The bliss of solitude

A tutti i single ed alle persone solitarie sarà capitato di aprire la finestra, essere colpiti, in una mattina d’inverno, da un gran raggio di sole, volgere quindi lo sguardo verso il cielo e pensare: “ora che faccio con tutto questo sole?”.

Il sole ti chiama. Il sole ti sprona a renderti attivo, ad uscire di casa o cambiare i programmi metropolitani e casalinghi, per andare in mezzo alla natura o all’arte.

In questi momenti capita che la solitudine si faccia sentire più pesantemente. Sensi di colpa per non avere amici “a portata di mano”, per non dire di cellulare, con cui condividere una giornata di sole, tristezza per non sapere chi chiamare all’ultimo minuto.

In questi momenti, a volte, ci si lascia trasportare dall’entusiasmo e si cambia programma e ne esce qualcosa di inaspettato, altre, invece, si sceglie di non lasciarsi influenzare dal sole e di continuare con la propria tabella di marcia. Questo è il momento in cui ci rendiamo conto che la nostra determinazione e le nostre priorità sono superiori persino al meteo.

Carpe diem: quale attimo cogliere esattamente? Quello del sole che spunta all’improvviso o quello di mandare avanti la nostra vita senza ritardi, nonostante la comparsa del sole, in tutto il suo seducente ed energizzante splendore?

Per dire di no al sole, oggi ho acceso la mia musica metropolitana, mi sono presa cura di me stessa, schiacciato un pisolino, risvegliata ed iniziato a scrivere questo pezzo. Il senso di colpa è passato mentre dormivo, cullata dalle note, ed il sole ha iniziato a calare. I messaggi hanno inziato ad arrivare come sempre, comunicandoti cosa stanno facendo tutti i tuoi amici in giro per il mondo, ed il momento di solitudine è passato.

Mi torna spesso in mente la lirica di Williams Wordsworth e dei suoi fantastici Daffodils. Dai tempi del liceo non li ho mai dimenticati “tossing their heads in sprightly dance”. Gli inglesi e tutti i popoli del Nord conoscono bene la solitudine “for oft, when on my couch I lie, in vacant or in pensive mood” ed io mi ispiro a loro quando non voglio lasciarmi contagiare dall’imprevedibile energia del sole.

Passato l’impasse, si torna a quelle attività costanti che ci nutrono e si prendono cura di noi, nel portare a termine i nostri programmi, senza quelle deviazioni che sono non tanto il prodotto di ispirazione e creatività, ma semplice e transeunte emotività. Evviva dunque il libro, la tua intima casa, il pc ed i tuoi amici ovunque. Evviva la cura di te stesso, a prescindere dal sole, anzi, a maggior ragione nonostante il sole e quei raggi che in alcuni momenti sembrano un luccicare come un bagliore, quello degli specchi, specchi per allodole.

Evviva dunque accendere la radio e trovare una serie di canzoni i cui testi pare parlino proprio a te, sì, a te.

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