. Oggi denuncio. Anche mio padre. Qualsiasi sia questo gioco in cui sono finita, ha stancato, ha logorato, è stato troppo lungo e non ha avuto nessun effetto positivo.

Fra le persone che segnalo a Milano, anche un avvocato conosciuto al Just Cavalli, tale Gatti, che abitava vicino alla fermata Pagano della metro, all’ultimo piano, in una mansarda, quando ancora non facevo l’accompagnatrice e da cui mi sono lasciata “estorcere” confidenze sul mio precedente lavoro ed i motivi della simulata ristrutturazione che ha comportato il mio licenziamento senza ricollocamento. Ho ragione di ritenere che, informato della mia presenza a Milano per un corso da bartender, abbia tentato di sedurmi per avere informazioni privilegiate da usare contro di me. Ha avuto alcune informazioni e non sono in grado di stabilire se fossero esattamente quelle che voleva, ma l’esito del nostro rapporto mi induce a ritenere che lo fossero.

La mazzetta alla lobby tedesca

In occasione del mio distacco aziendale, ho pagato duemila euro in nero all’avvocato Schz., presentatomi dal mio ex commercialista di fiducia che non mi risponde più senza motivo, per sostenermi nella negoziazione con Orrick.

Di fatto, la negoziazione la feci io. L’avvocato non ottenne nulla di diverso rispetto alla negoziazione che feci io da sola con il mio managing partner di allora, ma lo pagai per mantenere la parola data. Fui semplicemente accompagnata alla firma. Un accompagnatore legale. Oggi non lo pagherei. Fui solo accompagnata da un assistente alla firma che non mi tutelo rispetto alla legge nemmeno chiedendo di applicare al mio caso il contratto a tutele crescenti, per quanto non fosse retroattivo, che mi avrebbe garantito una buona uscita migliore di quella da me stessa negoziata in condizioni di stanchezza.

***

Ho chiesto di cambiare nome a gennaio, ma ancora non è andato a buon fine.

Io sono Amanda Nike e pretendo di mantenere tutto il patrimonio guadagnato con le lotte del mio precedente nome, quello giuridico a cui è legato il mio codice fiscale, e che mi è stato dato dai genitori alla nascita.

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