Che vuoi che sia, indecent proposal

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Ieri sera sono morta dalle risate all’Adriano di Piazza Cavour a Roma a vedere “Che vuoi che sia“, il recente film di Edoardo Leo, con  Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Marina Massironi, Bebo Storti e Massimo Wertmuller, una commedia italiana sui temi d’attualità più scottanti, come “Quo Vado” e come “Tre uomini e una gamba”.

In sintesi: Anna e Claudio sono una giovane coppia che, non avendo il reddito necessario per “fare famiglia” secondo le proprie aspettative economiche, decidono di avere un rapporto sessuale in streaming (in diretta web), per ottenere la ricompensa di duecento cinquanta mila euro. “Una volta, una volta sola, lo facciamo sempre, che vuoi che sia?”.

Tema, dunque, l’uomo contemporaneo – nello specifico i sentimenti e la sessulità di coppia -, in rapporto al nuovo mondo di relazioni sociali via web, al nuovo modo di fare business, sempre attraverso il web, ed alla nuova identità che si acquisisce – tema importante in una Italia, che sta adottando l’Identità Digitale: noi siamo, prima di tutto, quelli registrati sulle piattaforme web, quelli che gli altri vedono sullo schermo, non siamo più solo quelli in carne ed ossa delle raccomandate e della macchinetta del caffè in ufficio. Tema più che attuale non solo nel mondo, ma in una Italia in cui anche i movimenti politici vengono costituiti ed organizzati tramite i mezzi di comunicazione via web. La trama completa e la recensione ufficiale, comunque, vi invito a leggerla su coming soon, per cui vi basterà cliccare sul titolo del film in questo mio articolo per essere reindirizzati alla recensione più diffusa. Il film è ambientato a Milano, ma ci se ne dimentica, perchè la fotografia non mette in risalto la città da bere, piuttosto i volti, gli sguardi, i dialoghi.

Tornando a noi, ho riso dall’inizio alla fine, perchè come in tutte le commedie all’italiana che ho visto, alla fine, ha vinto il “buon senso, il buonismo”, il sentimento del padre di Claudio che, anche senza soldi, ha sempre fatto figli “in qualche modo faremo”, di un intervistato: “sono due sfaticati, si sono inventati il sesso in diretta per non lavorare”. (ndr. perdonate, le citazioni non le ricordo perfettamente). Come nei film americani dei supereroi, vince “il buono, il romantico, il sentimentale, il saggio”, anche se nelle commedie all’italiana i protagonisti non hanno la statura degli “eroi”, assurgendo a musa o ad esempio da emulare, ma sono più spesso “persone comuni”, i vicini della porta accanto, quelli che entrano nelle pagine della storia dei nostri racconti quotidiani, delle nostre bacheche di facebook, dei nostri gossip, non dei manuali di storia.

Mi chiedo cosa pensino di questa trama tutti gli autori dei reality; penso in particolare a quelli in cui le coppie si incontrano su un’isola proprio per decidere se si piacciono e fare sesso. Mi chiedo cosa ne pensino tutti coloro che hanno partecipato al Grande Fratello e che hanno molto volentieri ceduto per un periodo di tempo i diritti sulla propria intimità alle reti televisive, in cambio di denaro e celebrità. Mi chiedo cosa ne pensino tutti gli attori professionisti dell’eros.

Da un punto di vista della trama sentimentale, confronterei il film con “Proposta Indecente” con Robert Redford, Demi Moore e Woody Harrelson. Anche in proposta indecente si affronta il tema del rapporto di coppia, provocato nell’equilibrio più delicato – la sessualità. In entrambi i film , quello italiano una commedia, quello americano un drammatico, gli equilibri di coppia sono messi a dura prova dalle aspettative verso una vita costretta entro margini economici da sopravvivenza mediocre. In entrambi i casi interviene un attore invisibile: il diavolo denaro, che provoca e mette in discussione gli equilibri romantici ed idealistici degli innamorati. In entrambi i film, alla fine, vince l’amore, quello dei “due cuori e una capanna”. Nel film italiano, tuttavia, alla fine vince il web, perchè il rapporto sessuale di Anna e Claudio viene pubblicato lo stesso, a loro insaputa, quando tuttavia loro non sono più conosciuti. Questo solleverebbe dunque una discussione filosofica, forse troppo profonda e fuori luogo per una commedia, sulla conoscenza: “cogito, ergo sum”e “occhio non vede, cuor non duole”.

Ho riso dall’inizio alla fine.

Dialoghi ben studiati, un susseguirsi di battute ben legate, nessun momento di vuoto o discontinuità narrativa.

Interessantissima la figura della giornalista televisiva d’assalto, che in pochi minuti mette a nudo la coppia, come nessuno psicologo, nessun amico o parente sarebbe stato in grado di fare.  Da dopo l’intervista, per la coppia nulla sarà più come prima.  Mi pare che abbia obiettato qualcosa come: “sì, insomma, non lo fate nemmeno per narcisismo, per voyerismo, lo fate per soldi…è questo dunque il valore della vostra intimità?”. Una cesura, un turning point. E’ l’inizio del climax discendente.

Devo rivelarvi un particolare della trama: sul più bello, di fronte alla telecamera, la coppia ha paura e non fa sesso. In seguito, la coppia va in crisi e si divide. Anna e Claudio si ritrovano alla fine del film, quando a livello sociale sono tornati entrambi ad essere dei quasi sconosciuti, delle persone “normali” e possono quindi tornare a vivere la propria vita, prima di questo momento di febbre da soldi da cui erano stati colpiti.

A livello di trama ho preferito il film americano di Adrian Lyne, in cui la proposta indecente viene accettata. Ho preferito una trama in cui i protagonisti il passo – il passo rischioso – lo fanno ed il dramma di coppia lo vivono dopo aver compiuto l’atto, prendendosi le proprie responsabilità, non prima. Nel film italiano, sul più bello, i protagonisti hanno paura e si fermano.

Un film più forte, quello americano, per un tema sul quale alcuni – penso a Tiziana Cantone – preferiscono non ridere, un film che ho visto più volte e che altre volte tornerei a vedere.

Chiara Messori Montorsi

 

 

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