Voltarsi indietro per andare avanti

Voltarsi indietro, se lo si fa per capire come andare avanti, fa bene!

Non avrei mai immaginato che avrei fatto diverse cose che in realtà ho fatto. Chissà quante cose ancora farò, che non erano nei miei progetti. Una bella lista. Se a 24 anni, prossima alla laurea mi avessero chiesto come vedevo il mio futuro, non avrei detto nessuna delle cose che ho fatto. Nessuna. Proprio nessuna.

Quando incontro un ragazzo giovane, le uniche due domande che gli faccio sono, appunto, come si vede da quel momento a 20 anni e, in caso sia figlio di genitori separati, in che modo crede nell’amore e nei rapporti di coppia stabili, ammesso e non concesso che abbia voglia di parlarne.

Parimenti, quando incontro un uomo oltre i 40 anni, guardo il suo curriculum professionale: cosa ha concretamente fatto, dove concretamente vive, se è/non è sposato, che fisico ha/come veste, quanto spende per fare la vita che fa e poi gli chiedo se, voltandosi indietro, ha fatto quello che avrebbe voluto e se, guardando avanti, ha particolari progetti.

Io non ne ho. Ho smesso di progettare nel lungo periodo.

Sono una donna piena di energie, in ottima forma, libera, con energie da investire, ma nel lungo periodo non riesco a prevedere investimenti sicuri se non quelli sulla mia persona in senso fisico.

Il mondo chiede energie. Il mondo chiede un do tu des energetico continuo. Le energie si trasformano in prodotti di tutti i tipi e quando compriamo un prodotto compriamo le energie di tutte le persone che lo hanno portato nelle nostre mani.

Verba volant. Scripta manent. Anche le parole scritte sono energia. Ore che la nostra mente dedica a dare forma ai nostri pensieri ed a metterli su qualche supporto verso gli altri. Un foglio di carta, un blog, una email, un sms. Per questo motivo, per esempio, ci sono persone che fanno l’amore con la mente, scrivendo e corrispondendo con persone anonime nelle chat o con colleghi, fra una email e l’altra aggiungendo uno smile non necessario o rispondendo in tempi che denotano attenzione alla persona, prima che al contenuto aziendale della richiesta. L’attrazione fra le persone si manifesta in tanti modi e l’amore assume tante forme, imprevedibili, perché all’interno di un progetto razionale ci si ritrova ad amare inaspettatamente qualcosa o qualcuno che non si conosceva, a dedicargli del tempo.

Io non ho fatto figli. Nessun rammarico. Non avendo mai incontrato l’uomo giusto per un simile impegno, il mio istinto di maternità è nato e si è sterilizzato in pochi anni. Avrei volentieri donato un ovulo. Se la gravidanza non fosse un evento che sconvolge il fisico e di cui “ho paura”, avrei volentieri ceduto il mio utero ed un mio ovulo a qualche ricco padre, accettando di seguire a distanza la crescita del mio figlio naturale, che da sola non avrei mai partorito o potuto mantenere. Avrei comunque voluto accertarmi che si trattasse di un incrocio con un uomo geneticamente sano. Non avrei concepito, seppur su commissione, un figlio con qualunque pagante. Pur rinunciando alla maternità concreta, avrei concepito mio figlio solo con un maschio sano, bello e forte. L’intelligenza non si può prevedere. Si può solo scommettere sul fenotipo e sulla prevenzione di malattie genetiche ereditarie.

Nella prima parte della mia vita professionale, una vita da ufficio, ho fatto davvero tante cose interessanti e innovative, ma non una vera e propria “carriera”.

Nella prima parte della mia vita artistica ho prevalentemente dipinto, olio su tela, e scritto racconti brevi e poesie. Ho usato l’arte e l’arte ha usato me per far comunicare il mondo esteriore e quello interiore in vario modo.

Oggi mi occupo di benessere. Non lo avrei mai detto. Volevo solo rimettermi in forma e, nel farlo, ho inventato uno stile di Yoga che funziona seriamente. Ho un fisico più scolpito di tante fitness model venti e trentenni che vanno in palestra, ma io mi alleno a modo mio. Questo fuori programma sta condizionando molte mie scelte.

Quando il primo gatto entrò nella mia vita accadde la stessa cosa. Adesso ne ho tre. Ogni volta che ho iniziato un lavoro, è sempre accaduto qualcosa. Il lavoro non si è mai limitato a quello che mi hanno chiesto: anche nelle mansioni più semplici da hostess mi è sempre capitato di scambiare chiacchiere importanti.

Abbandonerò questo blog in italiano. Passerò all’inglese dedicandomi a tematiche concrete. In italiano mi viene spontaneo scrivere con una retrospettiva psicologica, cosa che voglio smettere. L’inglese mi spinge, l’italiano mi trattiene. I miei testi in inglese non sono mai una traduzione, sono la versione in inglese: un’energia diversa.

Sono stata traduttrice per anni. Anche quando facevo tradizioni giuridiche, di fronte all’ impossibilità di tradurre in modo “pedestre” e letterale – per quanto necessario per le traduzioni giurate – dovendo usare perifrasi per esprimere concetti giuridici che non trovavano un corrispettivo fra le lingue, ho allenato la capacità innata di trasformarmi. Involontariamente ho allenato la capacità di essere diversa dovendo comunicare gli stessi concetti. Il common law e l’inglese sono molto dinamici e preparativi per struttura sintattica. Il tedesco è assolutamente analitico e filosofico. Lo spagnolo è davvero la lingua più affine all’italiano. Il francese si mantiene spregiudicatamente elegante. Ho letto i libri di Celine, oltre ad essere amante di Baudelaire. Di russo ho poche nozioni da qualche lezione universitaria, una delle cose, nella vita, che ho lasciato indietro, quella di studiare la lingua russa.

I pensieri, da una lingua all’altra, si trasformano. Quando si sceglie una lingua o un modello di bellezza, si sceglie un modo di allenare la nostra energia a plasmarla e darle una forma. Ogni volta che sono andata a letto con un uomo ho cercato un incontro con un’altra cultura. Cosa abbiamo in comune e cosa no, da nudi, aldilà degli schemi linguistici di appartenenza. Vivo da più di dieci in una città in cui non ho comprato casa ed in cui non ho spostato la residenza. Ho questa capacità di essere presente e assente, imparando presto a comprendere la forza dei legami giuridici ed il loro legame/non legame con la sfera di estensione dell’io, l’io giuridico. Io sono io, ma sono anche la casa che possiedo. Il matrimonio è per me un legame giuridico importantissimo.

Tornando ai “fuori progetto”, volevo fare la escort, ma mi sto ritrovando a fare la wellness coach. Vorrei ancora costruire un portale per escort internazionali e locali, ma i fuori programma che incontro funzionano e nutrono le mie giornate.

Per legge Darwiniana, si tende a fare quello che ci dà più energia e ci mantiene meglio in vita.

Anche fare la escort era un fuori programma. Ci sono arrivata perché con gli uomini mi trovo bene, ma sempre e solo nella condivisione di attimi, mai nella costruzione di una relazione “stabile”, che ho già avuto per anni e di cui conosco le dinamiche di “comprensione reciproca”. Con gli uomini sono diventata brava “solo” a “fare affari”, quindi posso andare d’accordo solo con quella limitatissima categoria di uomini che riescono a dividere sesso e sentimento in modo intellettualmente evoluto e rispettoso. Per chi avesse letto Francesco Piccolo e “La separazione del maschio”, io con quel genere di maschio difficilmente vado d’accordo. Francesco Piccolo descrive un uomo che per esigenze psicologiche primarie e primitive divide la propria sessualità e sfera emozionale fra più donne (moglie ed amanti), senza però pagarne nessuna, perché instaura con ognuna un rapporto di scambio emozionale che, da quello che racconta lui, sembra bastare a soddisfare rapporti lunghi anni. In pratica, una compensazione psicologica reciproca. Io non ho bisogno dello psicologo o di rapporti terapeutici, ho invece bisogno di rapporti in grado di nutrirmi realmente.

Da single, abituata a provvedere ai miei piccoli e grandi problemi, non mi lascia mai nulla di nutriente nessun uomo che non possa insegnarmi nozioni tecniche da applicare, darmi consigli strategici reali per il mio lavoro, farmi vivere esperienze culturali e sensoriali che da sola non potrei permettermi (anche un ristorante particolare), lasciarmi un bel po’ di soldi in mano per il tempo condiviso. Queste le motivazioni alla base di un mio incontro personale con gli uomini o di chiacchiere. Non scambio comunque nulla di fisico se non specificamente pagata. Comunque non basta invitarmi al ristorante o in vacanza per “avermi a letto”. Il letto è comunque qualcosa in più che, nel bene o nel male, non concedo più se non espressamente pagato proprio perché non sono più seducibile ed ho bisogno che l’uomo paghi, per ciò che realmente vuole e per quello che è: il contatto fisico con me. Non esiste ristorante in grado di farmi concedere fisicamente: il mio corpo pretende la sua parte come il ristoratore da cui sono stata portata.

Continuo dunque ad essere disponibile, ma solo per incontri “speciali”.

Le difficoltà incontrate a farmi mantenere dignitosamente da questa attività l’hanno declassata in modo naturale. Non mi pongo più di tanto il problema di capire cosa ci sia stato di sbagliato, avendo io una ottimale combinazione corpo-viso-esperienza, se il mio marketing o la piazza (Italia) sbagliata, ma in quasi un anno di attività ho guadagnato troppo poco.

Volendo chiudere questo articolo natalizio, dal sapore retrospettivo di chi fa bilanci per guardare avanti, auguro a chiunque lo abbia letto o sia arrivato fino alla fine di avere avuto da me un po’ di energia, energia per voltarsi indietro solo per andare avanti. Non posso nascondere di avere rapporti difficili con la mia famiglia di origine. Ogni volta che entriamo in contatto sono scintille, scintille che cercano di accendere un fuoco che non si accende o che scalda per poco, come il fiammifero della nota bambina della favola, che muore sotto la statua del principe. Non esiste psicologo in grado di dare nessun genere di valida spiegazione o di conforto. Certe situazioni sono troppo intime e legate ad altri per trovare spiegazione o “liberazione”. Non serve spiegare nulla. Non è la spiegazione ciò che nutre l’animo, non serve la parafrasi di una poesia, seppur triste. La poesia basta a se stessa.

“Loose what needs to be lost, to find what needs to be found”.

Auguro di saper “perdere” definitivamente e nel migliore dei modi ciò che deve essere perso, per poter trovare ciò che ci sta aspettando.

Perdere non nel senso di sconfitta, ma col senso di “scioglimento, libertà da”, come un carro che perde un vagone, come qualcuno che per correre via o verso una meta deve togliersi lo zaino dalle spalle, seppur pieno di viveri, e fare con le energie del suo corpo.

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