Nuovo leitmotiv a piazza del Popolo

Roma, giugno 2016

Ore 21: senza dati numerici alla mano, piazza del Popolo si presenta piena per tre quarti in attesa delle parole di chiusura della campagna elettorale delle elezioni amministrative della Capitale.

“Coraggio”: una parola sola ad ispirare tutta la comunicazione dell’evento, sui maxi schermo, sui social, sugli striscioni.

Intorno alla fontana dei leoni dell’obelisco Flaminio, sventolano bandiere vecchie e nuove con il logo aggiornato all’uscita di Beppe Grillo dal Movimento. Coppie di ogni tipo, persone in piedi, sedute per terra o sui muretti, bambini che corrono, city bike avanti e indietro, immigrati, forze dell’ordine e medici, attivisti, tutti insieme, in una piazza gremita, partecipe, motivata e serena, qualche coro di “onestà”, qualche battito di mani, risate spontanee di fronte al video di Piazza Pulita.

Avanzando fra la gente mi fermo a parlare con Tiberio, rumeno che porta la bandiera di Movimento 5 Stelle Romania e gli chiedo come mai uno straniero come lui supporti il movimento. “Perché non potrei non farlo! Il Movimento è già presente a livello internazionale, in Romania, in Brasile e ci siamo già incontrati, solo che da noi non è come qui: noi non abbiamo i Di Battista, i Di Maio, però anche noi abbiamo la mafia”.

Tiberio stringe la mano in modo vigoroso e semplice, altrettanto fanno altri attivisti.

Nel frattempo, Luigi Di Maio arriva da Napoli. Poche ed assertive frasi, brillante camicia bianca che non accusa la stanchezza per il discorso tenuto poco prima nella sede partenopea. Minuti di comizio serrato, focalizzato, enucleando per punti i temi della lotta politica del Movimento.

Ore 21.15 circa: Il Movimento 5 Stelle non ha bisogno di un disegno di legge per tagliare le spese, i suoi parlamentari si sono tagliati lo stipendio.

Ore 21:18 circa: il Movimento 5 Stelle a Livorno ha tagliato le spese del Comune, costituito il fondo per il reddito di cittadinanza e con quel reddito sostiene i disoccupati. Un disoccupato che accetta di partecipare ad un corso di formazione, quando gli viene proposto un lavoro, se lo rifiuta, perde il diritto a percepire il reddito di cittadinanza.

Ore 21:22 circa: pare che tutti vogliano smantellare Equitalia, oggi, in particolare quegli imprenditori che l’hanno istituita anche a danno degli imprenditori stessi, ma ancora non si fa. Il Movimento 5 Stelle non si sottomette alla dittatura del “non-si-può-fare”, si può fare e lo fa.

Ore 21:50 circa: Alessandro Di Battista, altrettanto disinvolto in camicia bianca, ripropone i temi degli ultimi mesi. Parla di “orgia” della vecchia classe politica, si fa forte dell’autofinanziamento del Movimento a fronte delle lobby del papato e delle assicurazioni che sostengono il premier Renzi; parla di “contratto a fregature crescenti” – riferendosi al contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act e preannuncia, fiero, che nel programma di governo dei 5 stelle non sono contemplati di finanziamenti pubblici alla testate giornalistiche. Un solo numero citato: 17 miliardi da stanziare per il reddito di cittadinanza, provenienti da taglie riorganizzazione dei debiti lasciati dalle precedenti amministrazioni. Toni, a seconda delle sensibilità, trascinanti e appassionanti o populisti.

Ringraziati Claudio Santamaria – attore e doppiatore recentemente premiato dal David di Donatello -, Dario Fo – premio nobel per la letteratura nel 1997 “perchè seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”- e tutti i personaggi pubblici che si sono esposti per sostenere il Movimento.

Alla fine è il turno di Virginia Raggi, sobria, sorridente e di poche parole, per chi l’ha seguita e la ricorda all’inizio della campagna elettorale o da attivista, dimostra una crescente confidenza col pubblico e con la platea. Virginia Raggi si sente pronta e lo grida, grida di sentirsi pronta a diventare il primo sindaco donna di Roma, pronta a far cambiare la città. Non si parla di programmi, dal palco si dice una cosa sola e forte, di portata unica, apriremo i libri contabili, entreremo nei conti e li faremo in modo diverso.

Un commento sulla campagna elettorale in corso ad Ostia, che fa fischiare la piazza: pare che Berlusconi abbia detto che se Marchini dovesse finire al ballottaggio, i voti del PD andrebbero a lui. “Come si chiama questo? Inciucio”. A queste parole la piazza fischia ed intona “Onestà”. L’intervento della candidata a sindaco si chiude con una citazione. “Quando l’acqua inizia a bollire, è da sciocchi spegnere il fuoco”.

Beppe Grillo interviene infine in collegamento telefonico con parole più semplici rispetto a precedenti manifestazioni, invitando tutti gli attivisti a mettersi la fascia tricolore e ad aiutare Virginia Raggi a fare il suo lavoro per il popolo romano. Il sindaco lo devono fare tutti i cittadini tutti i giorni insieme a lei, le devono dare forza e coraggio, ecco il senso della democrazia partecipata del Movimento.

Chiara Messori Montorsi

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