Senza vergogna

Siamo nella notte di sabato 3 marzo, già sconfinati in domenica 4 marzo essendo l’ 01.43 di notte.

Il coraggio non ammette vergogna.

Ho imparato a non confondere il pudore con la vergogna.

Sono due sentimenti diversi. Il pudore, il senso di sacralità dell’intimità spesso fa provare vergogna quando esce da noi e si confronta con il contesto sociale, quindi la vergogna viene causata dal rapporto con l’esterno mentre il pudore è intrinseco, interiore. Il senso di pudore ce lo portiamo ovunque nel mondo, ma il senso di vergogna nasce quando dal confronto con l’ambiente, i costumi, gli sguardi, le parole altrui ci sentiamo a disagio. Possiamo non vergognarci su una spiaggia di nudisti o ad una festa in cui il dress code è “déshabillé”, così come ci spogliamo senza indugio di fronte ad un medico, ma possiamo vergognarci in qualunque momento ci sentiamo ingiustamente spogliati dallo sguardo, parole, modi o dalla situazione in cui qualcuno è riuscito a metterci. La nudità non è solo fisica. Serve un motivo per spogliarsi. Serve un motivo per lasciarsi spogliare. Se lo spoglio avviene senza la nostra piena consapevolezza, qualcosa non va ed intervengono pudore e vergogna a difesa dell’intimità.

Negli scorsi mesi ho subito svariati tentativi di raggiro, vere e proprie truffe riuscite a causa del mio momentaneo disorientamento e dell’astuzia psicologica di chi invece aveva le idee chiare e lo spirito in mala fede. Mi sono vergognata dell’accaduto ed ho creduto di difendere il mio pudore col silenzio.

La vergogna di “essermi fatta fregare” ha prevalso sulla difesa della mia professionalità. Non essendo andata ancora a buon fine la querela presso le istituzioni, la deposito qui e quello che è stato un blog saccheggiato spero possa restituirmi in qualsiasi modo un indennizzo per quanto subito non avendo potuto settare le necessarie privacy ed i necessari meccanismi di selezione.

Sono stata brillantemente truffata due volte. Una sera per una serata in compagnia e, poco prima, per la compravendita dell’auto che sto vendendo, auto che mi è stata venduta alterando i km (ne hanno scaricati più di 100mila ed io l’ho scoperto dopo, purtroppo…non sapevo che la motorizzazione offre a chiunque informazioni sulle targhe…incredibile a pensarci bene).

Nello stesso periodo di confusione, primavera-estate 2017, Francesco Riva e Massimiliano Bertacchini mi hanno fregata, riuscendo a superare i controlli e le barriere formali che avevo comunque attivato in mia difesa.

Disorientata in un settore e stile di vita nuovo, poco scafata per i troppi anni trascorsi dietro una scrivania a occuparmi di cose talmente importanti da distaccarmi dalla vita “spicciola”, stanca e continuamente spinta dalla voglia di “riuscire”, ho preso decisioni senza avere tutte le informazioni necessarie, che oggi ho.

Chi ti truffa, lo sa. Chi ti truffa, ti studia, capisce da pochi dettagli in che stato ti trovi e ci prova. Chi ti truffa è esperto. Chi ti truffa è senza vergogna. Chi ti truffa ama correre il rischio di essere scoperto e denunciato.

Per fortuna una sentenza della Cassazione afferma che i termini per la querela decorrono da quando la vittima di rende conto di essere per davvero stata truffata. Trattandosi di un reato complesso con forte componente psicologica, come è capitato a me, può accadere che non ci si renda conto della gravità del fatto e si abbia bisogno di un po’ dj tempo. Accade. Accade nella vita che bisogna assimilare per diventare consapevoli. È normale. Prendiamo una botta oggi, ma L’ematoma esce il giorno dopo. I traumi sono di diversa natura. Hanno i propri tempi. La convalescenza ha un tempo, un medicinale ha un tempo per agire, c’è un tempo per ogni cosa. C’è un tempo anche per la giustizia, almeno quella morale.

Eccomi, cari Francesco e Massimiliano, vi faccio felici e vi denuncio anche tramite il mio blog, che avete usato per colpirmi.

Nessuno vi obbliga a leggere. Questa è casa mia, quindi se qualcuno ha qualcosa da obiettare, aria!

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