Prima strategia per la felicità: capire che siamo tutti come una ricetta.

Trovo quasi sempre interessanti le conferenze di fisici e matematici applicate a questioni “di vita quotidiana”. Scusatemi, sono stata tiepida: trovo molto più che interessanti, ma confortanti e stimolanti le leggi matematiche e scientifiche applicate per spiegare le “cose semplici” e credo che possiamo essere quanto più sereni e ad un passo dalla felicita quanto più riusciamo ad accettare ed amare le cose che abbiamo, non con fatalistica rassegnazione o imposta educazione, ma con attiva interpretazione. Per interpretare e creare bisogna comprendere. Per comprendere bisogna fare tre cose, non importa in quale ordine, ma bisogna farle tutte e tre: 1) vivere, 2) studiare/imparare, 3) meditare.

Attenzione, non ho detto pregare, ho detto meditare, cioè entrare in stato di profonda riflessione, che può essere raggiunto in vario modo, ognuno deve trovare il suo, in tutti i casi sarà una “pratica”, un “rituale”, una “attività”, una azione ripetuta che ci permette di riflettere in profondità dentro e fuori di noi.

Facendo queste tre cose, piano piano si arriva a comprendere quello che i fisici, chimici e matematici ci spiegano grazie alle leggi dell’universo scoperte dopo anni e secoli di duro lavoro del pensiero umano: siamo fatti una ricetta, fatti cioè di particelle (ingredienti primari) e conta non solo la qualità delle particelle stesse, ma soprattutto come queste particelle sono abbinate ed organizzate (la ricetta). In pratica conta la ricetta della nostra vita.
“Volersi bene” non significa essere narcisisti e non comporta autoesaltazione, così come non comporta rassegnata accettazione. Stiamo attenti a come interpretiamo il detto popolare “chi s’accontenta gode”. Volersi bene significa prendersi il tempo di conoscersi e capirsi, liberandoci dei giudizi ereditati da una educazione o cultura piuttosto che un’altra se necessario, e fare le scelte funzionali alla nostra evoluzione. Fare di noi stessi un’opera d’arte: un quadro, un piatto, un abito, un motore. Immaginiamo noi stessi come un “prodotto” e combiniamo i nostri elementi per fare di noi stessi qualcosa di straordinario. Per riuscire a farlo dobbiamo essere di più che in salute, dobbiamo aggiungere la componente “desiderio” e la componente “azione”. Dobbiamo desiderare di stare più che bene, dobbiamo intraprendere le azioni necessarie a stare meglio e a progettare la nostra opera d’arte, apprezzando tuttavia il nostro oggi come se non ci fosse un domani. Facile o difficile? Non importa. La ricetta della felicità richiede impegno. Persino per amarci dobbiamo impegnarci: dobbiamo rispettare il nostro corpo, che è la prima “cosa” che abbiamo a disposizione e che appartiene a noi. Avete figli e non avete tempo? Avete un lavoro di responsabilità e non avete tempo? I figli sono auto apprendenti. L’energia che mettete nel cercare la ricetta della vostra vita sarà percepita dagli altri come energia vitale. Che la torta piaccia o non piaccia, avrete fatto una torta e questo non potrà non donare a voi soddisfazione. Combinare gli elementi, riorganizzare e creare vi farà stare bene.
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Riporto qui sotto l’articolo in inglese con i riferimenti alla conferenza.

Happiness strategy n. 1. : understanding you are a recipe

http://awaytowellness.blog/2017/12/30/happiness-strategy-n-1-understanding-you-are-a-recipe/

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