Crêpe primitiva

Dopo qualche giorno di sofferenza per terminare una spesa non fatta da me, in cui ho ecceduto nei tuorli, mangiato poca frutta, troppa pasta e avena, troppo sale, stancanti carciofi (per la preparazione e la scarsa sazietà), finalmente oggi sono tornata a comprare “le mie cose”.

Io sono una sportiva, ho il metabolismo alto tutto il giorno anche se mi muovo entro pochi metri quadrati, ho quindi tanto bisogno di idratazione ed energie, pochi grassi (solo quelli necessari al cuore ed ad oliare il “sistema corpo” preferibilmente “a catena media”) e cio che è ghiotto solo se naturale, carboidrati semplici ed integrali.

Come spiegava giustamente una nutrizionista per radio, bisogna conoscere la frutta che si mangia: una mela vale di più di una banana in termini di apporto zuccherino e calorico, infatti io, nonostante il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”, mangio poche mele e mangio preferibilmente quelle verdi abbinandole a finocchi e sedano, quelle verdi sono le più acide, da mangiare a crudo, le meno zuccherine, più croccanti e purificanti. Le altre, con i dovuti distinguo, vanno bene per lo strudel, la cottura in forno, le torte.

Mangio anche poche banane. Non mi saziano. Dovrei mangiarne almeno due oppure dovrei abbinarle al miele. Non sono abbastanza dolci per me e non hanno abbastanza potassio. Il mio fisico sta meglio mangiando avocado, che infatti gli esperti confermano essere più ricco sia di potassio e con componente lipidica sana, funzionale a controllare produzione di colesterolo e trigliceridi senza accumulo di grasso. Ho letto tante schede tecniche, non ricordo tutto in modo preciso per ogni alimento, ma grazie alle basi di chimica del liceo ho imparato a dividerli per categorie e, soprattutto, ad ascoltare il corpo. Faccio un po’ come gli animali: guardo e annuso prima di portare il cibo in bocca. Se un abbinamento non mi convince, non lo ripeto. Corro anche qualche rischio. Ho per esempio mangiato il seme di avocado prima di verificare se fosse commestibile.

Comunque, io sto bene mangiando fresca e frutta disidratata, che è molto piu dolce delle banane fresche e ricca di vitamine, per esempio mangio datteri, fichi, kiwi. Mangiando molta frutta, non bevo i prescritti due litri di acqua al giorno, proprio perché mangio “idratato”. Resisto anche molte ore senza bere e sudo poco.

Quando si raggiunge un certo livello di definizione muscolare in cui la massa grassa scende sotto il 9%, il fisico cambia tutto e chiede alimenti più concentrati, quindi o più puri, o più ricchi o potenziati (per esempio le proteine in polvere) e integratori. Il fisico te lo dice chiaramente: “non farmi perdere tempo a digerire e a dividere fra scorie e nutrienti, dammi quello che riesco a mettere in circolo a stretto giro. Non farmi perdere tempo con digestioni lunghe. Preferisco mangiare meno ghiotto, ma essere nutrito subito e bene. Dammi ciò che mi serve, il resto non mi interessa”.

Cosi, per far fronte alla “noia” di una dieta che potrebbe essere troppo monotona, ho iniziato ad ingegnarmi per inventare/modificare ricette che potessero soddisfare il mio nuovo metabolismo senza deprimere la soddisfazione nel pasteggio. Il mio corpo mi ha spinta a prendere la direzione di quella che chiamano la “dieta della paleozona”, in pratica un modo di mangiare poco elaborato basato su alcuni alimenti principali e gli altri a rotazione.

Oggi ho realizzato la mia prima “crêpes primitiva”: fantastica!

Usando la solita base di farina di avena potenziata con polvere di nocciole e Stevia,

ho aggiunto farina di riso per regolare la dolcezza di base (per difetto) e correggere il tasso di glutine (la farina di riso è senza glutine, invece l’avena ce l’ha),

ho poi aggiunto il corrispondente di tre albumi, un filo di olio di arachidi e preparato la solita crêpes.

Per la farcitura, ho combinato pere a fette sottili (quindi più gustose, perché la frutta tagliata sottile rilascia il succo sulla superficie),  polvere di cacao amaro (eliminato quindi il problema di comprare barre di cioccolato con diverse percentuali di cacao e controllare con quali grassi sono state addensate), un cucchiaino di burro di cocco per permettere alla polvere di cacao di addensarsi creando l’effetto “Nutella”, con una spolverata di zucchero di cocco, infine, cocco fresco grattugiato.

Il risultato è stato fantastico. I sapori erano tutti puri, intensi e al tempo stesso amalgamati.  Lo zucchero aggiunto regolabile. Basta aggiungere una spolverata anche a fine cottura, che in bocca sta benissimo, facendo l’effetto che fa il sale.

Lo zucchero di cocco è fantastico perché è una polvere sottile che si scioglie subito, non resta in grani cristallizzati come lo zucchero di canna. In alternativa anche gli zuccheri a sciroppo come lo sciroppo d’acero o di agave  vanno bene. Il miele solo se di castagno, il più amaro di tutti,  altrimenti finirebbe per alterare l’equlibrio dei sapori degli altri ingredienti. Il miele è decisamente un gusto dominante, va saputo, a mio avviso, dosare ed abbinare bene.

Tornando alla crêpes, sono particolarmente soddisfatta per la resa degli ingredienti freschi, anche il cocco che ben si è abbinato alla pera, frutto idratante a basso apporto calorico dal gusto sempre delicato che non a caso viene abbinato al rum (anche il cioccolato viene abbinato al rum). Una crêpes sfiziosa e idratante.

Per i gusti di chi è abituato a mangiare in modo cucinato tradizionale probabilmente sarebbe deludente. Chi è abituato ai prodotti da forno, alle salse, alle cotture lunghe, è “addicted” dipendente da quello specifico senso di “pienezza e rotondità gustativa” che danno gli ingredienti quando, con impasto e cottura, danno origine a vere e proprie sostanze nuove, modificando la chimica di base. Tutte quelle persone rimarrebbero deluse dalle mie crêpes e credo non comprenderebbero cosa ci possa essere di buono nella polvere di cacao con burro di cocco e spolverata di zucchero e farina di nocciole, invece di una crema spalmabile pronta. Nessun problema! Io non propongo le mie ricette per competere nella gara del gusto, ma per dare una opportunità a chi si priva dei piaceri della tavola per stare in forma credendo di dover rinunciare, per i soliti motivi di apporto calorico, a gusti ed alimenti che invece può continuare a mangiare.

Anche se sei a dieta, puoi mangiare dolce. Anche se sei a dieta puoi mangiare fino a sazietà.

Certamente, c’è un periodo di transizione in cui  il gusto si ribella al cambiamento. Ad un certo punto, raggiunto il peso forma, si è di fronte ad un bivio: ora che faccio? Torno a mangiare come prima, continuo così? Succede anche con lo sport. Come continuare a mantenersi una volta raggiunto l’obiettivo?

Non credo che la soluzione sia “rilassarsi”. Se si tornano a prendere le abitudini di prima, velocemente si vanificheranno i risultati raggiunti, con aumento dello stress per aver faticato “per niente”. Cambiare il metabolismo è un risultato che costa fatica anche psicologica. Il corpo, inizialmente, reagisce in modo pigro agli stimoli. La cosa bella è che quando diventa reattivo ti regala sensazioni bellissime e inaspettate, per esempio resiste con leggerezza dove prima stentava. Anche se non fai nulla di speciale, diventa tutto più bello. Non ti ”tira la schiena” per fare normali movimenti casalinghi, sopporti meglio il dolore  (anche una bruciatura casalinga, brucia meno).

Con un corpo allenato diventa tutto più bello.

Non voglio buttarla sul chimico, voglio mantenermi sul “poetico”. Il design del piatto, ogni volta, dona un tocco estetico al momento della nutrizione, che, fra preparazione e consumazione, raramente porta via più di mezz’ora.

Annunci

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.