Flairtending, il lato acrobatico, sportivo ed erotico dei cocktail

Stasera mi sono rituffata nel mondo del bartending ed ho assistito alla World Flair Competition al Meeting Place a Roma, Piazza Bologna. Emozionante. Sette minuti a testa di performance acrobatica mozzafiato a ritmo di musiche incalzanti. Fino a cinque bottiglie volare, roteare vorticosamente, strisciare, rotolare su tutto il corpo dei giovani atleti. Sono giovani, hanno una trentina d’anni i più anziani, e sono atleti, perché si esercitano dalle tre alle cinque ore al giorno per raggiungere quei livelli. Con la bottiglia ci fanno quasi sesso. La girano, la lanciano, la strisciano sul corpo, ci giocano, la coccolano e si sentono sconfitti quando cade.

Dieci finalisti, di cui due italiani, un argentino, tutti gli altri dell’Est europeo o dei paesi baltici. Il primo posto è andato a Luca Valentin.

Nella giuria, Fabio Macchi, al quale ho chiesto i criteri di valutazione. Nove in tutto, di cui tre del cocktail e sei della persona. 

I parametri non sono tecnici o quantitativi, ma qualitativi (eleganza, velocità, precisione,…). Il settore non prevede ancora una classificazione tecnica delle mosse, pare.

Sguardi, sorrisi. In queste situazioni ricevo sempre molti inviti coi sorrisi e complimenti con gli sguardi, una barriera, quella dello sguardo e del sorriso, che le parole non riescono a sfondare. Vorrebbero forse dirmi o chiedermi di fermarmi, ma non lo fanno. La timidezza nella vita reale è forte. Un annuncio, la rete sopperiscono a quella debolezza. Di fronte alla rete ci si libera delle paure, delle timidezze e si trova il coraggio di pensare a quello che si vuole realmente, poi, di farlo.

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