Viaggi e virgole

PUNTEGGIATURA EMOTIVA DELLA VITA

 E’ proprio vero che correre e viaggiare nutrono l’anima.

 Così come viaggiare apre la mente al nuovo, liberandola dall’ inutile peso dei pensieri fissi della vita stanziale, correre, oltre ad eliminare gli inutili liquidi dal corpo, ossigena il cervello, rimuovendo i pensieri decostruttivi, lasciando quindi spazio per quelli creativi, che emergono, passo dopo passo, con la cadenza del fiato crescente durante la falcate.

Stamattina presto, percorrendo con passo costante il giro del quartiere, osservando la città al risveglio verso l’ennesima giornata lavorativa ed a mia volta osservata in po’ da un raggio di sole, un  po’ dalle persone sulle auto in uscita dai garage o a spasso col cane, ad un certo punto del respiro, mi sono decisa a rendere pubbliche queste mie riflessioni di stile. 

Sì, ad un certo punto del respiro. Sì, dopo aver superato il limite primario di stanchezza, quando il corpo entra in quello stato di apparente inerzia dinamica, che per la mente è come in mantra ed uno spazio zen.

Ebbene, ad una settimana dal ritrovo universitario fra Gorizia e Trieste con i colleghi di vent’anni fa, è iniziato un dibattito sull’uso della punteggiatura negli scritti contemporanei. 

La discussione si è incardinata in un contesto più ampio di riflessione sullo stile che utilizziamo sui social media, dalle minuscule e maiuscole selvagge delle chat, agli incidenti diplomatici causati dai commenti maldestri su facebook, alla punteggiatura italiana nei racconti, ormai più simile alla punteggiatura inglese ed americana.

 

Da revisore di bozze, dopo anni di limature e correzioni ossessive, non riuscivo a darmi pace: la virgola in italiano non si dovrebbe usare prima della “e”, a meno che non apra e chiuda un inciso o non si voglia, per qualche motivo, stendere e spalmare nella frase un elenco numerato. Sarà che la mia mente logica e matematica si è sempre divertita tantissimo nell’analisi del periodo, nell’analisi e destrutturazione di quella massa informe di lettere, tutte insieme legate, oltre che semanticamente, da paratassi ed ipotassi.

 

Eppure, dopo avere letto gli scritti ed i commenti dei miei colleghi di università, mi sono decisa ad accettare l’idea che nello stile contemporaneo il pensiero scritto ragioni per immagini, per cui, spesso, virgole e punti  non hanno la funzione di coordinare, disgiungere, avversare; non ti dicono in che relazione il concetto successivo si trovi esattamente rispetto ai concetti precedenti, scandiscono piuttosto il tempo, il tempo del respiro fra una immagine e l’altra, senza riguardo alle congiunzioni, ai verbi ed ai soggetti.

 

Dato di fatto, questo stile funziona. 

 

Funziona per chi legge e per chi scrive. Siamo lettori sempre più veloci, ansiosi ricercatori di immagini e citazioni che possano aiutarci ad arrivare a fine giornata col gusto di non essere ruote di ingranaggio. Questo stile ci aiuta. Non abbiamo tempo per leggere trattati. Non abbiamo tempo per entrare dentro realtà complesse, avendo comunque la voglia di fermarci ad osservare cosa succede.

Funziona per chi scrive, non dovendo rivedere la bozza finemente, ma potendo lanciarsi in una scrittura liberatoria,  in grado di uscire spontaneamente appassionante e corretta dopo tanti anni di studio e lettura di manuali.

La punteggiatura sta dunque diventando sempre più una punteggiatura emotiva, piuttosto che logica, nel rispetto di quello che siamo noi, esseri umani prevalentemente impegnati a condividere con immediatezza gli eventi della nostra vita, piuttosto che filosofi in cerca di nuovi sistemi per la gestione del mondo. Comunichiamo emozioni, non scriviamo trattati. Abbiamo poco tempo, dobbiamo trarre il massimo dal minimo. Sintesi non come risultante da un processo di analisi, ma enucleazione di immagini e parole chiave, attivatori della mente.

Mentre correvo, riflettevo dunque su queste, che non sono solo questioni di stile, ma approcci al contenuto ed alle relazioni umane. 

 Mentre correvo, pensavo alla passione per lo sport, che sostiene ed attiva proprio quando sembra di vivere in un mondo fermo nelle convenzioni, meccanismi e schemi. Entropia. Il movimento interno. Ovunque ci troviamo, anche confinati da qualche parte per una gravosa malattia, sport e cultura ci permettono di muoverci internamente. Dati dei limiti esterni, la mente ed il corpo possono spaziare infinitamente. 

Mentre correvo, pensavo a quanto sono fortunata ad avere colleghi di università, che riuniti tutti insieme sono una fucina di idee ed esperienze, un importante punto fermo nella memoria individuale e, infine, in insieme di amici matti con cui ridere goliardicamente e raccontarsi questi pezzi di vita che stiamo tutti prendendo a morsi e vivendo in pieno.

Chiudo, invitando i lettori a prendersi il tempo di respirare, il tempo di usare maiuscole e minuscule e di punteggiare, non importa come, ma con sapienza.La punteggiatura è il laccio scritto con cui la nostra anima si collega e lega al mondo ed agli altri.

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