Femminilità: identità, tecnologia ed economia

Il tema della bellezza non ha tempo.

Le emozioni durano di più sentimenti. Ce le fanno passare per “effimere” e “transeunti”, ma la verità è che una statua, una foto o un quadro suscitano emozioni in tante generazioni ed in un numero non contabilizzabile di persone. Lo capisci quando segui le aste di foto e quadri di nudo, quando controlli i numeri degli accessi ai musei ed alle mostre di un artista piuttosto che di un altro. Chi è quanto paga per andare a vedere/godere/fruire di quali opere? Lo capisci anche quando vedi il proliferare di corsi per i glutei, non ultimo, dopo il GAG, il “booty barre”, e senti che alcuni artisti li hanno assicurati.

Il sentimento è un moto dell’animo limitato alle persone che lo vivono nel loro contesto storico. Ad essere schietti, l’amore non è per nulla eterno, le emozioni sì.

Le emozioni passano spesso attraverso l’espressione della bellezza.

Ogni società lo declina secondo i propri canoni e lo affronta con le proprie tecnologie. Da quando si tingeva i capelli con l’hennè naturale e si faceva la ceretta con un impasto di cera e miele, oggi abbiamo la chirurgia estetica e gli integratori ormonali che ci permettono di cambiare il nostro sesso.

Come sempre, la tecnologia è potente: ci mette di fronte alle grandi domande filosofiche come Socrate: conosci te stesso.

Chi sei? Chi vuoi essere? Come ti senti? Come vuoi sedurre?

La risposta a queste domande determina le scelte in ambito economico, sessuale, sentimentale e giuridico.

In base a queste risposte, comprerai alcuni prodotti invece di altri, ti sposerai o ti separerai, userai un trucco o ricorrerai alla chirurgia.

Io credo nella scienza e nella tecnologia, ma per motivazioni personali ho sempre avuto “paura” della loro applicazione umana. Il mio corpo è intatto e gli unici tagli che ha subito sono quelli dell’estrazione dei denti del giudizio e delle tonsille. La mia paura mi ha portato a definire una identità basata sulla ricerca e la forza interiore anche ostinatamente, prolungando il permanere di disturbi che con metodi tecnologici sarebbero guariti o spartii più velocemente. Penso a fastidiose cicatrici sulla pelle, rigenerabili con applicazioni di acidi. Penso a piccole grandi cose che mi hanno fatto perdere occasioni. Uso tutti gli strumenti “asportabili” come il trucco, ma sono orgogliosa del mio indelebile tatuaggio e poco mi importa se gli studi dicono che l’inchiesta nella pelle infiamma i tendini ed arriva ai linfonodi. Ne farò un altro. Sono su questo mondo per viverlo, anche se di passaggio e il corpo che mi è stato dato è l’opportunità che ha la mia anima di essere presente, è l’estensione materiale della mia mente. Vada per il secondo indelebile tatuaggio.

Per quanto riguarda la femminilità, mi ha stimolato Vanity Fair quando sostiene che troppo spesso le donne si giudicano con gli occhi maschili, quelli, peraltro, del maschio eterosessuale medio predominante in termini numerici e statistici. Servirebbe una indagine statitistica, economica e sociologica onesta sull’industria del porno a livello internazionale, per dare una definizione attuale di femminilità e mascolinità, per individuare stereotipi validi a cui avvicinarsi o da cui allontanarsi.

Solo i numeri di chi spende possono disegnare il ritratto sociologico di chi è maschio e di chi è femmina. Quanti uomini o donne e di quale età vanno su siti porno per vedere quale tipo di foto e di video?

Quanto spendono donne e uomini in percentuale del loro stipendio in emozioni erotiche ivi incluse le lenzuola di raso che la moglie compra per ravvivare il rapporto col marito non solo i completini da sexy shop?

Chi spende per cosa e quanto? Il grande cinema guadagna di più inserendo una scena erotica oppure inquadrando sguardi?

È analizzando con metodi numerici che Facebook blocca i profili facendo una mappatura delle foto pubblicate e relativa percentuale di pelle scoperta a vista. I software di analisi delle immagini hanno stabilito che scoprire una certa percentuale di pelle nuda rientri in una immagine compromettente ai limiti del pornografico o che possa suscitare problemi I chi la visualizza anche per caso.

Tornando dunque al concetto di femminilità, caro alla industria della cosmesi, della farmaceutica, della tecnologia ospedaliera, della ricerca scientifica, della moda e del fashion in senso ampio, nonché dei professionisti in psicologia e sociologia, occorre contestualizzare.

Io sarei curiosa di leggere una indagine statistica realistica sui numeri della pornografia. Chi consuma, cosa consuma, chi produce, quanto guadagna.

Da donna, modella, scrittrice, artista, libera professionista ogni volta che mi faccio un autoscatto o mi lascio fare uno scatto e lo pubblico ho sempre un secondo di esitazione per non avere i numeri, i numeri che mi spiegano dove andrà a finire il mio scatto, cosa provocherà o non provocherà.

Un secondo di esitazione e poi procedo, pensando “sarà quel che sarà”. Se non puoi controllare qualcosa, non puoi condannare te stesso all’inazione eterna per mancanza di completa ed esaustiva conoscenza o consapevolezza. La conoscenza deriva anche dalle azioni che facciamo e dalle reazioni che scateniamo.

Tornando alla femminilità, ho iniziato a comprenderne solo da qualche tempo il potenziale economico celato dietro filosofie e stili di vita antagonisti più nei numeri del mercato che nella vita reale. I miei amici sono di varia natura, ognuno con la propria femminilità o mascolinità e quello che ci unisce sono interessi comuni vissuto ed espressi in modo diverso. Sono forse diventata così che “cinica” da non credere più nel genuino potere della seduzione semplice? Vedo un business dietro ogni cosa? A livello “micro” economico (avrei voluto scrivere macro, perché i numeri individuali in massa diventano macro, ma la macroeconomia è altra cosa) sono sempre stata così.

Lo spazio per la seduzione istintiva e semplice e per la definizione dei vari tipi di femminilità e gelosie è quello della nostra individuale quotidianità. Oltre a quella bisogna guardare ai numeri delle industrie di settore.

Quale ruolo giocano gli “influencer”? I “testimonial”? Le più grandi aziende spendono circa il 40% investendo su di loro. Su quali numeri vengono scelti? Nei vostri acquisti quotidiani la risposta. Si compra con la mente prima che col portafoglio. La seduzione inizia dalla mente ed il discorso sulla femminilità ha bisogno del contributo dei numeri dell’industria del porno.

Non sono io a dirlo, sono donne in conferenza su TED talks, sono esigenze che si sentono nell’aria quando indossi un abito elegante ma ciò che resta è il ricordo o il desiderio del sedere. Ciò che resta è avere compreso che il tuo viso non interessa, interessa il suo preliminare al sedere, o meglio “culo”, “back”, “hips”, “ass”. Le donne partono dal mascara per permettere agli uomini di arrivare al sedere. Servono i numeri del porno e dell’ “industria” del nudo. Sono all’asta foto di fotografi famosi a corpi nudi. Non solo sedere, tutto il corpo.

Sedere, che, comunque, come ho scritto in altri articoli, è parte fondamentale per la mobilità di tutto il corpo.

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