Le parole dei forti

DAI SALUTI A LAURA BIAGIOTTI A QUELLI DI FRANCESCO TOTTI

Un fine settimana trascorso in giro fra un evento “mondano” e l’altro, un po’ di persona e un po’ collegata a radio e televisioni. Due giorni di dichiarazioni forti e di incontri d’eccezione fra cui Donald Trump a Roma, il G7 di Taormina sul clima, il Papa a Genova, il gran premio di F1 a Montecarlo e l’ultima partita di Francesco Totti.

Personalmente sono andata a piazza di Spagna e della Repubblica, assistendo da vicino ad una sfilata ed al funerale di una persona famosa. Mi sono emozionata. Ho riscontrato coinvolgimento da parte dei partecipanti. I grandi eventi visti da vicino hanno sfumature e particolari molto umani, che ci avvicinano quelle persone che percepiamo distanti, dietro uno schermo.

La distanza fra i personaggi celebri e la popolazione è una distanza prevalentemente numerica: i “grandi” sono e sono stati “più performanti” degli altri nei numeri, hanno fatto quantitativamente e qualitativamente di più, staccandosi ed elevandosi, le emozioni ed i sentimenti di base – stima, amicizia, affetto, dolore, delusione, fatica – sono invece umani come gli altri.

Sono andata a trovare Laura Biagiotti, di cui avevo un delicatissimo e cangiante foulard di seta con tulipani, a piazza della Repubblica, nella stupenda e più che mai appropriata Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

Ho sentito ricordarla da un’amica come stilista sempre capace di conciliare “cultura e leggerezza” e dal presidente del CONI come di una imprenditrice lungimirante, capace di aprire anzitempo a cinesi e russi, mantenendosi sempre disponibile e generosa. La sorella ne ha ricordato il “sorriso vicino e lontano di chi sa e veder e prevede”. Ho riconosciuto solo qualche personaggio, non tutti, ma quello che mi ha colpito è stata l’atmosfera intima e raccolta.

Uscendo dalla basilica, ho trovato a distanza di un’ora una manifestazione di giovani e musica, il “Marijuana Millennium”, dedicata alla liberalizzazione della mariuana, a conferma della centralità di piazza della Repubblica a Roma, per chi non lo sapesse, la piazza che collega Termini e via Nazionale su cui si affaccia anche l’Esedra.

Il Papa si è espresso a proposito del caso Ilva: “l’imprenditore non ama licenziare la propria gente. Chi pensa di risolvere i problemi licenziando è un commerciante” che contro il terrorismo per i recenti fatti di Manchester, invocando la conversione dei cuori dei terroristi.  Angela Merkel sembra invece parlare col cuore all’Europa, sottolineando con forza l’importanza di dover prendere il proprio destino fra le mani, senza fare affidamento su esterni (riferendosi agli Stati Uniti).

Nel pomeriggio a Montecarlo si sono sprecate le bottiglie di champagne per le Ferrari che hanno conquistato il podio con una doppietta. Vettel ringrazia il team: “Grazie Ragazzi, I was giving everything I have” e Raikkonen hanno interrotto la pausa dal 2001, quasi sette anni dall’ultima doppietta,  conquistata anche la classifica costruttori. 

In serata Francesco Totti ha giocato la sua ultima partita.  “E’ l’ultima volta che che mi tolgo la maglia…Ho paura, perché vado a smettere di fare la cosa che amavo”. Maglia numero 10. Patita intensa, uno stadio in lacrime. Francesco Totti, dopo un ultimissimo calcio al pallone, saluta lo stadio con la figlia in braccio ed un discorso toccante, nel pieno rispetto della propria personalità e carriera, confermando fino all’ultimo, di rappresentare la Roma ed i romani come pochi hanno saputo fare in questi anni. Lo posso confermare. Totti c’è sempre stato. Quando mi sono trasferita a Roma 12 anni fa, la sua “presenza” in città si sentiva già in modo forte e caratterizzante. Una presenza sempre positiva. Ha fatto muovere le masse, ma solo per andare allo stadio e parlare di sport in modo sano. Non ho mai visto nessun colloquio su Totti degenerare, anzi, ho sempre riscontrato che fosse un argomento “aggregante”. “È arrivato questo momento, ho pianto tutti i giorni, da solo, come un matto, perché 25 anni non si dimenticano così, con voi dietro alle spalle che mi avete spinto…” … “mi sento come quando sognavo e mia madre mi svegliava per andare a scuola…e non era più possibile riprendere il sogno una volta sveglio”. 

Francesco Totti paragona la propria carriera sportiva ad un sogno, il sogno di un bambino, come se la vita fuori dal campo debba essere quella degli adulti, dei doveri. Chissà, forse proprio per questo è stato tanto forte tanto a lungo, forse proprio perché è riuscito a giocare per anni con la passione e la tenacia di chi vive un sogno da cui non si vuole svegliare. Mi pare siano 28 anni di carriera. Ventotto sono davvero tanti per uno sportivo che mette alla prova il corpo e la mente. Francesco Totti è quasi un mio coetaneo e quando faccio il confronto con altri mestieri non posso non fermarmi un attimo a fare un respiro, rendendomi conto di quanto siano diversi.

Un fine settimana molto intenso. Eventi, emozioni, sfumature. Qualcuna la deposito qui sul blog, altre me le porto dentro, ringraziando i “forti” per il loro esempio e le loro parole, ringraziandoli per farmi da esempio e da life coach, loro a me. 

Ringrazio chi raggiunge grandi risultati per la loro condivisione con noi. Mi sono sempre ispirata ai grandi della storia passata, oggi mi ispiro ai grandi della storia presente. Nelle parole del passato trovavo la profondità del pensiero, in quelle del presente l’energia che è stata messa, energia che passa dagli sguardi, dalle espressioni, dai corpi, dalla voce.


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