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LA CULTURA NEL SESSO: QUALE VALORE MONETARIO?

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Sarà che sono una ricercatrice ed una creativa con spirito filosofico ed antropologico, un’impavida ed una viaggiatrice…sarà che “chi non risica non rosica”, sarà che mi piacciono le emozioni vere, quelle che nascono da situazioni reali, ho fatto una prova hard.

Ho selezionato da una chat esclusiva, fra alcuni che mi hanno scritto per primi, un italiano con le seguenti caratteristiche: laureato e professionista, dipendente, over 40, single, senza figli o mogli  carico, casa di proprietà ereditata, ottima cultura generale, residente in zona considerata di gente “per bene”, aspetto fisico anonimo,  ma curato q.b. (ndr. quanto basta) come tutte le persone trendy nella nostra società. Abbiamo conversato per giorni educatamente in un crescendo di conferme per arrivare al nostro incontro. Ridendo e scherzando alla maniera degli adulti sulla quarantina che ormai qualche esperienza intensa, anche non volendo, l’hanno accumulata, e abbiamo concordato le modalità di svolgimento della cena e del dopocena.

Non essendoci mai visti e non essendoci nessun sentimento fra noi, ma essendo lui interessato al sesso con la sottoscritta, abbiamo pattuito che il dopocena, salvo ripensamenti in loco, sarebbe stato trattato come una prestazione. Prima di arrivare alla cena abbiamo parlato di politica, di attualità, di arte, di vita e di sesso. Ogni volta che chiudevamo il telefono, ci si lasciava con la curiosità di sapere come sarebbe stato. Non ci siamo scambiati molte foto, proprio per evitare una cornice troppo materialistica. Inoltre, alla luce dell’accordo fatto, essendo lui il pagante ed io la professionista, ça va sans dire che io avrei dovuto esaltare le migliori caratteristiche di lui e farmi scivolare addosso quelle non di mio gradimento. Un professionista questo fa. Un medico, un massaggiatore, un osteopata mette le mani addosso a tutti, a prescindere dalla gradevolezza dell’aspetto fisico e, se in visita privata, gli si paga la visita. Così avrrei fatto io. Avrei assecondato le sue fantasie. A posteriori la valutazione di quanto fatto in base alla situazione venutasi a creare nello specifico.

Io indossavo l’abbigliamento per l’occasione: un abito di pizzo nero, da cui trasparivano reggiseno a fascia, perizoma e reggicalze. Tacchi alti, accessori dorati, tutto elegantemente rifinito e firmato. L’eccitazione non si è fatta attendere. Il committente non smetteva di dispensare i sorrisoni di chi per davvero non si è mai trovato con una tale femmina di fianco.

Un paio di dubbi prima di consumare il dopocena: mi sono chiesta se quell’appartamento in quella zona “per bene” fosse davvero suo o fosse piuttosto d’appoggio per lui e qualche amico. Troppo pulito, troppo perfetto, troppi particolari messi “a caso per finta”. In particolare, non ho visto il cesto della biancheria da nessuna parte, nessun appunto, foglietto volante. Nulla. Tutto può essere.

Lasciando questi dubbi, da professionista, non mi sono fatta desiderare quando lui mi ha invitata a ballare per accorciare un po’ la distanza…ed ho iniziato a sbottonargli il gilet. Lentamente, bottone dopo bottone, continuavamo a parlare del referendum e di politica, cosa che rendeva il momento, per lui, ancora più eccitante, non essendo di quegli uomini atti a parlare di sentimenti, soprattutto i propri. Bottone dopo bottone, dal gilet – si era vestito un p0′ alla lord inglese – siamo passati ai pantaloni. Nella tasca sinistra aveva il portafoglio e me lo ha lasciato accarezzare forse per vedere come mi sarei comportata. Io l’ho ignorato. Qualche sguardo d’intesa per capirci: secondo i patti io avrei dovuto, per quanto possibile essere al servizio delle sue fantasie ed attendere indicazioni più o meno esplicite. Accarezzando la mia pelle morbida, scendendo sui glutei tonici da palestra, le idee gli si sono schiarite in pochi secondi ed ha scelto come spendere il dopocena. Una cosa semplice, ma con la relativa soddisfazione.

E’ durata quel che era giusto durasse. Riaccompagnandomi a casa, l’imbarazzo della prima volta, stava quasi per congedarmi con un semplice bacio sulla guancia ed un “grazie”, quando gli ho ricordato dell’accordo. All’improvviso si è smarrito ed aveva bisogno di cercare un bancomat, anche se quel portafoglio sembrava pieno. Io l’ho calmato e gli ho lasciato le coordinate, affinchè potesse decidere in serenità. “Domani provvedo”, ma il giorno dopo si è fatto attendere. Sono passati alcuni giorni. Finalmente è avvenuto l’accredito. Una cifra incommentabile. Potrei purtroppo paragonarla a svariati beni di consumo medio, non potendo scomodare nemmeno nessun bene di lusso o un  biglietto per la Prima della Scala di Milano in poltronissima. Mi sono venuti i brividi.

Davvero un uomo di quello standing socio-culturale, se lasciato libero di scegliere, darebbe quel valore monetario a quella serata? Non si tratta solo della prestazione, ma di tutte le conversazioni avute, dello scambio culturale, delle confidenze, dei complimenti, della cura di tutti i particolari. Forse stavo pensando alla “Proposta Indecente” di Robert Redford e non ho contestualizzato? Sempre ricordarsi dove ci si trova e con chi. Forse ad una fidanzata un pensierino può fare piacere, ma una professionista si chiede se per davvero sia quello il valore che gli uomini di quella categoria diano al sesso. A quel punto ti rendi conto che, per alcuni che faticano ad accompagnarsi, il sesso è davvero poca cosa e la loro separazione corpo e mente è drammatica. Per quegli stessi uomini, a quel punto, proprio per loro, purtroppo e paradossalmente, non pare avere valore la cornice culturale.

Ti chiedi dunque che cosa abbia valore per quelli che, evidentemente, superano i quarant’anni senza riuscire ad avere un rapporto di coppia stabile – in cui il sesso ha una importanza variabile e relativa a fronte dei sentimenti e degli equilibri di coppia – uomini che, alla fine, non fanno sorridere nemmeno chi si propone di esaudire i loro desideri. Hanno forse bisogno di una donna mamma (con poco appetito sessuale e protettivo-impositiva)? O di una donna amica (sempre con poco appetito sessuale e pia ascoltatrice della porta accanto)? Credo non di una donna emancipata o geisha, non potendosela permettere, nonostante la cerchino.

Da un punto di vista più astratto ti chiedi quale valore economico dare alla cultura, poi ti chiedi quale valore economico dare al fisico ed all’estetica. Una cifra bassa come quella ricevuta è difficile da dividere in percentuali. Imbarazzante. I vestiti che indossavo valevano molto di più di quanto ho ricevuto. La cultura in sè non ha prezzo. Imbarazzante cercare di capire in che modo il mio colto e poetico committente, nella capitale, nel 2016, abbia ragionato. Imbarazzante.

Sono  molto contenta dell’esperienza fatta con il mio solito spirito socratico. Le emozioni vere si pagano mettendosi in gioco. Gli sportivi lo sanno, chi investe in borsa con leva 1.1 lo sa. Impagabile contatto con la realtà, anche in questo caso medaglia fatta di due facce: una dolce ed una amara. Desublimante credo sia l’aggettivo giusto. Un crescendo di emozioni, imprevedibilmente sceso. Quello che non potremo mai prevedere è la vera reazione dell’uomo in stato di libertà, le vere scelte si vedono quando non mettiamo limiti.

Da amante e strenuo difensore della libertà e dell’autodeterminazione delle persone, sono contenta. Emozioni, nonostante qualunque riflessione sul valore degli asset più o meno intellectual and intangible, pure.

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  1. Esilarante, difficile stabilire se fa piu’pena quel poveraccio che ha pagato o l’autrice che per racimolare due soldi si finge prostituta

  2. What’s up colleagues, good paragraph and nice urging commented here, I am genuinely enjoying by these.

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