Io e il Cocco e i diritti di proprietà intellettuale

Adoro la frutta, da sempre. Ho già pubblicato sul mio primo libro, “Away to Wellness”, la storia di me e la melagrana.

Adesso dovrei scrivere la mia storia col cocco.

Lo farò. Stasera ho creato una delle mie solite ricette, stavolta, pollo, zucchine e cocco.

Devo scrivere che i contenuti di questo blog sono soggetti a Copyright. Purtroppo viviamo in in un mondo così stupido, che per far valere un diritto prima devi riconoscere di averlo, dimostrando che non sei “ignorante” delle leggi, in questo caso di quelle a tutela dei tuoi diritti, poi devi compiere la minima azione di scrivere sul tuo blog che i diritti sono riservati, altrimenti, questo mondo è così a favore dei ladri (persino quelli di idee e contenuti), che diventa colpa tua non avere messo un piè di pagina o una firma, anche se la grafia era la tua ed il tuo scritto magari è stato trovato fra le pagine di un libro che hai regalato.

Un mondo di ladri?

Bisogna sempre andare in giro con la guardia alzata perché di garantito ci sono solo le otto ore sindacali di chi ha un contratto a tempo determinato, tutto il resto lo devi tenere stretto fingendo persino di essere amico di tutti, perchè questa è la contraddittoria società dei “social”, quindi sei non sei “Smart e Social” non va bene, chi è più social di te avrà successo anche se lo fa rubando.

Tecnicamente è un furto rubare una idea o un altro contenuto da un sito. Un’appropriazione non autorizzata. Uno sfruttamento commerciale senza licenza è concorrenza sleale. Si, si chiama concorrenza sleale, quella per cui la legge stabilisce che vi debba essere una distanza minima di un certo numero di metri fra negozi simili per evitare confusione commerciale.

Società assurda.

Il copyright ormai dovrebbe essere scontato e le società che offrono strumenti social, come WordPress, dovrebbero garantire a prescindere tutela dei contenuti.

Un diritto essenziale della persona, punto e basta, senza dover scrivere da tutte la parti che la riproduzione è vietata et cetera.

La società dei veloci e dei furbi. Si sa, i ladri una volta venivano chiamati “mano lesta”, “mano di velluto”, tanta era la loro abilità nel sottrarre senza che il depredato se ne accorgesse. Sono troppo veloci per pensare a creare. Pensare e produrre richiede tempo. A “prendere in prestito” si fa prima.

Io sono velocissima con la mente, sono però lenta ad attivarmi perché, da quarant’enne, sono figlia di tempo in cui tutto era più lento. Il cellulare è arrivato quando avevo già vent’anni. I miei tempi non sono tarati sui social. Io non ne faccio un uso impulsivo, essendo una persona analitica.

In questa società non ci sarebbe bisogno di dover scrivere che il copyright è di chi scrive il sito web. Se ancora non sono stati aggiornati i diritti di proprietà intellettuale, è ora di farlo.

Così come è scontato che se si trova per terra un portafoglio con documenti, andrebbe riconsegnato e chi compie l’azione ha diritto ad un premio per la riconsegna. Invece i siti social e web sono come portafogli che le persone svuotano a piacimento.

Inventano persino delle trasmissioni televisive per legalizzare il furto. Pare che un ragazzo conduca una trasmissione su La7 in cui riproduce le ricette di foto trovate sul web. Ogni volta che ne parla in radio, non cita mai il blog da cui ha tratto la foto. La differenza fra utilizzo scorretto, non autorizzato alla base della concorrenza sleale sta proprio nel non citare le fonti. Tutte le persone, autrici di queste ricette, alla base di questo programma televisivo saranno forse pagate? Riceveranno qualcosa per aver ispirato un intero programma? Lo spero, ma non credo. Dove sta la vigilanza televisiva? Lo sanno quelle persone che grazie alle loro foto, Stefano Cavada è diventato famoso? Stefano Cavada chiede il permesso di scaricare le foto e di utilizzarle per la trasmissione? Io lo spero. La radio su cui si pubblicizza è Radio Montecarlo che ascolto tutti i giorni e non ho sentito nessuna citazione.

Credo inoltre che ormai le questioni di marchio denominativo base le direbbero gestire in licenza i website builder. Nella misura in cui io registro un nome a dominio, la società dovrebbe già propormi ad un prezzo ragionevole una piccola strategia di deposito marchio nazionale e internazionale, interfacciandomi con l’ente di deposito adeguato. I prezzi, chiaramente, dovrebbero abbassarsi, così che venga dato anche la possibilità di registrazione cluster, ovvero di registrare tutti i nomi della famiglia per autoprotezione. Il guadagno a quel punto si sposterebbe dalle cause nei tribunali alle transazioni commerciali per la rivendita di marchi non più usati e chi vuole un nome per fare concorrenza sleale, usando la notorietà del marchio altrui ed i relativi SEO, dovrebbe negoziare direttamente col primo proprietario.

Ci sarebbe meno contraffazione, meno confusione, più commercio serio.

Incredibile.

Non sono riuscita a parlare della mia storia col cocco, alla fine mi sono ritrovata a scaricare sul web il nervoso per questa situazione fuori controllo solo perché le persone sono disoneste. Non dovrebbe servire una legge, non bisogna rubare e basta.

L’occasione non deve fare l’uomo ladro’

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