La forza delle vittime

Si dicono e scrivono tante cose su chi denuncia o non denuncia violenze. Le persone sono divise fra due estremi: quelli che fanno ricorso anche per cifre sotto i cinquanta euro e fanno lavorare un intero sistema per cifre che, evidentemente, valgono di più del tempo speso per preparare i carteggi e iniziare la lunga procedura è chi invece anche di fronte a violenze psicologiche, fisiche, inganni e truffa finanziaria preferisce evitare la macchina della giustizia e percorrere altri percorsi satisfattivi. Da lì gli incentivi a favore delle denunce. Il profilo del truffatore, solitamente, è quello di una persona non intelligentissima, ma quanto basta da saper prendere alla sprovvista, rischiando di essere scoperto, la vittima nella propria debolezza, dopo quindi averla studiata. Sì, il fraudolento è un individuo intraprendente, capace di mettersi in gioco e rischiare che qualcosa vada storto e la vittima non si comporti come da previsione.

Appartenere ad una o all’altra delle categorie dice molto ai politici sulla popolazione che li vota, solo che i secondi sono più difficili da individuare perché per mille ragioni stanno zitti.

Io stessa, di fronte a tante occasioni utili per querela o denuncia a seconda dei casi ho avuto comportamenti diversi a seconda del momento della vita e del caso specifico, pur essendo una persona integra nei valori e talmente coerente da essere giudicata rigida.

Un delitto, un reato contro la Persona, il suo fisico, la sua personalità, il suo patrimonio, assume sfumature diverse.

Credo che il fattore tempo sia fondamentale nel rapporto di fiducia tra il cittadino e lo stato, oltre che per la persona in sè.

Tempo: quanto tempo deve investire una persona per ottenere quale tipo di giustizia ed a quale prezzo? Una querela è prima di tutto una presa di coscienza, quindi un atto di forza verso se stessi ed il mondo che espone la persona ad una serie di eventi che non conosce anticipatamente e che non potrà non affrontare.

Alla base di una querela, c’è prima di tutto, prima ancora del bisogno di giustizia o della rabbia o di qualsiasi altro sentimento, un atto di forza e di lucida intelligenza. Porgere querela significa voler investire una quantità di energie in un procedimento. Energie che potrebbero andare da altre parti.

In questo senso, quindi, i cittadini non credo siano più sensibili a campagne elettorali basate sul garantismo piuttosto che su altri “ismi”. Il cittadino, anche quello meno consapevole, fa i conti a fine mese ed ha bisogno di capire se ne vale la pena – e sottolineo il verbo “valere”.

Le persone hanno bisogno di capire come un principio o un altro viene concretamente applicato e come concretamente impatterà sulla loro vita. Anche la cura degli aspetti psicologici viene fatta in tal senso: il valore che una persona da all’offesa ricevuta. Come calcola una vittima? Quel valore da una vittima al proprio dolore? La risposta dipende anche dagli strumenti che ha a disposizione per calcolarlo.

Tempo. Alcuni dolori la vittima li vuole dimenticare in fretta, compensandoli con altre soddisfazioni. Questo è il motivo per cui alcune persone, poco dopo essersi separate, sono già accompagnate stabilmente con nuove persone.

Altre persone invece non riescono a legarsi a nessuno finché non hanno ottenuto una qualche forma di compensazione dalla relazione precedente.

In entrambi i casi, il tempo è una delle risorse più importanti: entrambe le persone cercano una compensazione ed il valore cambia.

Chiudo con una nota sui personaggi fraudolenti. Di fatto, sono degli sfigati (concedetemi il termine), dei vigliacchi che per affermarsi hanno bisogno di individuare e persino studiare potenziali vittime, investire le proprie energie nel fregare l’altro invece che nell’esprimere al massimo se stessi.

Se siete vittime, rendetevi conto, che siete più forti del vostro aggressore, che ha bisogno di trarre da voi un vantaggio che altrimenti non avrebbe.

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