Celeste e rosso fiammante

No matter where a child is born“, guardano tutti lo stesso cielo.

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Il discorso di D.J.Trump non ho fatto in tempo ad ascoltarlo in diretta, trovandomi incastrata nel labirinto della vita quotidiana, fra una carta di credito che non funziona, un finanziamento a rate a tasso zero, i documenti INPS, l’acquisto di un tablet e…che altro?

Tuttavia sto seguendo in diretta l’inizio dei festeggiamenti e devo fare i miei complimenti agli americani. Un grande paese, un grande stile, nei grandi momenti. Grandi.

In attesa della discesa del dopo firma, poche inquadrature sulla White House. Grandi tavoli circolari da 8-10 persone con morbidi ed eleganti bouquet di rose rosa. Hillary, l’avversario sconfitto, sorridente con rossetto rosso e tailleur bianco champagne, Billa che già guarda il menu con l’occhiale abbassato sul naso.

Trump arriva, con la cravatta rosso fiammante ed il suo ciuffo giallo (più che biondo, dallo schermo sembra giallo), affiancato da una elegantissima Melania in celeste. Non azzurro, celeste. Melania ha scelto un abito accollato, con chiusura a portafoglio sul collo, della tobalità fredda del blu, sicuramente un celeste derivante da blu oltrfemare e bianco titanio. Melania non ha bisogno di scollature. Un volto bellissimo, con chignon avvolto in basso, silhouette classica, statuaria di fianco ad un uomo, uno uomo tutto fuoco e pieno di energia come la sua fiammante cravatta ed il suo cuiffo giallo, che avrà sulle spalle la guida del mondo. Diciamolo, la guida del mondo. Non ho paura ad affermare che gli Stati Uniti, seppur con i loro errori, hanno un ruolo guida. Io lo posso confermare per esperienza professionale e continuo a confermaarlo oggi: quando ti relazioni con gli americani, se mantieni un atteggiamento positivo e volto alla crescita dell’Individuo con la I maiuscola, cresci. Gli americani, nella corrispondenza con qualsiasi cliente, anche in chat per l’acquisto di un paio di leggins, non ti negano mai la maiuscola al nome. In Europa pare ci sia timidezza, vergogna o imbarazzo a scrivere i nomi propri con le maiuscole. Non ho mai capito quale problema di psicologia sociale sollevi la maiuscola, forse, semplicemente, la paura di rispettare ed amare il prossimo tuo come te stesso. Gli americani sono sempre pronti, sempre professionali. Solenni anche oggi.

Il discorso inizia con una introduzione su un quadro di autore sconosciuto, ftto rosalire ciorca al 1930, un quadro che narra di come il popolo sia presente in tutta la sua varietà, in un momento solenne della storia degli Stati Uniti. Olio su tela, con classica cornice intagliata in legno dorato, stile narrativo filo caravaggesco.

Il segretario che conclude con un augurio a Trump, come al Papa: “May Lord assist you”. Papa Bergoglio disse “Pregate per me”.

Trump: “So help me God“.

Non riesco a sentire il discorso in lingua originale, l’interprete in simultanea si sovrappone, ma riesco a carpire qualche grande incipit. Sul resto del discorso scriveranno affermati giornalisti, io mi limito a quello che riesco a sentire.

Sicuramente, per guidare gli stati più potenti del mondo serve ispirarsi a qualche principio o valore forte, assoluto. Le decisioni da prendere sono nette, veloci, forti, impattanti. Le sfumature sono per i dossier degli assistenti.

E così, quello che riesco a sentire:

What truly matters” non è quale partito controlla il popolo, ma se il popolo … ha detto qualcosa come “se il popolo governi il suo partito o sia protagonista. Trump, in realtà, è un democratico. Un democratico che conosce le leggi dell’imprenditoria e del sano individualismo, ma un democratico. Crede nell’uomo e nella sua capcità di crescere ed autodeterminarsi. Ci tengo a ricordare che Trump, iscritto alle migliori scuole, non è stato un allievo modello…aveva sempre “troppo da fare”, è sempre stato un uomo d’intuizione ed azione.

At the center of this movement“, c’è la convinzione che una nazione  esiste per servire i suoi cittadini.

parlando di immigrazione e vari disagi sociali “…ma questi problemi si fermano qui e si fermano ora”.

we are one nation“, come sempre il richiamo all’unità di un paese colsì grande, così vasto,così differenziato. Sembra l’Italia, solo che noi, stando stretti dentro la superficie dello stivale ed appesantiti dalla storia, discutiami molto di più, siamo masochisticamente polemici, campanilisti e, a volte, autodistruttivi. Loro si uniscono, sempre e comunque, oggi più che mai, grazie a tecnologie ed infrastrutture forti. Infatti:

protection will lead to … I will fight for you

“riporteremo a casa i nostri sogni”, “we will build new roads” “…and back to work” “we will follow two simple rules: …”

we will seek friendship” col resto del mondo, ma sapremo che ognuno ha i propri interessi e noi risplenderemo come esempio. Trump sarà più liberale di quanto non si pensi. Lui, che ha sposato una modella immigrata, lascerà che le nazioni si autodeterminino più di quanto non si immaginiamo. Non sarà il Trump del muro sul Messico. No, sono pronta a scommetterci. Trump è umano e concreto.

“when you open your heart…non c’è spazio per il pregiudizio”

the bible tells us...”

there should be no fear

“we are protected and shall be always protected”

“Finally, …sappiamo che una nazione può vivere solo quando iol suo popolo è forte.

“the time delle chiacchiefre è finito, ora arriva l’ora dell’azione”

do not allow” altri a dirvi…

No matter where a child is born“, guardano tutti lo stesso cielo.

your voices“, i vostri sogni, guideranno il destino di questa nazione.

Cercherò il discorso originale, ma ho sentito abbastanza, per confermare le mie intuizioni ed il mio appoggio a questo Presidente.

I giornalisti, nel frattempo, stanno giustamente dedicando spazio anche alla manifestazione organizzata contro Trump. Purtroppo non vedo nulla di speciale, non sento nulla di particolare. Una delle tante manifestazioni di dissenso con qualche fumogeno, qualcosa di sbruciacchiato. Solite persone in felpa con capoccio, tutto “nella norma”.

Caro Trump, che il destino per gli Stati Uniti sia positivo e che possa, in second battuta, rifletterso positivamente su di noi.

Il nostro TG2 ha puntato l’attenzione inizialmente sulle proteste e si è indirettamente espresso contro il nuovo presidente. L’inviata Moreno ha raccontato delle due bibbie, della colazione insieme al vecchio presidente ed alle First Ladies, del passaggio di consegne a mezzogiorno, del discorso di quarantacinque minuti e delle proteste. Maria Concetta Mattei, la bionda col caschetto del TG2, ha manifestato il proprio antagonismo con parole ed atteggiamenti del corpo. Servizio, quello della Morena, integrato e bilanciato dal collega successivo, Stefano Marroni, inviato a Washington, che si è concentrato sui contenuti e lo stile del discorso. Gli altri TG non ho fatto in tempo a vederli. Non  mi interrogo in questa sede sul ruolo dei giornalisti di telegiornale. Pochi giorni fa mi è stato chiesto in un questionario online quanto ritengo affidabili i conduttori televisivi, ed ho risposto “abbastanza”. Torniamo al discorso di insediamento di D.J. Trump.

God bless you e Melania ti stia vicino, so che lei conta davvero molto per te e ti aiuterà nel prendere le decisioni importanti. Non sei solo, siete almeno in due. Si vede.

 

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