Lo yoga per il mondo occidentale

Noi occidentali abbiamo una concezione del tempo, delle risorse e dello spazio opposta a quella orientale. Il nostro tempo è concentrato sul presente, sulla “to-do-list”, il nostro spazio ben definito entro la nostra identità, sia sul lavoro che nella vita personale, e dobbiamo mettere a frutto tutto. Trovare l’utilità, individuare l’obiettivo e raggiungerlo.

Il nostro è il tempo della conquista (politica, economica, emotiva). Il nostro è il tempo del denaro. Siamo sempre “on the run”. Chi non lo è, non guadagna molti soldi o ne ha ereditati molti.

Siamo quelli dell’individuo, dello sviluppo della forza della mente individuale, del “self”, siamo quelli del coaching e dei mentor, “stay foolish, stay hungry”, siamo quelli insaziabili di miglioramento continuo, siamo quelli di “over the top”, “top of the rock”, quelli del “Guinness dei primati”, quelli della parabola sul leone e sulla gazzella (che da quando sorge il sole sanno che devono entrambi iniziare a correre per mangiare o non essere mangiati). Siamo quelli di Dante e “dell’aiuola che ci rende tanto feroci”. Siamo in questo periodo storico un po’ tutti evoluzionisti figli di Darwin, piuttosto che platonici.

Le tecnologie ci permettono di conquistare il mondo in modo individuale ancora più di prima, quindi servono strategie di gestione delle risorse.

Gli orientali si esprimono secondo riti che si perpetuano nel tempo in modo verticale, come testimoniato dalla loro forma artistica prevalentemente decorativa e narrativa costante nei secoli. Sarà che credono nella trasmigrazione dell’anima, sarà che credono che siamo su questa terra di passaggio entro un corpo che non ci appartiene, sarà che credono che la terra e la vita vinca sempre nel processo di trasformazione dell’energia, per tutta questa serie di ragioni sviluppano meno attività imprenditoriali e vanno meno alla ricerca di scopi specifici, individuali e di nicchia, riconducendo tutto a grandi cicli.

Noi siamo tutti imprenditori di noi stessi e per questo a volte siamo i nostri datori di lavoro più esigenti e severi.

Quando ti avvicini allo yoga, una delle prime cose che impari è “trovare tempo per essere presenti con se stessi”, per “ascoltarsi”, “ascoltare il percorso del respiro dentro il nostro corpo” e ristabilire la “connessione corpo mente” che spesso teniamo disgiunte per comprensibili e validissime ragioni funzionali e pratiche di “tabella di marcia” quotidiana. Le nostre leggi di marketing nascono dai trattati di strategia militare, non dai manuali di cucina.

Cosa vuol dire tutto ciò in termini pratici?

Spendere tempo per mettersi a respirare e ad assumere strane posizioni sopra un tappetino? Beh, di posizioni “strane” se ne assumono tante anche col bilanciere e con la panca.

Inizierò un percorso di pubblicazione di tutti quegli articoli in cui vengono indicate applicazioni pratiche “western style” (alla occidentale) di questo “dedicarsi al presente e a se stessi”.

Cosa significa in termini pratici e concreti fare yoga (yoga significa “connessione”, connessione corpo e mente)? Come inserirlo nella nostra tabella quotidiana o settimanale? Come può diventare un’attività di business, un tempo investito al di fuori di come viene proposto nelle tradizionali scuole?

Ecco una delle soluzioni, come documentata da Vanity Fair che riporta una intervista a Radio24 a Benedetta Spada (autrice di “Yoga in viaggio”) negli aeroeporti. Luoghi in cui si sosta per ore ed in cui compagnie non low cost come la Fly Emirates offrono lounge spa, trattamenti rilassanti in attesa del volo. Il tempo di scalo per alcune persone nella vita è l’unico tempo che hanno “per se stesse”.

L’industria del lusso comprende queste cose. Ecco quindi corsi di rilassamento e respirazione, lounge spa. Servirebbero anche alla stazione Termini di Roma in cui ogni giorno passano migliaia di persone.

Pochi giorni fa due miei amici mi hanno dato appuntanti allo storico Caffè Trombetta in cui si trova un’ampia scelta di cioccolate, caramelle e tabacchi.

E se mi avessero dato appuntamento in una lounge spa (quella che non c’è)?

Il business evolve e lo yoga è pronto a riempire spazi lasciati vuoti dall’incalzare del nostro tempo. Quei piccoli spazi che fanno la differenza fra tornare a casa profondamente stanchi o stanchi ma energici.

Io confermo con il mio “EnhancedYoga”. Ho trovato il modo di allenarmi efficacemente nei momenti in cui non ho a disposizione una palestra, rispettando anche le esigenze di mantenimento e potenziamento muscolare, non solo le esigenze terapeutiche o di rilassamento. La filosofia isometrica e cinetica dello yoga e dei flussi di posizioni a corpo libero dona una grande libertà a tutti ed è uno strumento versatile a disposizione di chiunque lo voglia conoscere. Serve studio, serve applicazione come in tutte le attività sportive. Anche per correre non basta indossare un paio di scarpe qualunque ed iniziare, se non si vuole incorrere in possibili tendiniti. Anche per nuotare non basta buttarsi nell’acqua, ma occorre iniziare dal galleggiamento, respirazione e dalle prime bracciate.

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