Claim n. 3

To whom it may concern

Cinecitta, May 2, 2018, 16:51

La pubblicazione del mio primo libro, i miei diritti e l’identità digitale

Ho sempre scritto, ma pubblicato poco per tante ragioni, in primis problemi di tempo,oppure il fatto che non sentissi di avere terminato le mie storie. Ho scritto in tutti gli stili e generi, per piacere e per lavoro.

Lo scorso autunno ho tentato di pubblicare un libro di appunti sul benessere, una specie di manuale di cosching moderno, in forma narrativa, contenente tuttavia importanti riflessioni in termini di nutrizione e attività fisica oltre che relazioni interpersonali ed economia. Mi sono rivolta a due piattaforme di “self publishing” incontrando problemi con entrambe da settembre 2107 a tutto dicembre 2017: ILMIOLIBRO.IT e YOUCANPRINT.

Ho cercato di pubblicare un libro, “Awaytowellness” su entrambe le piattaforme ed ho avuto una serie di incidenti che tutto sono sembrati tranne che casuali. Ho ragione di ritenere che i miei contenuti siano stati usati prima della pubblicazione da entrambe le società. Ho pubblicato su “Ilmiolibro” dopo aver tentato di pubblicare su YouCanPrint, società che ha creato problemi e persino perso un pagamento per ritardare la mia pubblicazione. Oggi denuncio di avere il telefono sotto controllo ed ho il forte timore che le ricerche a cui sto lavorando prima della nuova pubblicazione siano già appannaggio di qualcuno che sta utilizzando i miei contenuti per propri fini. Gli indizi sono tanti. Si tratta delle stesse persone che mi hanno messa sotto controllo informatico dal 2016. Ho preso informazioni per fare denuncia preso la sede di Trastevere, mi sono recata presso commissariati ed ho ritenuto che il modo migliore per denunciare i miei fatti fosse il mio blog. Casa Mia. Casa Mia. Casa Mia.

11/Il sequestro di identità digitale

Incredibile ma vero, mi ritrovo a querelare per “sequestro di identità digitale” la Infocert spa, società custode della nostra identità. La sottoscritta non ha accesso: 1)al video file di registrazione della identità stessa, del giugno 2016 oltre a 2) non poter recuperare i dati della propria identità custoditi per 20 anni da codesta società.

L’email di registrazione, claireinrome@gmail.com, è stata sequestrata a sua volta da Google o da qualcuno in grado di farlo e nonostante io abbia contattato la Infocert sia via email che a voce, non mi è stata data possibilità pratica di avere di nuovo accesso ai miei dati. Nello specifico è stato inventato che io non ricordi la risposta alla domanda di recupero. Ho segnalato fin dal 2016 la necessità di avere il mio video di registrazione ai sensi della stessa legge sulla privacy.

Giudice e Tribunale di Roma

Ho ricevuto in questi mesi avvisi di sfratto con vizi di forma. Mi sono presentata nonostante tali vizi ed ho presenziato ad udienze presso il Tribunale, che tuttavia sembravano scene di film. All’ultima udienza il giudice era affiancato da una giovanissima assistente, che non ha presentato e che dai tratti somatici sembrava essere sua sorella. Li ho fotografati contravvenendo le regole in difesa dei miei diritti ed ho dovuto discutere con un carabiniere. I responsabili della pagina ufficiale del Tribunale di Roma, peraltro, non hanno accolto la mia richiesta di inserimento nelle liste dei traduttori giuridici. Una istituzione tutt’altro che seria, che purtroppo, a seconda dei casi, pare prenda decisioni reali sulla vita delle Persone.

Denuncio di essere finita dentro una specie di “Grande Fratello”, “Matrix” o “Sliver” spinta e tirata con la forza degli eventi e contro la mia volontà. Ogni indebito guadagno di terzi e ogni deterioramento del mio patrimonio anche intellettuale deve essere salvato dall’azione premeditata e congiunta di questi sconosciuti che forse mi osssvano da molti anni, aspettando il momento di massima debolezza per agire solo nel loro interesse, e che da più di due anni mi hanno messa in una situazione che mi porta oggi a scrivere questo post di denuncia. Hanno agito contro la mia volontà. Sono ignoti di cui posso solo ipotizzare l’identità dopo un lungo percorso di analisi e raccolta dati della mia situazione che per mia sicurezza ho immagazzinato dove nemmeno gli hacker possono arrivare.

Sotto forma di racconto ho scritto anche dello “stalking informatico”

Le coincidenze logoranti

Sono stata bombardata su Facebook anzitempo, prima del licenziamento. Non credo fosse una questione di intelligenza artificiale. Mi sono sentita presa di mira. Ricevevo notifiche di messaggi che sembravano pezzi della mia vita e riportavano frasi da me scritte su un file word. Ho cercato di salvare screenshot e di memorizzare prove, ma ho guadagnato solo un principio di depressione neurologica. Ho perso il sonno. Mi sono ammalata nel cercare di dimostrare quello che mi stava accadendo. Guardavo tutti i giorni il task manager. Le mie telefonate erano tutte in conference e controllo remoto, ma non sapevo chi stesse ascoltando. Mi accorgevo delle

Presenze dentro il pc, dello schermo condiviso. Ero osservata come un topo da laboratorio, o come gli agenti dietro il vetro in un interrogatorio. Un giorno particolare è stato il giorno in cui mi sono sfogata con una mia amica dell’Università. Ho ragione di credere che, per il mio bene, abbia chiamato le autorità per verificare cosa stesse accadendo in ufficio.

Da quel giorno furono coinvolti nelle mie vicende anche certi amici che lavoravano ai massimi livelli di sicurezza per il Campidoglio ed il Comune. Troppi eventi tutti insieme. Il mio stato confusionale era a 360 gradi. Avendo io una mente fredda, le mie reazioni emotive erano sempre difensive invece che empatiche. Ho seguito il metodo scientifico e mi sono messa ad osservare wiellonche stava accadendo, scindendomi definitivamente da me stessa, cosa che mi ha portata un anno dopo, riemergendo da tutto questo, a cambiare nome. In quei durissimi mesi in cui non dormivo ricordo ilunondei miei ultimi giri in moto. Siamo andati “alle pale”.

Avevo ancora un LGK10 gestore Wind e mi ero ritrovata l’ingegner e della LG di fianco nel tavolo. Stavo male. Ero bloccata sulla moto. Non riuscivo a piegare. Per fortuna ad un certo punto a forza di respirare ossigeno qualcosa accadde nel mio corpo. Ricordo ancora quando mi si aprì la mente come le nubi dopo un temporale e ricominciai a muovermi in moto. Qualcosa di incredibile. Fu proprio come una specie di iniziazione di ossigeno liquido che lassù, su quella panoramica poco dopo le pale, col monte da una parte e lo strapiombo dall’altra, si infilò al centro della mia fronte e mi pervase il corpo di linfa vitale.

Era solo ossigeno, ma fu come una iniezione in vena.

Come quando senti un fluido che si espande nel tuo corpo. Da quel giorno, mi si riaprirono i polmoni e mi resi conto che non stavo respirando abbastanza. Anche se avevo fatto una visita di controllo per verificare il tasto di ossigeno nel sangue, quel giorno fece la differenza. Il ricordo di quel giorno mi condizionò nelle mie successive scelte. Decidi di darmi allo sport, attività peraltro in cui avevo sempre avuto delle abilità.

Ripresi persino la bicicletta dei 14 anni, tornai al nuoto, alla corsa al fitness e decisi di fare qualcosa fuori da qualsiasi previsione per tirarmi fuori da una situazione che sembrava senza uscita.

Nel frattempo continuavano gli incontri strani con gli uomini anche se ormai la mia presenza sui social era limitata. Ero disorientata. Mi sono chiusa ad ogni relazione ambigua. Ho smesso di provare non solo sentimenti nuovi, ma anche emozioni. Ho iniziato quindi a rispondere alle avances con prezzi.

Quella che sembrava una via di uscita è sempre stata però una vita vera. Ho compiuto azioni, incontrato persone e piano piano L necessità di sopravvivere e di vivere è diventata trainante. Filosoficamente si chiama “reificazione”: un pensiero si concretizza. Dalla potenza all’atto, secondo la scuola aristotelica.

La mia doppia vita fra virtuale e reale è diventata sempre più complicata anche cercando di semplificarla. Ho creato siti web con contenuti reali, frutto di vita vera. Mi sono relazionata sempre meno ed ho messo il web, di nuovo, fra me e le persone. Quello stesso web in cui ho conosciuto l maggior parte dei miei uomini, uomini con cui mi sono fidanzata, con cui ho vissuto.

Uno dei pochi che ho conosciuto di persona era Paolo. Era venuto a conoscermi in discoteca. Attirato dal mio sorriso e dal mio corpo, palestrato, il giorno dopo era in spiaggia e mi stringeva fra le onde mentre cercavo di respingerlo per non farmi vedere dalle amiche. Aveva un fisico stupendo. Iniziai allora a fare cerette. Aveva qualche pelo sulla schiena ed essendo un bodybuilder mi chiedeva di togliergli pure quelli. Imparai la cura del corpo. Era più depilato di me. Incredibile. Io a volte andavo ancora con l’acqua ossigenata e le strisce mentre lui andava dall’estetista. Alcuni fra I momenti fisici più belli li ho vissuti con lui, quello che mi regalo il primo push up e che aveva le auto modificate. Era terribilmente avanti. Ci lasciammo perché non capiva i miei studi internazionali. Gli sembrava che fossimo intellettuali farneticanti cose strane. Non capiva che mestiere avrei fatto dopo la laurea. Io continuavo a rispondergli che mi sarei occupata di questioni internazionali, ma effettivamente non sapevo che mestiere avrei fatto. Era geloso di un mio compagno di corso, un amico, mi ostacolò nello studio e lo lasciai. In uno degli ultimi incontri criticò anche le mie gambe. Disse che erano troppo muscolose. Mi ferì molto. Anni dopo, superata la fase intellettuale in cui ti proponi per la tua intelligenza, ho ricominciato a lavorare sulle gambe per abbattere e scolpire il quadricipite come se stessi combattendo contro un fantasma, a costo di faticare ad alzarmi al mattino e imbottirmi di integratori di collagene, acido ialuronico, curcumina. Andavo a correre non solo per il fiato, ma perché avevo capito che la corsa divorava il muscolo. La dieta non bastava. Perdevo il seno, ma non la coscia.

Paolo mi ferì perché anche mio padre, da adolescente, mi aveva sempre criticato le gambe come un padre non dovrebbe fare. In compenso mi comprava tacchi molto femminili che io però non avevo voglia di indossare. Io volevo gli stivali. Impiegai molti anni ad indossare i décolleté. Mi sembravano troppo femminile e sottili per la mia gamba muscolosa. Mi aiutò una mia amica. Lei aveva le ginocchia e caviglie grosse e mi diceva sempre: “se metto i tacchi sottili ed i décolleté io, li puoi mettere anche tu. Tu almeno hai una bella caviglia”. Aveva ragione. Iniziai tardi, circa a 18 anni a indossare tacchi sottili e cavigliere. Mi madre era assente. Travolta da una crisi depressiva dovuta a vicende di salute e al matrimonio infelice con mio padre aggrediva la mia femminilità ogni volta che si manifestava, per esempio quando riuscivo a comprarmi un vestito sexy o quando mia zia mi faceva un regalo femminile. Mi rovinava gli oggetti. Faceva cadere candeggina sopra gli abiti così che io non potessi più metterli. Uno in particolare, il mio primo abito a schiena nuda. Era bellissimo. Dovetti quindi iniziare a nascondere i vestiti, ma per fortuna durò poco perché partii per l’università per la gioia di tutti. I miei non vedevano l’ora che me ne andassi di casa. Il livello di scontro quotidiano era alto.

Di tutti i tipi, io volevo solo stivali. In adolescenza i ragazzi invece che dirmi che avevo un bel volto, mi chiedevano sempre se io giocassi a calcio, invece facevo atletica e finiva lì. Ogni volta me ne andavo in uno stato d’animo misto fra incazzata e stupita. Uno più imbecille dell’altro ai miei occhi.

Sto scrivendo questo pezzo nel giorno in cui parlano della morte di Fabrizio Frizzi e dell’esplosione dei diplomatici russi. Non mi tornano i conti. C’è qualcosa in questa morte per emorragia cerebrale che non va bene. Difficile spiegare cosa. Le dichiarazioni di Baudo sul conduttore “delle buone maniere”, “amato da tutti” che non aveva mai una parola negativa per nessuno mi generano strane emozioni. Beh, normale che chi non critica mai nessuno sia amato da tutti, no? E comunque non è scontato, semmai, chi non critica nessuno non è attaccato, forse, sempre che non ci sia qualcuno in grado di approfittarsi di lui. Intervento per fortuna compensato da Raffaella Carrà. Qualcosa di strano.

Qualcosa di strano anche nella recente morte per infarto di Davide Astori. Inutile spiegare cosa. Dovrei dubitare della radio che sto ascoltando ed andare a verificare la notizia. Non ho tempo. Potrei pensare che qualcuno mi ha studiata, si è messo d’accordo con le mie fonti di informazione per farmi arrivare notizie manipolate, sempre all’interno di quel discorso di coincidenze che hanno iniziato a capitarmi negli ultimi due anni. Non mi interessa. Prendo per buona la notizia, pur sentendo “puzza di bruciato”. Al funerale, pare in piazza del Popolo, il prete che dice: “Va con Dio, ti ritroveremo”. Ma che cosa pensi di ritrovare? È morto, corretto? Oppure è una messa in scena? Come la morte di Diana. Secondo me non è morta, l’hanno solo fatta sparire. In fondo, con un capello lungo,Diana sarebbe sembrata una bella donna come altre. Le persone cambiano fisionomia facilmente. Bastano 15 kg in più o in meno e basta un capello diverso, un naso.

Rientro forse in un caso sperimentale Di comunicazione socio-virtuale?

Un esperimento per le carceri? Un esperimento per vedere come si comporta un licenziato senza giusta causa?

Non so in quale esperimento mi abbiano messa, so solo che in miei blog sono controllati, i miei strumenti IT sono sotto controllo e non potrò pubblicare un libro senza che prima qualcuno non abbia deciso cosa fare della mia reputazione o del mio libro stesso.

So di essere ostaggio di qualcuno che si è prepotentemente appropriato dei diritti intellettuali della mia vita ed in parte anche di quelli materiali.

Non so cosa pensi di ottenere questa persona o questo gruppo di persone. Da me non avranno niente. Saranno costretti ad usare la prepotenza, perché se scopro chi sono esercito i miei diritti e revoco tutto. Sono abituata a soffrire dall’infanzia. Sono figlia di un matrimonio difficile, della guerra fredda, del pericolo nucleare. Ricordo i moatru di Cernobyl. Sono nata in una età di transizione.

Sono purtroppo abituata a tenere duro.

Se dovesse accadermi qualcosa, lascio tutti i miei quadri a Paola Iachini, ex collega che ho avuto per un anno, il 2005, presso la PMS corporate communications che ora non esiste più. Paola è stata la mia prima committente. Una collega fantastica, una bella donna con cui ho condiviso momenti indimenticabili durante la vita d’ufficio e anche dopo, nonostante le nostre vite fossero diversissime. La ringrazio per avere condiviso con me la separazione dal marito. Mi ha ricordato Anne Marie a Nizza, a cui va un mio pensiero re a cui, se ancora in vita lascerei uno dei miei quadri a sua scelta. Ho ancora un top che mi regalò a diciassette anni, anno in cui, mentre ero in Francia, se ne andò Silvia in un incidente stradale mentre andava a ballare.

Vorrei salutare Stefano in Texas e dirgli che quel mese da lui a San Diego sulla sua Miata è stato per me indimenticabile. Ricordo con più piacere quel mese che cinque anni di università.

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