I principi psicologici della violenza

I fatti di questi giorni sulla violenza sulle donne, prima quelli di Rimini con lo stupro perpetrato in gruppo, ripetutamente all’aperto, al mare sulla sabbia, e quelli privati delle due americane forzate dai due carabinieri, per quanto io voglia scrivere solo di benessere, quindi in termini positivi, mi chiamano a dedicare qualche riga.

Il fondamento della violenza nella società occidentale civilizzata, in cui è stato raggiunto un livello di istruzione e cultura base minimo da tutti, è solo uno: l’incontro fra una parte più debole fisicamente o indebolita da assunzione di sostanze psicoattive o da periodi di stress, ed una parte più forte fisicamente, ma con disturbi della personalità tali da avere bisogno di confermare questa supremazia con la sopraffazione anche di gruppo senza il consenso dell’altra parte.

Le vittime sono sempre donne colpite in quanto tali nella loro femminilità. Non importa se indossavano la minigonna o se avevano bevuto un po’ e detto due frasi ammiccanti. Non se la sono in nessun caso andata a cercare e non sono state in nessun caso consenzienti. Le vittime sono sempre donne deboli o indebolite scelte dal maschio per la facilità dell’aggressione.

Nessun maschio sceglie di aggredire una donna dalla quale sente, ad istinto, che combatterà e che potrebbe a sua volta ritrovarsi accecato a vita da un tacco a spillo infilato in un occhio per difesa personale oppure con il setto nasale spaccato o morire per une tempia sfondata sempre dallo stesso tacco a spillo.

Per non parlare del famoso “morsetto” (cito le parole di un avvocato che negli anni 70 ha definito una donna non stuprata in quanto non si è tecnicamente difesa quando si è ritrovata con l’uccello in bocca) che se ben dato fa male da togliere il fiato.

Solitamente gli aggressori, per essere certi di vincere e provare il piacere di svuotarsi i coglioni su un essere vivente che con la propria debolezza conferma la loro forza, legano, immobilizzano, ingannano.

A volte ottengono il consenso alle prime fasi del sesso, i preliminari, riescono quindi ad ottenere il consenso per avvicinarsi, accarezzare, baciare, poi, quando la consenziente alle coccole e dolci effusioni non può più tornare indietro, è a quel punto che stringono in una morsa come una serpente e spingono ben oltre il desiderato ed inizia la violenza. Un noto film americano interpretato fantasticamente da Jodie Foster e Kelly Mc Gillis parla di questo, cioè di come un momento di evasione dallo stress della vita quotidiana, alla ricerca di dolci effusioni sessuali, si trasformi in uno stupro di gruppo in pochi secondi in un bar di paese.

Il fattore tempo è fondamentale così come le lesioni.

Il consenso richiede tempo. Seduzione, persuasione, convinzione. La violenza non passa da qui. L’atto è violento quando non si chiede permesso, quando si procede e basta.

Le lesioni sono una diretta conseguenza.

Il corpo della persona violentata, anche quando si tratta di violenza domestica (qualcuno ha detto che “la violenza da salotto non esiste”) si oppone e crea resistenza da cui le lesioni.

Sapete tutti che la lubrificazione non è scontata. Sapete tutti che l’elasticità della vagina e dell’ano cambiano in base ai preliminari ed alla predisposizione psicologica. Parlo di ano, perché se ne parla poco spesso, ma anche i ragazzi subiscono violenze.

Solitamente la donna viene violentata in vagina, perché è il principio del femminile che si vuole offendere o prendere.

Tornando alle lesioni, le lesioni sono fondamentali. Altri tipi di violenza, più psicologica e meno fisica rendono il fatto meno dimostrabile.

D’altro canto se l’aggressore vuole violentare senza lasciare segni sulla vittima deve portare quel minimo di attenzione che rende l’atto meno violento in termini di forza e che permette quindi alla vittima di respingerlo.

C’è poi da dire che di fronte all’aggressione non tutti combattono. Alcuni si paralizzano proprio per la scarica di adrenalina da paura che immobilizza il corpo esattamente come dopo un incidente stradale. Il corpo entra in stato di shock.

Per quanto riguarda le fantasie di chi desidera essere dominato, legato, frustato o di chi desidera essere violentata, si tratta di altro. Non ha nulla a che vedere con la violenza vera. Quando, a scopo liberatorio e catartico, si cerca la privazione della libertà o la lesione per provare ad avvicinarsi a quella soglia del dolore che dona anche piacere, si tratta di persone mentalmente evolute che si sono preparate ed hanno persino scelto (e magari pagato) chi procurerà loro le lesioni entro i limiti concordati. Esistono in proposito corsi per maneggiare la frusta e corsi per legare ad arte.

La violenza nasce, ribadisco, dall’effetto sorpresa, mancanza di consenso e sopraffazione.

Esiste anche una sopraffazione fisica senza lesione. Purtroppo il nostro ordinamento non prevede indennizzi per questo tipo di violenza.

A titolo personale mi sono trovata in situazioni in cui il limite era stato raggiunto. Anche io mi sono trovata in quelle situazioni in cui l’uomo crede che la donna dica no, ma in realtà sia un si, quindi forza la mano.

La realtà era che il mio era un no e così è stato perché ho avuto la capacità di fargli male prima che lui ne facesse a me, ma ho fatto appena in tempo, perché quando l’ho avuto addosso era talmente grosso e pesante da togliere il fiato. Quando ha sentito il proprio dolore prima del piacere si è fermato.

Lo ha fatto solo per questo. Perchè gli ho fatto male. Il dolore, il suo, gli ha acceso una specie di spia nella coscienza per cui si è fermato.

Se non avessi avuto quella capacità e avessi subito la violenza, non credo che lo avrei denunciato reduce da una esperienza negativa precedente con la “giustizia”. Ho imparato a difendermi da sola, a prevenire, evitare il danno e basta ed a ragionare in termini giuridici e scientifici verso me stessa, prima che in termini emotivi.

Dunque, non ero stata assalita in gruppo, legata o picchiata. Ero stata “semplicemente” forzata da uno che già conoscevo e che, ubriaco dopo una serata, mi voleva contro il mio volere. Puzzava ed era arrogante. Mi aveva raggiunta alle spalle vedendomi da lontano. Se la menava con la storia che dicevo di no, solo per farmi pregare, invece dicevo di no perché, anche se nelle serate precedenti lo avevo trovato attraente, quella sera puzzava ed era arrogante.

Credo che, proprio per la descrizione della scena, mi sarei tenuta la cosa per me, per evitare di sentire quello che si sente dire sui giornali, alla luce di una precedente denuncia che ho fatto per aggressione e da cui non ho ricevuto nulla se non pubblica umiliazione.

Per evitare di vedere i miei particolari sui quotidiani o, peggio ancora, in televisione, dovendomi tenere tutta la vita l’etichetta di quella che ha subito violenza, destando l’interesse, a seconda dei casi, di cuoriosi o potenziali violenti.

Chi non denuncia lo fa anche per difesa, non per pudore o paura. Quando diventi famoso per un fatto “scabroso” corri sempre il rischio che da qualche parte ci sia un seriale che raccoglie pezzettini di giornale su di te e ti mette nella lista delle “prescelte”.

Per tutti questi motivi avrei dunque denunciato solo una violenza efferata di gruppo o individuale, ma efferata.

Precendentemente, infatti, avevo denunciato un’aggressione subita insieme al fidanzato di allora in cui (purtroppo o per fortuna) non avevo subito lesioni. Avevamo 25 anni. Ero stata presa da parte, immobilizzata e toccata, nello spirito violentata. Senza lesioni fisiche. Immobilizzata e sopraffatta e toccata, senza lesioni.

Il mio corpo era senza lesioni refertate ed il giudice non mi riconobbe nulla, nemmeno l’urto psicologico. Era stato coinvolto il mio fidanzato di allora, che invece prese un indennizzo per essersi fatto refertare un occhio graffiato.

Quando sono tornata in Tribunale per la violenza subita ed ho dovuto rivedere gli aggressori ridere di nuovo e sorridere e godere quando il giudice confermò che nulla mi era dovuto, quella fu una umiliazione pubblica. A distanza di anni ho interrotto la mia vita rivedendo un fidanzato con cui mi ero lasciata e degli aggressori per farmi umiliare.

I tempi della giustizia fanno questo: aggiungono la beffa al danno. Quando sei andato avanti con la tua vita devi tornare indietro magari a sentirti dire che non hai subito nulla.

Gli aggressori avevano perso il posto di lavoro, ma non per decisione del giudice, per denuncia del mio fidanzato di allora e mia dei fatti alla compagnia per cui lavoravano.

L’aggressione era nata da una tessera a punti. Vestiti come una coppia che va in centro a fare shopping, non ce la eravamo andati a cercare. Hanno menato lui e messo da parte me. Pochi danni per fortuna. Il principio della violenza è lo stesso, sopraffazione e forza invece che parole.

Questo significa che non va bene il trattamento che viene fatto dei reati di natura sessuale che, dovrebbero essere trattati con riservatezza.

La pubblicazione di notizie peraltro può far innescare atti in violenti dormienti così come provocare indifferenza o assuefazione. I dettagli andrebbero dunque riservati a riviste di settore per evitare i risvolti voyeristici del pubblico. Siamo in una società in cui seguivamo i reality e le vite degli altri, affamati dell’intimità altrui, i dettagli degli atti di violenza non devono nutrire questa fame di intimità altrui.

Per quanto riguarda le pene, nel caso dei carabinieri, dovendo avere un codice deontologico e morale, sicuramente dovrebbero essere espulsi dall’Arma, non essendo compatibile la difesa del cittadino con una accusa e condanna tanto grave.

Chiudo pensando a giudici e avvocati che hanno in mano il futuro della società più del legislatore. Vi trovate a decidere e scrivere di tanti atti e fatti ai vostri occhi più o meno simili fra loro, ma per le persone sono sempre momenti unici che lasciano un segno nella vita.

Se per mestiere diventate “freddi come chirurghi”, leggete bene i referti e cercate di non sbagliare sull’organo da incidere.

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