Arte, emozioni, valori

Oggi voglio prendere due esempi totalmente scollegati per spiegare il valore delle emozioni e di come l’arte abbia varie forme per esprimerli e sia un dovere di chi prende decisioni saper capire in quale modo si esprime la società.

Parto con il monumentale pezzo di stoffa mostrato ieri al derby Roma-Lazio rappresentante Stefano Sandri. Gigante. Chi lo ha realizzato? Come si sono organizzati? Quanto tempo ci è voluto?

Un’opera d’arte storica per la città nella sua monumentalità, per il valore che esprime per parte del popolo romano, quella parte che economicamente è tanto importante e che comporta regolarmente cambiamenti della viabilità quando si sposta. Nel contesto romano, non è trascurabile.

Con quell’opera il popolo ha espresso il valore aggregante dello sport e la capacità che ha di far affezionare le persone fuori dal campo e dalla performance atletica. Un’opera monumentale per un tifoso, un ragazzo rimasto nel cuore, perché i romani vanno a vedere la partita anche per se stessi. Ho già visto tatuaggi commemorativi di Francesco Totti su polpacci e braccia. Quell’opera comunica anche ai dirigenti amministrativi che il popolo Romano si esprime attraverso monumentalità e grandi simboli. Indirettamente, il messaggio è chiaro: il popolo, quando si organizza, lo fa “alla grande”, quindi si può pensare che abbia bisogno di grandi opere per nutrirsi e ispirarsi.

Provo ancora dispiacere per la città per la scelta di non gareggiare per le Olimpiadi. Naturalmente, ignoro i numeri. Non sono queste emozioni? Sentimenti? Non sono espressi tramite l’arte? Provo dispiacere perché Roma ha un clima favorevole allo sport, perché ha bisogno di grandi opere e perché i romani avrebbero avuto bisogno di potersi affezionare ad altri sport, diversi dal calcio. Senza le Olimpiadi credo sia difficile si distacchino da ciò che hanno a portata di mano, anzi, di piede: la palla. La palla è il primo giocattolo che si dà in mano a un bambino.

Il secondo esempio che prendo, è una scatola di packaging con cui Chanel mi ha inviato gli ultimi prodotti che ho ordinato online. Piccola, perfetta nei materiali, un design favoloso per un pezzo di carta satinata come le copertine dei libri, studiata come un origami giapponese per aprirsi a fiore o a vagina.

Uno studio di design incredibile. Persone pagate, stipendi e intelligenza applicata per regalare un sorriso, una ispirazione, una coccola. Si chiama arte anche questa. Arte del design: creatività applicata ad altissimo livello per risultati di utilità e piacere emotivo. Da un punto di vista economico si chiama Valore Aggiunto, l’unico per il quale sono davvero felice di pagare una imposta. Non sono contenta di pagarlo dove non c’è questo valore aggiunto ed il prodotto è basic. Domanda: perché tassare il valore aggiunto? Mi sono sempre chiesta il fondamento morale di questa imposta. Tutti i prodotti hanno un valore aggiunto?

Torno quindi ad un argomento che ho già trattato in altro modo: quale il prezzo che paghiamo per le emozioni e quali sono gli strumenti che provocano in noi emozioni?

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