Il prezzo delle persone

Il film di Ridley Scott “Tutti i Soldi del Mondo” che ho visto stasera è riuscito a causarmi un calo glicemico.

Ci tengo a spiegare al poliziotto, attore nel film, che la madre del ragazzo rapito, seppur stia vivendo momenti di tensione, “signora, le hanno rapito il figlio, come fa a mangiare?”, mangia come faccio io, per stare in piedi, per affrontare il calo glicemico provocato dalle forti emozioni. In questi casi non ti siedi a tavola, mangi per sopravvivere, ti nutri e basta. Ridley Scott ha saputo descrivere anche piccoli dettagli come questi, all’interno di una grande storia di soldi e sentimenti dal primo all’ultimo minuto.

La trama base in sè è semplice ed è già stata trattata da altri: il figlio di una famiglia benestante viene rapito per soldi. Le persone sono oggetti di scambio con un prezzo. Tema importante che nella nostra società di solito si tratta solo quando si parla di prostituzione o di concepimento di figli in eterologa, di adozione.

Si parla di vendita anche quando si cede un ramo d’azienda in realtà: le risorse umane sono risorse economiche, prima che persone, anche per i sindacati che si siedono al tavolo a negoziare. Il prezzo delle persone. Quanto costa un nipote in ostaggio? Quanto costano le persone in tante altre situazioni?

Ridley Scott descrive benissimo dall’inizio alla fine il tormento emotivo di chi deve prendere decisioni economiche per motivi sentimentali e viceversa. Tecnicamente serve proteggersi da aggressività e avidità dei ricattatori. Non si può sapere chi perderà i nervi.

In questa storia, come da tradizione italiana, al ragazzo viene tagliato un pezzo di orecchio. Scena che non sono riuscita a guardare per intero, essendo stata descritta in modo realistico ed avendomi fatto provare dolore per l’attore nonostante si trattasse di finzione. La prossima volta la guarderò.

Il tema del sesso è trattato solo all’inizio, mostrando passeggiatrici nella città eterna. Nello specifico, lo sbarbato “rampollo” americano, incuriosito e divertito, si ferma a sorridere di piacere con le Signore, che lo prendono in giro per la sua pelle giovane, pelle per cui lui, avendo già imparato dal nono il senso degli affari, chiede uno sconto.

Nessun altro accenno nel film. Nessun pezzo di carne scoperto se non necessario.

Rapimento poco dopo. Tanto scafato – sessualmente – grazie ad un padre da baccanale ed una separazione fra i genitori, tanto ingenuo da confermare a perfetti sconosciuti il proprio nome, che gli chiedono l’identità per essere certi di rapire la persona giusta e buttarlo sul camioncino.

Bella scenografia e bei costumi. Fermo immagine, azione, colori, carrellate. Da Roma, Colosseo e Villa Adriana, agli Emirati arabi e alla California.

Una mente vasta, quella del regista, capace di spaziare nel mondo senza perdere capacità descrittiva dei particolari. Tutto ben collegato e integrato.

I temi dell’uomo contemporaneo sono stati trattati tutti, anche se l’ambientazione è di una ventina di anni indietro rispetto ad oggi. Il tempo viene scandito prevalentemente dalle macchine, dalle cabine telefoniche e pochi altri dettagli.

La storia spiega come avere tanti soldi cambi la struttura emotiva delle persone e della rete di relazioni, in primis famigliari.

Il tema della maternità e paternità visti attraverso la bilancia economica di chi si trova a trasmettere un patrimonio educativo che ha una componente in più rispetto ai tradizionali (e un po’ scontati): “volersi bene e rispettarsi”.

Volersi bene: come e a che prezzo? Il film tratta i temi in modo trans generazionale: dal nonno al nipote la paternità è vissuta a tre livelli, con la madre/suocera che fa da collante fra le generazioni.

Famiglia. Provocatoriamente il rapitore prova a insinuare odio e debolezza nel cuore del ragazzo rapito dicendogli: “la mia famiglia a quest’ora avrebbe già pagato. Per noi in Italia la Famiglia è tutto”. Per fortuna il ragazzo americano è dotato dal regista di grande intelligenza emotiva e capisce benissimo che stanno tutti prendendo tempo e che nel frattempo si deve arrangiare. Un senso della famiglia meno impulsivo. Un ragazzo che, adolescente, si è visto conteso fra un padre lussurioso in Marocco ed una madre dedicata americana. Interessante quando, da adolescente, la madre ne ottiene L’ affidamento e lui, intrigato dalla vita sregolata, protesta per rimanere in Marocco col padre e le amanti.

Il tema del riscatto è trattato egregiamente: il nonno, miliardario abituato a gestire notizie di grave impatto economico e istituzionale, si comporta inizialmente come un politico, invece che come un nonno. Si comporta come si comportò lo Stato italiano ai tempi di Moro e da manuale di relazioni internazionali: ha 14 nipoti e se iniziasse a cedere per uno, sarebbe continuamente colpito da rapitori.

Non ho visto scene di sesso coinvolgente o di nudo non funzionale. Il sesso non è tema portante ed il regista non lo usa per tenere alta l’attenzione. Ne accenna solo all’inizio facendo incontrare il giovane adolescente con le mature prostituite, prima di essere rapito e ne fa un accenno descrivendo una situazione orgiastica del padre/marito in Marocco, poi causa di separazione dalla moglie americana. Il regista “ha lavato i piatti” (come direbbe una mia cara amica) e può procedere col resto della storia e dedicarsi a descrivere le emozioni protagoniste del film.

Uno scherzo. Per parte del film il rapimento sembra essere uno scherzo. Si gioca anche sulla surrealità delle atmosfere generate da questa situazione estrema.

In sala emozioni contrastanti. Un pubblico molto giovane. A molti pare non sia piaciuto. Mi sembra normale. Non fa ridere, non fa piangere, fa riflettere in modo indiretto. Solo un discorso forte, alla fine, del mediatore verso il “tirchio” miliardario, che in realtà, vuole così bene al nipote da morire a distanza quando lo liberano. Un modo diverso di vivere i sentimenti. Un modo virtuale, anche senza tecnologia: sentimenti che vivono di quella telepatia ed empatia che contraddistinguono i rapporti elettivi.

Così come poco sesso/nudo, pochi inseguimenti tipici dei film d’azione, non proponendosi come tale. L’azione principale è quella della mente e delle relazioni fra un paese e l’altro, una cultura e l’altra. Vista. Il rapito vede i volti dei rapitori e rischia la vita. Corsa. C’è la corsa del rapito verso la libertà. Correre.

Un film completo che sono contenta di avere visto. I commenti in sala, per quanto fastidiosi per la mia personale visione, sono comunque stati un segnale di vitalità. Il film ha, evidentemente, colpito il pubblico.

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