I nutrizionisti e gli interessi di parte

Last updated March 19, 2018

Stamattina purtroppo una nutrizionista di cui seguo le rubriche, Debora Rasio, ha fatto un intervento interessante su una serie di argomenti che ci toccano tutti nelle nostre diete quotidiane a base di alimentazione naturale, ma ha finito col “solito” luogo comune.

Non è la prima volta che accade.

Perché lo ha fatto? Fra le cose che ha detto, ha parlato bene dell’aceto di mele (concordo), ma è stata pressappochista, arrivando a sostenere che solo per il fatto di consumarlo più volte al giorno si possano perdere un paio di kg in due settimane. Non è vero. Semplicemente, se assunto prima dei pasti, riduce l’assorbimento di amido. In seguito, dopo una introduzione su come il latte di soya interferisca, nei bambini, sull’assimilazione dei nutrienti del cacao (questa informazione la dovrei verificare, ormai quello che dice questa dottoressa non lo posso più considerare attendibile ndr.), e dopo una spiegazione su come certi semi tostati sviluppino acrylamide, ha parlato delle nocciole (lo dovrei verificare e dovrei capire in che misura l’acrilamide è pericolosa e non possa invece essere normalmente espulsa come tante altre sostanze, in primis i vari conservanti ed i coloranti) e si è dimenticata del caffè d’orzo, sviluppino acrylamide, una sostanza nociva, e su come le diete “senza grassi” tendano ad indurre uno stato di fame perpetua, inducendo peraltro in stato ossidativo e comportando un minore lavoro dell’apparato digerente, ha terminato dicendo: “i nostri sardi sono fra i popoli più longevi e si mangiano il loro pecorino“. Aiuto!

Vi identificate con uno di quei sardi che seduto sulla panchina del paese o pascolando le pecore arrivano a 100 anni e poi li vanno a intervistare per chiedere come mai abbiamo vissuto tanto a lungo? Beh, una vita fra campo e panchina non stressa molto. Non credo serva trovare una particolare spiegazione scientifica ad una vita con poco stress.

Una nutrizionista in una radio di tendenza che si propone come radio per il benessere parla dei sardi come di un esempio. Purtroppo, prendere ad esempio persone chiuse su un’isola con un fisico da vita agreste non è attuale.

Forse i nutrizionisti sono pagati dalle lobby alimentari, in questo caso da un ipotetico consorzio del pecorino?

Credo di sì. Facendo un paio di ricerche, ho trovato la pagina di questa dottoressa in cui emergono chiaramente le sue tendenze. Sponsorizza un consumo regolare di vino, per esempio, oltre ad olio extra vergine di oliva, che invece io trovo sopravvalutato. È pesante. L’olio extra vergine di oliva non è un condimento, è proprio un cibo al pari della pasta o dei legumi. È pesante sia nel gusto che nella digestione. Ho fatto degustazioni più di una volta, apprezzando la differenza fra quello più robusto o più delicato, quello più acido che “gratta in gola” e quello più morbido. Sono pesanti da digerire a volte quasi fastidiosi. L’olio “robusto” è capace di trasformare una insalata, in una insalata amara e men che meno si sposa bene con le insalate agrodolci miste a frutta o con l’aceto balsamico. Troppo “robusto”, ai limiti del selvatico. Li ho degustati col crostino pane come tante volte ho degustato vini e persino acque. Sono Italiana, di origine Emiliana e mi è costato molta fatica ammettere che la cultura alimentare italiana è decisamente conservatrice e tradizionalista a costo di avvallare informazioni distorte, non solo per fini economici, ma anche di identità culturale. Che italiani saremmo senza la pasta?

Semplice: saremmo italiani evoluti!

Io mangio pochissima pasta. La pasta è la prima cosa che ti tolgono, insieme ai prodotti da forno e allo scatolame, da una dieta, perché sfugge dal controllo. Quando sei a dieta devi sapere quello che mangi. Con la pasta non sei mai sicuro per davvero di che farina stai mangiando, così come con l’olio extra vergine di oliva, non sei mai sicuro per davvero di quale spremitura tu ti stia nutrendo. Il metodo delle calorie è approssimativo. È come mangiare un frutto. Cosa significa mangiare una fragola? Quelle primizie sono solo acqua insapore, quelle mature sono dolcissime. Come fanno gli esperti a stabilire le calorie di alimenti il cui contenuto di zucchero e nutrienti varia in base alla stagionatura, alla maturazione, ai metodi di coltivazione? Quando vi dicono “dieta da 1200 kcal” non è vero ed è pure sbagliato. Non è vero perché persino le uova hanno pesi diversi ed è sbagliato perché conta quello che assimilate. Mi trovo quindi a dover sconfessare tanti “luoghi comuni”.

Tornando alla citata nutrizionista, non ci sarebbe nulla di male a sponsorizzare una dieta specifica, se lo facesse esplicitamente.

Non è la prima volta che questa oncologa scade in luoghi comuni. Una volta precedente aveva consigliato ai bambini uno spuntino con pane e zucchero. Sì, ha detto così: pane bianco normale, non di avena, e zucchero normale bianco, non zucchero di cocco o frutta matura con effetto dolcificante. Miscela esplosiva di carboidrati.

Purtroppo mi trovo spesso a chiedermi come mai i nutrizionisti diano consigli oscillanti fra lo sbagliato ed il pressapochista. Mi sembra facciano come quegli psicologi che non vogliono mai che il paziente guarisca e si liberi di loro. Non specificano mai a chi danno i consigli. Questa Debora Rasio si rivolge la maggior parte delle volte ad un un pubblico indefinito, per cui, alla fine, può dire tutto e il contrario di tutto.

Quello che mi dispiace è che tanta gente è disorientata e non capisce più cosa deve fare. Lo vedo tutti i giorni. Sono tutti convinti di mangiare bene, poi però sono tutti a dieta.

Perché? Perché i professionisti si comportano spesso da lobbisti senza però definire in modo chiaro di chi difendono gli interessi? Cosa ci sarebbe di male a dichiarare “per quale squadra fanno il tifo è perché?”.

Nella puntata della settimana precedente, sempre la stessa Debora Rasio su Radio Montecarlo, ha incolpato il fruttosio di essere uno zucchero che non dà il giusto stimolo di sazietà al cervello, che quindi contribuisce ad aumentare il consumo di zuccheri. In compenso, suggerisce di mangiare frutta, naturalmente ricca di fruttosio, per spezzare la fame. Non suggerisce un panino al prosciutto come la sua collega di “Stare Bene”, di cui purtroppo non ricordo il nome (sempre intervistata su Radio Montecarlo).

La stessa nutrizionista, come quasi tutti sembra avere i suoi “preferiti della Classe”, fra cui le mele e l’avocado e tiene rubriche ricorrenti in cui ripete le stesse cose. Nulla da ridire sulle mele, se non che ce n’è una varietà superiore a dieci e pure io che sono una sperimentatrice, ne conosco solo cinque o sei. Nulla da ridire sull’avocado, che io “adoro”, è di cui mangio anche il seme, ma la mia sensazione è proprio che in alcuni casi si sia perso di vista il benessere del pubblico che ascolta e si portino avanti gli interessi delle lobby.

Tuttavia, non si parla mai di OGM. Non si parla quasi mai di ibridi, di storia, di chimica. Ho recentemente provato una nuova varietà di mele, le envy, ottenute da un ibrido, ma nessuno ne parla. Mi aspetterei una intera rubrica sulle mele, a questo punto, non un retorico panegirico della mela.

Ho fatto una sola domanda una volta, ma non ho ottenuto risposta. Forse era troppo difficile? Ho chiesto: “Gentile Dottoressa, quali sono i cibi che vanno consumati per forza crudi e quali per forza cotti, per evitare la tossicità? Come cambia la cottura la natura dei cibi?“.

Ho inoltre chiesto una lista degli abbinamenti assolutamente da evitare, ovvero una lista di quei cibi che da soli danno bene, ma in coppia si annullano, inibiscono o addirittura diventano nocivi. Quella lista non arrivò.

Forse ho chiesto troppo.

Nessun problema, io faccio ricerca per conto mio. Tutte i miei contenuti provengono da una pluralità di fonti, soprattutto straniere, e dall’esperienza personale. Per questa ragione sul mio blog in inglese ho voluto dedicare non solo un post, ma una vera e propria pagina alle contraddizioni che incontro facendo le mie ricerche.

Sono una sportiva in forma fisica ideale per ciò che faccio e con prestazioni superiori alle attese. Peso fra i 50 ed i 54 kg a seconda di cosa faccio, con una massa grassa fra i 6,5 ed i 9 punti. Le ossa stanno fisse a 3. La taglia è sempre la stessa, una 40 che diventa 42 nelle spalle, una 38 in vita e 40 nelle cosce, muscolose. La mia muscolatura è evidente, anche gli addominali. Sono piena di energia e scendere sotto i 50 kg mi toglie energie e massa importante per i miei allenamenti. Ho sperimentato che da “troppo magra” non riesco a muovermi. Sono una di quelle persone che soffre la fame. Ho bisogno di mangiare spesso oppure di mangiare cibi a lento rilascio di energie come i cereali integrali, la frutta secca e le proteine in polvere. Alla eccessiva magrezza, fisicamente non può corrispondere troppa energia. La forza è anche una legge fisica data da quanta energia produce una certa massa. Se non hai massa, puoi produrre una quantità di energia limitata alla massa che hai. Ho sperimentato, nei miei periodi di digiuno, una grande debolezza.

Ho sentito parlare di modelle a dieta liquida per nove giorni prima delle sfilate. Modelle ridotte a brodo di carciofo, zuppa di pomodoro e uovo sodo. Alimenti validi, anche se io non sono un’amante nè del carciofo e nemmeno del pomodoro, ma nove giorni sono davvero tanti. Non conosco modelle di alta moda. Se dovessi averne come clienti, starei molto attenta, cecando di ridurre i giorni di digiuno a solo due prima della sfilata. Ho motivo di credere che con la giusta attività fisica di possano mantenere sia in forze che magre. Io sto seguendo un programma di allenamento incentrato sulla flessibilità, la resistenza e la potenza al tempo stesso, che fa bruciare molte calorie e permette di nutrirsi in modo equilibrato.

La scienza dell’alimentazione è in continua evoluzione come lo sono la razza umana ed il mondo in cui viviamo. Inoltre le ricerche in campo alimentare sono sempre molto lunghe, durano da alcuni mesi a decenni interi, e molto approssimative. Senza voler dubitare delle modalità di selezione statistica del campione di base dei soggetti scelti per le ricerche stesse, trattandosi di alimentazione e assimilazione di soggetti che nel frattempo vivono, e non di animali tenuti in laboratorio, sono soggette ad approssimazione.

Questo è un fatto poco contestabile ed è anche il motivo per cui “ognuno dice la sua”.

Nutrigenomica: un punto di vista strettamente individuale

Per fortuna che all’interno della stessa radio una professionista nutrizionista veterinaria parlando delle ultime ricerche, introduce il discorso della nutrigenomica, ovvero di come il nostro stile alimentare debba adattarsi al nostro DNA e su come la nutrizione possa influenzare la nostra evoluzione genetica.

Trovo un po’ paradossale che argomenti importanti siano spesso trattati da veterinari, invece che da nutrizionisti umani, ma va bene, perché i concetti hanno punti di contatto. D’altro canto, circa una settimana fa, passeggiando fra le corsie del negozio di animali, mi sono fermata ad osservare tutti gli alimenti specifici per la nutrizione di Cavalli e cani da competizione. Si tratta degli stessi aminoacidi che prendo io per il mio allenamento. Cambiano, naturalmente, le quantità e la formulazione, ma concettualmente il discorso fisico di base è lo stesso.

Aggiornerò questo post con tutti i luoghi comuni che continuerò a sentire.

Qui sotto una mia creazione, uno dei miei “ProDesserts”: Tortina di carote, versione sportiva. Grand Marnier solo poche gocce per insaporire le carote saltate in padella con le bucce d’arancia e i semi di sesamo. Base di avena e albume. Crema alla vaniglia di proteine.

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