Il nome, il suono più bello

Noah, Bodhi e Journey sono i tre nomi scelti da Megan Fox e Brian Austin Green – coppia dello star system americano – per i loro tre figli.

Probabilmente si sono ispirati ai libri letti ed ai viaggi fatti: Noah è un nome biblico oggi molto usato in Israele – Noè -, Bodhi – illuminazione – riguarda esperienze buddiste e Journey significa viaggio.

In Europa prevale la scelta di nomi tipici della cultura storica locale o rispettosi della tradizione della storia di famiglia. Avremo dunque persone col nome del nonno o della nonna o di qualche parente importante.

Si tratta di due concetti di famiglia e di individuo agli antipodi. Si tratta di due imprinting opposti che vengono dati al figlio. Se è vero che nel nostro nome si celano le aspettative sul nostro futuro, allora è anche vero che un nome piuttosto che un altro può indirizzare lo sviluppo della persona.

Da un lato chi dona ai propri figli un nome assolutamente unico, ai limiti del bizzarro, un nome la cui storia affonda nelle esperienze di vita dei genitori e nelle aspettative che ripongono nei propri figli, facendo il figlio il centro della loro vita.

Dall’altro hai chi cerca di trasmettere al figlio, attraverso il nome, tutta l’importanza di una storia famigliare, l’autorevolezza del passato. Il figlio diviene dunque erede dell’identità di famiglia e traghettatore della stessa nel futuro.

Da un lato un popolo che, con storia recente, invece che attaccarvisi per valorizzarla, continua invece ad aprirsi al mondo, alle altre culture e continua a puntare sull’individuo. Con un nome unico, si dona al figlio una forza unica. Può essere leggero per la scommessa sul futuro che scaturisce da un nome fortemente caratterizzante, può essere pesante per non avere un passato culturale come punto di riferimento.

Dall’altro lato una popolazione ricca di storia, che radica in essa la propria identità e guarda al futuro in continuità col passato. Può essere leggero per tutta la ricchezza della storia a cui è ispirato, ma può essere pesante per tutto ciò che si è ereditato senza averlo chiesto.

Quale approccio condividete? Quale nome ha il vostro partner e che nomi hanno i vostri amici più stretti? Credete ci sia un significato, una connessione fra le personalità delle persone per voi più importanti, il loro nome ed il vostro?

Il nome proprio rappresenta insomma una promessa, in un caso della coppia presente, nell’altro della storia del passato.

Terminata la breve riflessione sulla storia e le aspettative di cui è caricato un nome, non spenderò parole e non rifletterò sui soprannomi e gli appellativi, concordo semplicemente con le parole della mia amica Lynn, “What’s in a name?“, citando Dale Carnegie, “Ricorda che il nome di una persona è per quella persona il suono più dolce e più importante in ogni lingua”.

Remember that a person’s name is to that person the sweetest and most important sound in any language.

 

 

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