Escorting is not for everyone

DALL’ANALISI LINGUISTICA ALLA CONTESTUALIZZAZIONE SOCIO ANTROPOLOGICA

E’ giunto il momento di toccare un argomento scottante, un argomento che solleva sempre discussioni ampie a prescindere da realtà geografiche, tempo, appartenenze politiche. E’ giunto il momento di iniziare a parlare di sesso, in particolare di sesso a pagamento, ovvero del sesso inteso come prestazione dietro corrispettivo monetario.

Per preparare il terreno di discussione, parto, come spesso nei miei articoli, dall’individuazione di una cornice di riferimento, uno stato dell’arte.

Inizio dunque dalla definizione trovata sul monolingue di inglese, il Collins, che riporto fedelmente qui sotto. Per chi non avesse dimestichezza con l’inglese, ESCORT è qualcuno che, per mestiere, “fa da scorta e protegge, qualcuno che accompagna e si prende cura delle necessità, sopperisce ai bisogni dell’accompagnato/a”.

I risvolti sessuali comunemente addebitati a questo termine, sono da ricondurre ad un rapporto molto stretto di confidenza, per il quale chiunque potrà sempre esprimersi in qualsivoglia modo, perchè là dove si scende nell’intimità del lavoro uscendo dalla standardizzazione del prodotto, le sfumature diventano appannaggio di pochi.

1.‌ ‌escort‌ – someone who escorts and protects a prominent person, bodyguard guard – a military unit serving to protect some place or person, defender, guardian, protector, shielder – a person who cares for persons or property outrider – an escort who rides ahead (as a member of the vanguard) outrider – an escort who rides ahead (as a member of the vanguard)
 ‌escort‌ – the act of accompanying someone or something in order to protect them  accompaniment protection – the activity of protecting someone or something; “the witnesses demanded police protection” convoy – the act of escorting while in transit
‌3.‌ ‌escort‌ – an attendant who is employed to accompany someone attendant, attender, tender – someone who waits on or tends to or attends to the needs of another” Inizierei dunque a distinguere fra chi cerca una escort e chi cerca una operatrice sessuale, fra chi ha bisogno di un/una sessuologo/a e chi crede di non avere bisogno di nessuno, tranne qualche confidenza online, sesso virtuale, scappatella o sguardo furtivo pieno di desiderio negli occhi del collega.

Continuo, sul tema escort, con la definizione professionale di Airambassador: “Escorting is not for everyone. You must be flexible, quick thinking, and resourceful.” Chi accompagna in missione o in viaggio altri, deve essere capace e pronto a tutti i tipi di situazioni e di imprevisti.

Volendo iniziare a considerare il confine fra escort e prestazione sessuale, è bene ricordare che in Italia la la prostituzione non è un reato, è cioè un’attività lecita, seppur più delicata di altre, infatti “non regolamentata”, cioè sprovvista di una chiara normativa come quasi tutte le questioni bioetiche (eutanasia, accanimento terapeutico, OGM, …).

Danny Girl, una fotografa canadese di Escort, conferma che tale situazione di vuoto normativo è ben nota oltre i nostri confini.

La prostituzione è infatti finita nel calcolo del PIL, valore 3.5 miliardi. Su un altro annoso argomento, la tassazione, ha sentenziato in passato la Cassazione (numero 10578 del 2011): “Seppur contraria al buon costume, in quanto avvertita dalla generalità delle persone come trasgressiva di condivise norme etiche che rifiutano il commercio per danaro del proprio corpo, l’attività predetta non costituisce reato, e consiste, appunto, in una prestazione di servizio verso corrispettivo“.

Con la speranza dunque di avere calmato gli animi di tutti coloro che giudicano come disperato, anormale, pervertito, fallito, disonesto chiunque eserciti questa professione o lavori nel settore, procedo la mia riflessione con una constatazione: nel mondo esistono alcuni prodotti o servizi realmente internazionali, uno di questi è proprio il sesso. Tutti ne hanno bisogno.

Inteso come atto fisico e reificazione della carica erotica presente in ogni essere umano, il sesso è il garante della continuazione della specie umana ed animale. I figli nascono da un atto sessuale (salvo i casi in cuo nascono per fecondazione artificiale, naturalmente o salvo quelle specie animale che si perpetuano per gemmazione).

La carica erotica è quella energia che ogni essere vivente ha e che deve per forza convogliare in qualche direzione nei diversi periodi della vita.

Chi la sublima nell’arte, nella politica, nella riflessione teologica e filosofica, nell’ascesi mistica, nello sport,… Pensateci bene, ognuno di noi è dotato di una carica interna forte di origine amorosa/erotica che deve essere espressa.

La domanda a questo punto è: come esprime questa carica erotica chi non ha un partner ed è sufficientemente realizzato negli altri aspetti della propria vita? Prendiamo in considerazione un adulto medio realizzato e consapevole, tuttavia senza una vita sentimentale stabile. Dove può dirigere in modo soddisfacente la propria energia? Là dove non sia disponibile a giocare il gioco della seduzione, il gioco della conquista, là dove sia un adulto consapevole, equilibrato ed onestamente disinterassato, in quel periodo della vita, a qualsiasi relazione sentimentale stabile, in che modo può vivere la propria carica erotica, nel rispetto dell’altra parte?

Da donna, mi è stato spesso fatto un grande complimento dagli uomini: “tu hai rispetto”. Sì, io porto grande rispetto al tempo ed ai sentimenti non solo miei, ma maschili, per cui mi sono trovata più volte a spiegare ai miei partner che per me si trattava solo di rapporti occasionali, senza nessuna ambizione di relazione. Qualche volta mi è stato detto: “mi stai usando?” ed io ho prontamente risposto: “perdonami, tu forse vorresti sposarmi? se la risposta è no, qual è la differenza fra me  e te, se non il fatto che io non ho bisogno di giocare il gioco della seduzione e usare lo scudo del sentimento per farmi rispettare?”. Ho dato e chiesto rispetto di tempo ed emozioni, senza usare lo scudo dei sentimenti o della seduzione.

La seduzione è infatti un gioco di potere che mi ha stancata da molto tempo. Nella seduzione è insito il concetto di conquista, al quale io non sono più sensibile.

Mi sono infatti infastidita se non adirata tutte le volte che sono stata ingannata, per esempio quando, per portarmi a letto, qualcuno si è spacciato per separato, non essendolo. Io avevo diritto di scegliere. Ad oggi, da anni, sostengo che il tempo di una donna libera è molto prezioso, talmente prezioso, che merita di essere pagato.

Mi spiego meglio: i rapporti intimi hanno sempre una componente emotiva, perchè il contatto genera emozioni.

Il contatto con un fiore, un tessuto, la vicinanza ad una fonte di calore, ad un profumo, un sapore lasciano sempre un segno e destano una emozione. Il contatto fra persone non può non creare emozioni. Alla luce di questo basilare assunto, non comprendo il motivo per cui una donna libera debba trascorrere tempo con un uomo impegnato se non dietro specifica remunerazione. L’uomo impegnato dedica la parte migliore della propria persona al partner con cui tiene vivo il legame, mentre dedica agli altri le proprie  emozioni, desideri, frustrazioni in via residuale.

Il rapporto fra uomo impegnato e donna libera è dunque sbilanciato.

A parità di tempo investito, uno torna nel proprio ambiente emotivamente protetto, l’altra torna nel proprio ambiente out of comfort zone, terra di tutti e di nessuno.

A parità di tempo, le emozioni della seconda, da dilibera sono in pericolo. E’ giusto dunque chiamare un arbitro, una barriera: i soldi. Da un lato l’uomo impegnato si deve ricordare che quel tempo è prezioso, dall’altro la donna libera è bene non si coinvolga oltre le emozioni del momento. Ho discusso anche con una cara amica su questo, invitandola a non frequentare uomini impegnati, se non, per l’appunto, a pagamento. La funzione liberatoria del denaro, in questo caso, è quasi una benedizione.

Partendo da questa semplice riflessione, ripensando agli anni passati in chat a parlare con uomini di tutti i tipi, sono giunta alla conclusione che pagare per una prestazione sessuale o per un rapporto emotivo con uan persona sia cosa assolutamente salutare. Così come si decide di andare dallo psicologo per parlare, si può sentire di avere il bisogno di parlare con qualcuno delle nostre dimensioni più intime. Questo qualcuno desideriamo sia un estraneo, con cui liberarci delle sovrastrutture quotidiane e lasciar esprimere la nostra anima più profonda o il  nostro istinto più semplice. Qualcuno che sciegliamo noi, che ci piaccia, che non stia seduto su una poltrona distante e ci dica che “è finita l’ora, ci vediamo la prossima volta”, ma qualcuno che sia disponibile a stare con noi tutta la sera o tutta la notte, una notte che altrimenti sarebbe piena di solitudine.

Ritengo più che mai comprensibile e giusto che ci sia un luogo di incontro fra chi cerca compagnia e chi la offre. Ritengo sia assolutamente equo e razionale che ci sia un corrispettivo monetario da pagare. Mettendomi nei panni, per esempio, di un businessman che esce da una importante riunione o di uno sportivo che abbia terminato una gara, sia che abbiano portato a casa un successo o un insuccesso, possono desiderare di condividere il tempo dopo l’evento con qualcuno.

La condivisione è la molla che fa scattare il meccanismo.

Non vuoi essere solo. Cerchi compagnia per festeggiare, cerchi qualcuno da cui farti consolare, cerchi qualcuno che ti aiuti ad esprimere quella energia che da solo comprimeresti dentro di te, rischiando l’implosione. Quale dunque il problema?

Certamente il fenomeno rischia di assumere connotazioni materialistiche quotidiane spiacevoli  o tristi, nella misura in cui lo si riduce ad un servizio, con le caratteristiche della cortigiana o della corvè. Ad onor di verità, dobbiamo a questo punto ammettere che sono tanti i lavori in cui vi sono momenti di scadimento nella servitù. Il problema della valorizzazione del lavoro e della persona è umano, legato cioè alle persone, prima che alla mansione.

“Il lavoro nobilita l’Uomo” sempre e comunque, quando scelto e non imposto, quando svolto nell’esercizio della propria autodeterminazione.

Tornando al tema iniziale, più che mai “escorting is not for eveybody”. E’ richiesta da entrambe le parti un ottimo senso della persona e del rispetto.

La capacità di parlarsi e stare bene fra sconosciuti e persone più che mai distanti.

Frank Sinatra, romanticamente, cantava “Strangers in the night“, sconosciuti nella notte che si scambiano sguardi e si dicono che devono stare insieme. Offrire compagnia vuol dire essere a tutti gli effetti artisti, persone in grado di creare e donare emozioni. Chi chiama un/una escort cerca qualche emozione, per la quale è giusto pagare senza moralismi, pregiudizi o giudizi, come per altre emozioni.

Chi paga chi? Paga chi ha più bisogno dell’incontro. Solitamente il maschio, che ha esigenze fisiche più forti delle donne. Noi donne, parlando schiettamente, anche noi che abbiamo più testosterone di altre, abbiamo comunque meno esigenza di sesso in termini di frequenza e comunque la componente psicologica per noi, percentualmente, conta, non voglio dire di più, ma in modo diverso: noi abbiamo bisogno che la componente psicologica sia esplicitata, per esempio tramite il fashion. Il maschio medio non va per il sottile. Ha una percezione della donna come quella di un astigmatico: vede solo la forma. Sono le donne quelle che sezionano come medici legali e come estetiste ogni cm dell’altra/o. Fatta questa premessa, per cui è normale che anche le donne paghino, gli eventi sono per forza diversi. Solitamente la donna, poi, si coccola per qualche tempo nel ricordo dell’incontro, mentre il maschio pensa già, famelico, all’incontro successivo.

È quindi normale che ci siano in percentuale più escort donne, ovvero più femmine che, se considerate da sole, non avrebbero particolare desiderio di un uomo, ma se gli capita, sotto forma di cliente, uno “passabile”, allora si rendono disponibili, in quanto non prive di voglia in sè.

Il denaro è fondamentale, perché giustifica il contatto di ambo le parti, l’incontro delle sue diverse esigenze, che altrimenti non si incontrerebbero mai. Anzi, spesso capita che le persone, al posto del denaro, usino l’alcol o sostanze stupefacenti, per abbassare i freni inibitori a dire dei “sì” che altrimenti non direbbero. Non scandalizziamoci: un motivo serve sempre nella vita.

Per finire, ritengo sia normale che una persona possa fare la escort, intesa come la si intende oggi, fornendo quindi prestazioni erotiche, come seconda attività o attività saltuaria. Renderla una professione quotidiana richiederebbe di inquadrarla come una prestazione socio-sanitaria con caratteristiche “impiegatizie” che la renderebbero logorante per chi la svolge e “desolante” per chi ne fruisce. Già adesso mi sono sentita dire che “sì, era bella ed è stata brava, però…”.

Però cosa? Cosa avresti voluto?

Era bella? Sì.

È stata brava? Sì.

Ti ha dato/fatto quello che volevi? Sì.

E quindi? Però cosa?

Ecco, se diventasse una professione primaria di tipo socio-sanitario e regolamentata, accadrebbe questo. Va tutto bene, basta saperlo.

Ringrazio la mostra Realbodies – Scoprire il Corpo Umano, che mi ha permesso di approfondire le conoscenze di anatomia e chi mi ha detto “prenditi cura del tuo corpo, perchè è l’unico posto in cui devi vivere”.


 

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