La mia colazione prima di una corsa

MINI MARATONA DI 10 KM

Oggi ho partecipato alla mia seconda mini maratona di 10 km d’inverno e con molta soddisfazione posso confermare la colazione necessaria ad un fisico come il mio. Non parlerò volutamente in questa sede del contesto culturale, per cui rinvio ai siti istituzionali, e mi concentrerò invece sugli aspetti sportivi.

Premettendo che è importante anche l’alimentazion e del giorno e della sera prima, direi che queta colazione possa andarfe bene a prescindere.

Rispetto alla gara, fissata per le 10.30, ho iniziato a mangiare alle 7,30, dunque tre ore prima in modo da digerire, attivare il metabolismo, arrivare alla gara piena di energie pronte all’uso ed il corpo scarico di ogni altra pesantezza da evacuazione di scorie.

Ho iniziato come sempre con la depurazione di tutto l’apparato, dunque con un decotto caldo a base di limone (tanto), zenzero (abbastanza da pizzicare), miele ed earl grey al bergamotto (pare abbia proprietà balsamiche).

Dopo circa un quarto d’ora ho continuato con la frutta, in questo caso spremuta d’arancia e limone, ma avrei potuto mangiare anche un paio di kiwi per la vitamica C.

Dopo altri 20 minuti è arrivato il momento dei carboidrati a digestione ed assimilazione lenta, alle fibre, qualche proteina ed alcuni grassi nobili, dunque sto parlando di yoghurt con gran mix di cereali, frutta secca, semi di lino ed abbondanti fiocchi di avena.

Due ore dopo abbiamo iniziato a correre ed io sono stata benissimo per tutta la durata della corsa (10 km per un’ora e mezza circa in territorio urbano) e fino ad un’ora dopo. Non ho avuto bisogno nemmeno di bere durante il percorso. Non ho spinto, ho tenuto una velocità di crociera costante, corrispondente circa alla velocità impostata sul tapis roulant, cioè una velocità 10 che aumenta a 13 e scende a 9 in base alla pendenza del tracciato. A fine percorso, solo un po’ di secchezza alle labbra. Mi sono pure data il mio magico olio idratante con pigmento ed ho sorriso per tutto il percorso, quasi come se stessi facendo una passeggiata. Sono orgogliosa di questo e ci tengo a specificare di non avere fatto un allenamento specifico, ma di essere andaya alla gara con la mia preparazione da fitness, fra lezioni di yoga ed aerobica/step/tonificazione.

Il risultato ottenuto è importante, perchè correre all’aria aperta su percorso urbano misto di salite e discese, asfalti vari e marciapiedi, in mezzo ad altri ed alla città, mette fame e sete. Correre all’aria aperta non è come allenarsi in palestra. Non ti puoi proteggere dal colpo d’aria o di freddo, dalla buca sul percorso che ti storce un po’ la caviglia, dal confronto con gli altri corridori, dal confronto con la strada che sembra breve e lunga. Non puoi fermarti per andare in bagno e cercare lo sguardo dei “soliti noti”. Correre all’aria aperta è meno protetto, maggiormente esposto a qualasiasi agente esterno per questo più impegnativo.

Capisco come mai Rocky Balboa, in Rocky IV, sconfisse l’avversario con un allenamento all’aria aperta, correndo sull neve e spaccando legna, piuttosto che correndo sul tapis roulant. Non si risenta nessun produttore di strumenti per il fitness (sono fantastici!! fatti di tante caratteristiche adattabili ad ogni utente, sono graduali, personalizzabili, precisi e senza quel tipo di allenamento il corpo non potrebbe essere ben scolpito in modo completo), se l’allenamento all’aria aperta viene percepito dal fisico come climaticamente “più duro”, a partire proprio dalle con dizioni atmosferiche non controllabili e che inevitabilmente influenzano la performance.

Sostengo la necessità di integrare gli allenamenti, per avere un corpo flessibile e versatile, potente e resistente ed oggi festeggio la colazione perfetta. Se avessi dovuto o voluto spingere di più, credo che mezz’ora prima della gara avrei bevuto un energy drink, che oggi non ho bevuto. Gli energy drink ti danno quello spunto e quella brillantezza in più, che ogni sportivo non può negare.

 

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