Passeggiata a Firenze

SENZA VELI

Con la scusa di comprare un abito per Capodanno in compagnia di un amico, ho fatto una veloce passeggiata a Firenze. Dopo una mattinata intensa iniziata con un’ora di nuoto alle 8 del mattino, poco dopo mezzogiorno mi trovavo comoda sul Frecciarossa con il cellulare collegato, i turisti giapponesi alla mia destra, una signora sobrio chic di una volta davanti a me ed una simpatica straniera forse slava alla mia sinistra. Non ho fatto in tempo ad assaggiare il menu di Carlo Cracco proposto da Trenitalia (pare fosse buono a detta della bella signora di fronte a me), che sono arrivata. Una crepe (ndr. pare da ultime notizie che le crepe siano state esportate in Francia da Caterina de’Medici colo nome  di “rivolto”…confermerò) al ciocciolato da Venchi, mangiata per strada come un panino e mi sono infilata nella dominicana Santa Maria Novella, oggi convivente con la statua contemporane di Pesce. Divertente vedere le espressioni delle persone mentre mangivo una crepe per strada come fosse un panino, facendo equilibrismi con le dita per non imbrattarle di cioccolata. Ho sempre amato mettere alla prova le reazioni delle persone con piccoli gesti inaspettati e verificare chi ti approva, chi ti disapprova, chi prende ispotrazione da te, chi si sente con te, chi è così preso dalle proprie preoccupazioni da non notare nemmeno una cosa insolita.

Santa Maria Novella, come molti siti artistici, mi ha regalato come al solito emozioni inaspettate. Aldilà della tradizionale e sempre affascinante analisi di storia dell’arte, mi sono ritrovata in un museo completo, in cui ho scoperto pezzi di stori del costume di epoca rinascimentale. C’è sempre un valido motivo ad investire in cultura. Quando fai il turista, parti pensando di conoscere quello che conoscono tutti e che è scritto sui libri di storia, ed invece di ritrovi sempre con molto di più. A santa Maria Novella si trovano il Chiostro dei Morti e la Cappella degli Ubriachi, per esempio, accanto ad abiti talari in taffeta e raso di seta, o velluto di seta. Leggere le descrizioni dei tessuti e dei pezzo d’antiquarito l’ho sempre trovato affascinante, così come ho sempre amato i testi di storia dell’arte.

Bisogna trattenere il respiro e leggere tutto d’un fiato:

Velluto alto-basso di seta broccato d’oro su fondo di teletta d’oro, ricamo in seta policroma, punto spaccato e applicazioni di seta e oro filato“.

Pausa.

Iscrizioni ovunque sul livello raggiunto dallo straripamento dell’Arno il 4 novembre 1966.

Uscita da Santa Maria Novella, qualche foto urban ai ragazzi in bicicletta, ho seguoto le vie, che a Forenze, più che in altre città, hanno nomi simpatici. Una visita dunque a Monte Paschi in via De’ Pecori, fino a piazza della Signoria, un saluto a Benvenuto Cellini a Ponte Vecchio, Lungarno e via a passo svelto a trovare Raffaello Sanzio, Artemisia Gentileschi e la mostra sugli orologi d’epoca a Palazzo Pitti.  Confortevole trovarmi in mezzo alle opere d’arte studiate negli anni, colori, drappeggi, espressioni, pose, cieli…ma…orologi da lasciare senza fiato nella mostra sul “tempo reale e tempo della realtà“. Ebano, oro. E poi ancora, nelle stanze reali, mobili in ebano spiallacciato con avorio ed oro.

A Piazza della Signoria, mi sono soffermata su quei particolari che il nostro occhio ben educato non è più allenato a notare, o che, forse, la civiltà del buon costume ha insegnato a non vedere. Statue con pose forti, quelle realizzate da un uomo rinascimentale nel pieno delle proprie forze, risvegliatosi dopo un il medievale inverno dei sensi. Lascerò parlare le foto che ho scattattato ed i fiorentini, gente che non la manda a dire.

To be continued…riprenderò l’articolo nel pomeriggio 🙂

 

 

 

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