1 maggio 2017

Molto impegnativo scrivere un articolo su questo giorno. La festa dei lavoratori. Una festa importantissima, una festività nel calendario nazionale al pari delle feste religiose. L’Italia è infatti una repubblica fondata sul lavoro (mi chiedo: esiste paese che non lo sia?) e tutti interpretano il lavoro a modo proprio.
Fra le varie cose che ho fatto, un po’ di auguri, un po’ di festa e lavoro. Dieci km di corsa approfittando della natura lussureggiante del lago di Castelgandolfo, poi una visita al tradizionale concerto del primo maggio, un paio di telefonate di lavoro e un po’ di shopping, che per me è lavoro.

Della piazza di San Giovanni in Laterano, gremita come sempre, mi sento di dire che è una piazza grande e grandiosa, generosa, a contenere tutte quelle persone pacificamente e tutte le loro contraddizioni. C’è veramente di tutto. Chi balla, chi litiga, curiosi, chi dorme per terra, chi gioca a palla, chi brinda, di tutto. Una piazza stupenda.

Bottiglie per terra. Probabilmente si tratta di questioni di sicurezza. Meglio ripulire il giorno dopo che rischiare qualche pacco bomba dentro le tradizionali pattumiere. Molte bandiere e striscioni, un po’ anacronistici, molti giovani di tutte le nazionalità e con tutti i tipi di look, capelli colorati, trecce e, colori felpe, anche qualche adulto radical chic curioso, sportivi in bicicletta, militari in servizio, volontari croce rossa e protezione civile, musica.

Una riflessione della Camusso sulle ristrutturazioni aziendali, attuate più per il benessere di pochi che per la salute dell’azienda. Mi sono fermata a parlare con un giovane studente, chiedendogli come mai abbiano messo la bandiera degli studenti sopra a quella cubana. Pare si ispirino al sistema scolastico dell’isola caraibica, ma la risposta è venuta un po’ a fatica: quello che conta, per loro, e credo per tutti, è stare in quella grande piazza, a godere di questo gran concerto, con qualche discorso su valori e concetti che, a prescindere dal contenuto specifico, diano un senso di partecipazione e condivisione. 

Ho sentito qualche testo e qualche stralcio di discorso. Lascio ai colleghi professionisti il compito impegnativo di scrivere articoli dettagliati e profondi, chiudo riportando le parole di un cantante emergente da Sanremo, Hermal Meta, che a mio avviso non è né di destra né di sinistra, sia per i testi, che per lo stile musicale, piuttosto uno che crede nell’individuo e nella sua capacità di determinare il proprio destino. 

Canta l’amore comprendendone le contraddizioni e canta la vita: “Vietato morire: i sogni son diversi dalle fantasie, hanno gambe molto più veloci, bisogna correre molto di più, ho imparato a distinguere, ricorda di disobbedire (chi non ha disubbidito a se stesso?) ricorda che è vietato morire, cambia le tue stelle, …e ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai”

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