Diario di un rossetto

Chissà che cosa pensa un rossetto di noi.

Racconto soggetto a copyright. Grazie 

Se potesse parlare e avesse un’anima, chissà cosa penserebbe di quando lo spalmiamo sulle nostre labbra, con un gesto, un gesto ripetuto, mescolandolo e rimescolando di nuovo. Chissà cosa pensa quando sta dentro la scatola in attesa di essere comprato. Chissà se si chiede con ansia chi se lo metterà in borsetta, in quale pochette finirà oppure se preferisce staserne lì, in mezzo agli altri trucchi, in bella mostra, come in piazza o in spiaggia in compagnia degli altri suoi amici di make-up, senza lasciarsi consumare da nessuna. Magari ha il terrore di finire abbinato ad uno smalto sbagliato o di dover illuminare un volto per riti sessuali che non sono di suo gradimento. Magari ambisce alla bella ragazza corteggiata come una principessa, ma si ritrova a finire sulle labbra di una che prende gli uomini a morsi. Oppure si ritrova a dover dare una nota di eleganza sul set di un film porno, a lasciare il segno sopra un bicchiere. I tempi della guancia sono finiti da un po’.

Una cosa è certa, il rossetto accompagna una donna ovunque, anche in palestra. Solo in spiaggia si ferma e a volte nemmeno lì. Anche la donna più naturale, indossa almeno un balsamo per la cura delle labbra. Solo gli uomini hanno le labbra screpolate. Anche il mascara gioca un grande ruolo, ma il rossetto è davvero transgenerazionale. Ricordo persino la mia bisnonna che si tingeva le labbra con il rosso delle fragole e si pizzicava gli zigomi per farli arrossire.

Alcune tappe della mia vita sono state certamente segnate da questi piccoli oggetti cilindrici che stanno nel palmo di una mano e che, girandoli, con un paio di tocchi, cambiano il tuo volto e la relazione con gli altri.

Mi è sempre piaciuto truccarmi. Da adolescente avevo iniziato con la scusa di mascherare qualche problema di pelle, ma in realtà mi piaceva proprio.

Al tempo potevo comprare solo prodotti da farmacia, con i soldi contati, dietro ricetta del dermatologo. Quanto di meno estetico ci possa essere. La salute prima di tutto e oltre a tutto.

Dovetti arrivare all’università per liberarmi e iniziare a vivere la mia femminilità. Il primo rossetto importante fu un Guerlain. Uno straordinario Guerlain color malva cangiante scuro che era davvero perfetto per il mio incarnato di allora. Aveva l’asticcio dorato e lo spoecchietto incorporato. Mi costrinse una mia amica a comprarlo. Lei era stata abituata dalla madre a dare importanza, la giusta importanza alla vanità, ed ogni tanto tornava dalla profumeria ridendo istericamente per i finti sensi di colpa dei centoni spesi. Questa mia amica un giorno prese in mano la situazione è mi disse: “adesso ci penso io! Andiamo dove dico io, proviamo tutto il negozio e non usciamo finché non avrai trovato un rossetto decente!”.

Così mi portò nella profumeria del duty free, che aveva davvero tutto. Rimanemmo nel negozio circa due ore. Provammo davvero di tutto! Le commesse ci compatirono. Per loro eravamo due universitarie perditempo che non avevano voglia di studiare quindi cazzeggiavano in profumeria con i soldi di mamma e papà. In realtà ci stavamo giocando la mia femminilità! La vita è tanto lunga, ma va a finire che ricordi il giorno del primo rossetto come fosse il giorno della prima comunione. Il rossetto se ne renderà conto? Io credo di sì. Per questo sono fatti in modo da sembrare dei bijoux. Ho comprato, ma non ho amato quei rossetti in tubetto di plastica che non impreziosiscono la mano quando li maneggi. Un rossetto è un oggetto rituale. E lui lo sa. Si mostra come un pavone, si lascia maneggiare con disinvoltura anche da mani inesperte. Fa sempre la sua bella figura anche quando per errore ti cade in treno fra un seggiolino e l’altro. Mi è sempre dispiaciuto dover buttare via la confezione una volta finiti. Ho tenuto i rossetti davvero a lungo, quasi come soprammobili ad impreziosire il bagno. Uno dei motivi per cui preferisco comprare i prodotti da profumeria rispetto a quelli da farmacia o erboristeria è anche il design. Mi piace la loro bellezza e sono sicura che i miei rossetti lo sanno. Sono tutti miei amici sulle mie scrivanie, comodini, scaffali, insieme alle borse, ai reggiseni, tutti in fila, a volte ammucchiati, ma tutti sempre belli come bouquet e composizioni di arte contemporanea. Tutti insieme a dare sfogo alle mie manie collezioniste che mi fanno accumulare esemplari delle cose che amo o che uso, tenere le scatole come piccoli santuari del loro passaggio nella mia vita. I rossetti lo sanno. Loro, i più piccoli di tutti. Loro che si infilano dentro la più piccola delle pochette, insieme alle chiavi della macchina ed al cellulare. Come state? Cosa dite?

Insomma con la mia amica, quel giorno, prendemmo un Guerlain che mi stava proprio bene.

Finalmente avevo due labbra da donna. Due labbra con cui andare ad un esame o ci cui uscire a ballare. Lo indossavo con parsimonia. Non volevo consumarlo subito e ogni volta che lo indossavo era un rito. Chissà lui cosa pensava. Magari rideva pensando che lo spalmassi con troppa energia o troppo poco. Magari voleva essere usato di più, non solo per gli esami e le uscite galanti. Magari avrebbe voluto stare sulle mie labbra tutti i giorni e accompagnarmi ovunque, a lezione così come in palestra e soffriva a stare chiuso in borsa solo per le occasioni speciali.

Tenni il Guerlain, finché non arrivò un fidanzato, uno molto solare, che lo riteneva troppo scuro, quindi fu la volta di un borghesissimo e morbido Chanel, un “Rouge Allure”. Trucco diurno, in pratica correggeva io mio colore naturale. Delicato e sofisticato, si sposava bene con le tinge

Rimasi sulle tinte da “brava ragazza”, anche se avevo la tendenza a distinguere fra giorno e sera. Osservavo le ragazze arabe, i loro incarnato scuri ed osservavo le bionde. All’avanzare del buio amavo indossare un  color blackberry o rouge noir che sono tornata a comprare, in quella tonalità, a distanza di vent’anni. In quegli anni mi truccavo molto anche per correggere difetti della pelle. È stato impegnativo imparare il trucco non trucco, perché quando il trucco è prima curativo che estetico se ne accorgono tutti. Al bivio fra fare di tutto per apparire “femme fatale” o “ragazza della porta accanto”, la tendenza fu la seconda. Paradossalmente, in quel tentativo, finii in realtà per marcare tutto, pur di distogliere l’attenzione dai difetti di pelle, ma l’ambizione fu a lungo quella del “non trucco”, quello che resta dopo una serata. Una scelta molto “alla francese”: “non metto il push up, perchè  una volta tolto, poi, comunque vedresti quello che resta”. Oggi sono diversa. Oggi mi piace osare. Oggi ho una bella pelle, che mi permette di scegliere. Scelgo di osare. Oggi mi piace che il trucco si veda. Oggi mi piace che il trucco cambi il mio volto.

All’università, la mia coinquilina aveva un astuccio pieno di Dior, ai tempi in cui i suoi rossetti erano in confezione esagonale blu. Indossava sempre una matita per le labbra color moka e un “nude” che sapientemente  illuminavano la sua pelle chiara ed i capelli nocciola.

Io rimasi con Guerlain, che aveva toni più mediterranei, che sapeva di esotico e sentivo più adeguato al mio incarnato olovastro. Credo Guerlain fosse contento di stare sul mio volto, che rendeva più autorevole.

Dopo il primo Guerlain, ricomprato per anni – io ero una che si attacca alle proprie certezze -, sono velocemente approdata da Shiseido e Chanel. Mi hanno convinta subito, il primo per la “pureness” di tutta la linea, la leggerezza delle polveri dei fondotinta, la fantastica linea la seconda per la grande esperienza nel gioco di luci, l“ombre lumière”, “illusorie”, i trucchi iridescenti su basi mate con texture leggere che ti fanno sempre sentire come se ti fossi appena svegliata. Quel tocco di  “borghese” e di “naturale” che il mio volto pieno di ombre naturali un po’ per i tratti forti un po’ per le cicatrici o le macchie, cercava.

Dal cilindrico  e dorato Guerlain, arrivai alla doppia C ad incastro di Chanel.

Il primo me lo regalò un fidanzato. Un colore “nude” molto diplomatico con cui a lui piaceva guardarmi più a lungo e col quale presentarmi a sua madre, sua nonna, persino alla sua matrigna. Sembrava che sia lui che le donne di famiglia, nel parlare e rivolgersi a me, si placassero di fronte alle mie labbra con quel rossetto. La stessa cosa che accade quando sei a cena con qualcuno o quando qualcuno interrompe il discorso perché il suo sguardo si ferma a guardarti, perdendo il filo del discorso. Il potere di un rossetto giusto.

Tutto vero. Prima di incontrare il mio Lui di allora lo indossavo sempre. Ormai era un rito. Lui controllava sempre se lo avevo e si sentiva più sicuro di sè se io incontravo le altre donne della famiglia  con quel velo sulle labbra, come se fosse in grado di difendermi dagli agguati della competizione femminile che, anche se non lo diciamo abbastanza spesso, è presente a sproposito fra persone che nulla hanno da invidiarsi.

Sono rimasta legata a Chanel per anni, per lo meno finché sono stata con quel ragazzo. Lasciandoci, ho ricominciato a fare nuove esperienze.

Nel duty free dell’aereoporto ho scoperto Estée Lauder. Fantastica. Ho comprato  subito il set da tre rossetti da viaggio. Poi, da lì, altri trucchi. Sempre soddisfatta. Una casa solida che sa di “libertà” ed emancipazione. Una casa per donne sicure di sè, mature. Un po’ per le fragranze, un po’ per le sfumature, in particolare ne ho amato le matite ed I fondotinta.

Non è finita lì. In quegli anni ero finita a vivere con un giovane make-up artist di Christian Dior, che era davvero molto bravo, non solo tecnicamente. Era proprio capace di parlare con qualunque donna per ore e di esaltare, anche nella più complessata o mascolina, il lato femminile, nascosto da qualche parte. Mi fece conoscere le creme, i trattamenti, il rosso brillante. In quel periodo mi affezionai  al “lip maximizer” al collagene, che uso tuttora. Un fantastico balsamo trasparente con un effetto rimpolpante immediato che basta da solo per truccare il volto. Sì, perché un volto di donna, se pulito e fresco, con un buon lucida labbra già lancia un segnale culturale ed estetico importante. Anche stavolta, un uomo dietro un rossetto. Gay, ma uomo.

Dopo il grande periodo della profumeria, sono entrata in un periodo della vita più selvatico, indotto in parte dal compagno di quegli anni mi diceva che gli piacevo di più struccata. Non ho mai smesso di truccarmi, nonostante tutto. In quel periodo ho iniziato a frequentare maggiormente erboristerie e a cambiare il mio look verso modelli e tessuti più morbidi. Meno ricerca di design, meno linea, più maglioni, trucco e mani  naturali. Avevo mantenuto la cura per gli occhi. In quel periodo sono andata alla ricerca, di quando in quando, di nuove sfumature. Ho scoperto Yves Saint Laurent per gli ombretti ed Helena di Rubistein. Vicino all’ufficio trovato Collistar e Lancôme, con le loro offerte di mascara, smalti e gloss. Protetta dal blu di alcuni cieli stellati che avevo dipinto,  mi ero avventurata fra tinte intermedie: arancione, viola e varie sfumature di verde. Anche sulle unghie, nei colori dei vestiti e persino nelle collane. Compravo ametista, cristallo di Rocca, pietra di luna, quarzo rosa, tormalina.

Poi mi sono risvegliata. Ho iniziato col rosso. Rosso in varie forme. Rosso liquido effetto tatuato, Chanel. Rosso brillante e shock, Dior. Rosso mat e naturale, Shiseido. Rosso piccante, Yves Saint Laurent. Non li ho provati tutti, ma mi hanno fatto tutti bene. Ho recuperato anche un Diego dalla Palma in un negozio per estetiste. Il rosso accende. Il rosso rivitalizza. Un colore che non accetta compromessi, nè sul viso, nè sulle unghie. Non a caso è il colore dei segnali di pericolo. Stop! Rosso!.

Nel frattempo sono arrivate “le French”, “il Permanente” ed “il semipermanente” fra gli smalti. Io ho continuato, dopo qualche tentativo, con gli smalti tradizionali da profumeria, che nel frattempo si sono evoluti ed hanno formule rafforzate molto belle sull’unghia. Fanno un effetto ceramico e smaltato.

Il mio rossetto oggi? Nel dubbio, rosso. In alternativa, mirtillo bronzo o gloss rosato. I miei look non lasciano spazio a sfumature intermedie. Quando sono sportiva, il rosso sta benissimo. Quando sono casual con vena rock chic, per esempio in jeans e pelle, il prugna iridescente mi sta benissimo.  Quando mi vesto in modo molto romantico, rosa baby, allora le labbra chiare mi rendono quasi angelica. Una russa, una donna dolce, quale sono anche io, ogni tanto.

Chissà come sta il corallo che non riesco a consumare. Purtroppo non lo uso. Chissà come si sente il ciliegia che metto poco. Chissà…se i miei rossetti potessero parlare, chissà cosa direbbero.

 

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