Non volevo morire vergine

Non ho letto questo libro, ma lo leggerò. “Non volevo morire vergine” di Barbara Garlaschelli, una ragazza che a quindici anni per un tuffo in piscina è rimasta tetraplegica.

Storia di una ragazza invalida che vuole assolutamente provare il sesso.

Non il sentimento, il sesso.

Fa pensare a me. Posso serenamente raccontare di non avere perso la verginità trasportata da un folle amore, trascinata dall’impatto della passione per un ragazzo. Era da circa tre anni anche volevo fare sesso, ma non mi sentivo pronta. Tanti “ostacoli culturali da superare”.

Poco dopo i 18 anni ho fatto sesso per la prima volta. Ho scelto un ragazzo che mi piacesse molto. Non ero innamorata. Mi piaceva e basta.

Era bellissimo. Spagnolo.
Prima di lui avevo solo avuto dei preliminari con due francesi, un italiano ed un greco. Tutti bellissimi. Dopo di lui un bellissimo austriaco più grande di dieci anni. Poi sono arrivati gli altri.

A ricordarli con la coscienza di oggi mi rendo conto che erano tutti belli come gli sportivi che ancora oggi guardo. Meno tatuaggi, certo, 30 anni fa i tatuaggi ed i piercing andavano meno. Ma tutti stupendi.

Quindi, allo scoccare dei 18 anni il mio orologio biologico si è fatto sentire. Dovevo togliermi il peso della verginità. Il peso di tutti quegli ostacoli culturali che mi hanno mantenuta vergine nonostante tutti i racconti delle compagne del liceo.

Non ho avuto bisogno di sedurre nessuno. È bastato dire che “lo volevo fare”.

È stato bello.

Contrariamente ai racconti sentiti da tante ragazze, per me è stato bello.

Qualcosa di non completamente nuovo. Il concretizzarsi di qualcosa che già avevo pensato. Non ho provato dolore. Il famoso imene si è rotto, ma non ho provato dolore. Semmai, non ho provato molto piacere, perché comunque un po’ ero nervosa e il timore della “prima volta” si è messo in competizione col piacere.
È stato bello perché è stato con un ragazzo che ho scelto io, che mi ha rispettata sempre. È stato bello proprio perchè non sono stata sedotta (o illusa). È stato bello, perché era il momento giusto.
Ho capito dopo molti anni che lui era un professionista.

È stato bello. La bellezza di quel pomeriggio ha condizionato positivamente tutta la mia vita sessuale. Ho sempre vissuto bene il sesso, sempre.

Qualche delusione d’amore, ma nulla a che vedere col sesso.

Sostengo l’importanza del sesso consapevole.
Sesso ed emozione per scelta. L’amore come qualcosa in più.

Leggerò quel libro dal titolo fantastico.

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