Eros e cinema

Nonostante la mia collezione di "paesaggi del corpo" (olio su tela), è più immediato pubblicare un articolo gourmand, fotografare un piatto e spiegarlo, che affrontare discorsi – il sesso e la finanza – che sono per natura complessi e poco si prestano alla trattazione leggera. Difficilmente, inoltre, tratto di tematiche che attingono all'identità personale e sociale senza una certa gravitas.

Ammiro chi riesco a scherzarci sopra, a sdrammatizzare. Per questo solitamente sono facilmente avvicinabile da chi ha senso dell'umorismo o da chi sa essere molto disinvolto nella gestione pratica del tema, come me e, magari, più di me.

Da molto tempo mi interesso del cinema erotico e porno, dei confini fra l'uno e l'altro.

L'ètimo delle due espressioni è ben diverso.
nvito a leggere la definizione dell'enciclopedia Treccani, completa di escursus sulla storia della "rappresentazione" degli "elementi di prostituzione".

Seguo interviste e discorsi in conferenze video in cui, dati alla mano, si parla senza veli dell'esigenza di stimolare la mente di uomini e donne per nutrire e rinnovare il rapporto sessuale. Quando a parlarne, poi, è una esponente della classe benestante in tailleur aziendale e collier di perle e pietro, in leggero sovrappeso, il discorso si fa interessante, perché "non lo diresti mai" che quel tipo di donna rivendica "il proprio diritto" di guardare "un bel porno". Chissà come la pensano le giovani generazioni e come la pensano le culture non europee. Pare ci sia l'esigenza di avere non tanto film "pornografici", ma "erotici molto intensi".

Sicuramente un tema forte e delicato.

L'industria del Cinema è una delle più ricche e la produzione erotica e pornografica ne rappresenta una grande parte. Esistono anche dei reality show in cui, per esempio, le persone si incontrano nude su un'isola.

Ho sempre amato il cinema erotico. Non ricordo se il primo film che ho visto sia stato "Orchidea Selvaggia" (ovviamente "Nove settimane e mezzo" uno e due) piuttosto che "Il danno" o "Naufragati" o "L'Amante", "Laguna Blu", "Lo sguardo dell'Altro", "9 mm"
oltre al felliniano "Gradisca" ed al recentissimo "Eyes wide shut", naturalmente. Tutti film con favolosa scenografia in cui l'erotismo nasce prima dal gioco dei ruoli non convenzionali, poi dai corpi.

Non ricordo.

So solo che quando mi sono imbattuta in scene reali di "dogging", di "porno", una delle tante penetrazioni o fellatio che si vedono in rete o a tarda notte (non ho mai comprato un film o un giornale, tranne Milo Manara e qualche classico della letteratura) mi sono sempre annoiata, disgustata o indignata.

Nella mia ricerca quotidiana di armonia corpo e mente, trovo grande erotismo nei particolari, quei particolari dell'esteriorità che parlano del mondo interiore, non nella genitalità o nella nudità in sè.

Ho visto tanti membri. Pur essendo tutti diversi, senza il legittimo proprietario ed il giusto contesto, mi sembrano perlopiu un pezzo di corpo per un libro di anatomia.

Quando mi chiedono se mi piacciono, non posso rispondere di si, perché il piacere nasce anche dalla mente, non solo dalla visione di un pezzo di corpo in uno scatto. Una bella mano nella sua gestualità quotidiana può essere molto intrigante e seducente.

Al massimo, dunque, posso valutare il membro in sè in termini di qualitativi. Da frequentatrice di ambienti naturisti, non sono certo a disagio di fronte alla nudità di qualunque fattezza ed età.

La nudità diventa intimità accorciando le distanze, quando oltre al senso della vista iniziano ad essere coinvolti anche gli altri sensi all'interno di un contesto specifico. Si può diventare intimi anche con uno sguardo o una stretta di mano. Lo sanno bene gli arabi ed i popoli asiatici che sulla dialettica dello sguardo hanno costruito un vero rituale ed una letteratura.

Mi sembra evidente che "il grande problema" del cinema porno sia la povertà della regia, poco sinestesica, e della storia.
Abbastanza normale. L'uomo medio di fronte ad un corpo giovane e generoso si eccita. Fa presto. Così come fa presto a "venire". Il film porno viene infatti usato per eccitarsi, non per emozionarsi. Si guarda un film invece che sfogliare un giornaletto. Non si cerca una emozione, una storia, si cerca uno strumento di eccitazione, come potrebbe essere un vibratore. Credo che il problema sia questo.

Qualche sera fa sono andata a vedere la saga sul pianeta delle scimmie. Fantastico. Il grande cinema americano, per l'ennesima volta dà una lezione di professionalità. Un film senza attori holliwoodiani, in cui gli attori sono scimmie o soldati in divisa. Un film senza protagonisti femminili erotici, se non una bambina di circa sei anni. Un film interessante, capace di far emozionare, coinvolgente, senza nessun richiamo erotico e senza "dici" di eccitante I provocante bellezza. Quelle scimmie parlavano col linguaggio del corpo. Tanti primi piani sugli occhi. Si capiva quando erano maschio e femmina solo da come si guardavano.

Questo apre una riflessione sulla sessualità. Da dove passa? In particolare, da dove passa nel cinema contemporaneo internazionale?
Sicuramente lo chiederei al nostro Rocco, persona che nelle interviste che ho seguito si presenta come professionale e simpatica. Mi pare sia pure felicemente sposato.

A questa domanda lascio dunque che rispondiate voi dopo averci pensato qualche secondo.

Io continuo ad amare i volti ed i corpi quando espressivi della nostra storia come i volti.


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