Aggressività? Una questione di spazio

“Ha marcato il territorio”. Si sente spesso usare questa espressione quando si paragona il comportamento umano a quello animale per la difesa del proprio spazio vitale. I contesti sono molteplici, perchè la terra è una, gli esseri viventi sono tanti ed ognuno vive in base a quanto e come riesce a fa fruttare ed a sfruttare le risorse in dotazione pubblica e privata.

L’aiuola che ci fa tanto feroci” per dirla col Poeta.

Il concetto di identificazione spaziale è trattato ampiamente dagli antropologi. Avete mai sentito parlare di prossemica, di semiologia dello spazio, ovvero del significato che ha la distanza che intercorre fra le persone?

Ebbene, un evento accaduto oggi richiama alla mia memoria il saggio di una giornalista della Princeton University, Sara Laschever, e di una docente della Carnegie Mellon University, Linda Babcock: “Le donne non chiedono“. Nel libro viene affrontata la questione dell’aggressività, dal latino “andare verso”, in modo, finalmente, da liberare la donna dalle facili accuse di “isterismo” e “aggressività”. Avete mai sentito dire “quella donna è isterica? o aggressiva”? Salvo poi verificare che, nella fattispecie concreta, non è nulla di tutto questo?

Ebbene, il libro spiega che la donna, così come gli uomini e gli altri esseri del mondo animale, ha a disposizione uno spazio fisico e psichico di vita, che è pronta a difendere quando qualcuno lo invade senza autorizzazione.

I modi per invaderlo sono molteplici, naturalmente. Invasione fisica, riduzione della distanza al di sotto di trenta centimetri quale soglia di intimità, invasione psicologica, intellettuale ed emotiva, quando le persone vengono prese alla sprovvista con fatti, frasi e atteggiamenti atti ad innescare uno stato di difesa della propria persona e personalità, posizione lavorativa o cultura sia privata, che pubblica. Si tratta di tutti quei casi in cui, per esempio, si sente usare l’espressione “si è preso confidenza, libertà”, oppure l’espressione “scusi, ci conosciamo?” ed espressioni simili, finendo, in casi estremi, ad una lesione giuridica della persona e della sua onorabilità.

Finalmente viene capovolto dunque il punto di vista. Si passa da donna aggressiva, a donna in stato di difesa. L’aggressore è colui che si avvicina fisicamente, anche con sguardi, gesti, tono di voce entro la soglia di intimità e difesa.

Essendo solitamente in uno stato di equilibrio o di difesa, a maggior ragione la donna che contratta e che negozia, usando gli strumenti della logica e della dialettica, entra nella sfera maschile, in confronto frontale e senza un adeguato supporto dell’intelligenza emotiva, venendo definita aggressiva.

Difficile togliersi questa etichetta di dosso. Diplomaticamente cito sempre John Gray a ricordare che se “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” qualche effetto nella vita pratica si riscontrerà.

A quel punto, pare sia come passare tutti quanto dal “VIA” e si possa ricominciare a relazionarsi, ma in modo più consapevole.

“Poscia rivolsi gli occhi agli occhi belli” [Par., XXII, 151-154].

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